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Interviste al Team Aqua: Flavio Del Pidio

In questo quarto, e ultimo, appuntamento con le interviste ai membri del Team Aqua abbiamo fatto quattro chiacchiere con Flavio Del Pidio.

Flavio Del Pidio
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Michele Rugiano

   · 8 min lettura Rubriche
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Bentornati Millenari in questo quarto e ultimo appuntamento con le interviste ai membri del Team Aqua che più si sono fatti valere durante i Campionati Internazionali Pokémon di Londra 2026.
Dopo aver raccolto le testimonianze di Roberto Parente, Francesco Pio Pero e Davide Fazio, è il momento di dare spazio a Flavio Del Pidio (@pado_vgc su Instagram), che ci racconta la sua esperienza nel corso di uno degli eventi competitivi più importanti della stagione.

Tra preparazione, emozioni e retroscena del torneo, Flavio ripercorre il suo percorso a Londra, condividendo il punto di vista di chi ha vissuto in prima persona un weekend ricco di sfide e momenti memorabili.

Quattro chiacchiere con: Flavio Del Pidio

Benvenuto Flavio, presentati per chi non ti conoscesse.

Ciao a tutti, sono Flavio Del Pidio e nel mondo competitivo sono conosciuto come pado_vgc. Gioco a livello competitivo dal dicembre del 2014, quando ho partecipato al mio primo evento Local. Da lì mi sono appassionato subito al gioco e alla sua componente strategica.
Fortunatamente anche il gioco ha ripagato questa passione, permettendomi di ottenere alcuni risultati importanti, come la vittoria al Campionato Internazionale Europeo (EUIC) del 2019, il Regionale di Lipsia del 2018 e quello di Milano del 2022.
Per quanto riguarda l’era di Scarlatto e Violetto, invece, ho ottenuto il mio miglior risultato a Liverpool nel 2024, dove sono riuscito ad arrivare in finale.

Quali sono le emozioni che hai provato durante l’ultimo EUIC?

Durante un Internazionale Europeo si provano tante emozioni. Per noi europei è l’appuntamento più importante della stagione, mondiale a parte, perché è decisivo per molte cose: l’andamento della stagione, capire se puoi puntare alla qualificazione per il Campionato del Mondo o se addirittura puoi ottenere il Travel Award (la possibilità di partecipare al Mondiale ed essere ospite della competizione, senza dover pagare il viaggio, ndr.), rientrando tra i primi 16 giocatori in Europa.
È sempre complicato, perché genera molta pressione. La cosa importante è cercare di mantenere il focus durante tutte le fasi del torneo. Bisogna provare a giocare a mente fredda, senza farsi sopraffare dalle proprie paure.
Può succedere a tutti, anche ai giocatori più forti, di venire sopraffatti dalla pressione e buttare via tutto quello per cui ci si è preparati prima del torneo, magari commettendo errori banali.

Come si struttura la tua preparazione e l’avvicinamento a un torneo come questo?

Una delle prime cose è cercare di capire l’andamento del metagame nella fase più vicina al torneo. Quindi, un paio di settimane prima dell’evento, cerco di fare un’analisi dettagliata del meta e di trovare una combinazione di Pokémon con cui mi sento sicuro di giocare, indipendentemente da quello che è il metagame del momento.
Per esempio, durante l’EUIC del 2019 (poi vinto da Flavio, ndr.) ero in confusione totale: non riuscivo ad adattarmi al meta di quel periodo. Alla fine ho deciso di giocare la combinazione di Xerneas e Rayquaza, con la quale avevo ottenuto il miglior risultato durante l’avvicinamento al torneo. Non sapendo dove sbattere la testa, ho preferito utilizzare quel team, anche se non era necessariamente la scelta migliore in quel momento dal punto di vista del meta, proprio perché volevo giocare qualcosa che sapevo usare meglio.
Quando ci si trova in difficoltà nella scelta del team, secondo me è meglio sceglierne uno con cui si ha confidenza piuttosto che andare alla ricerca della call del momento.
Parlando dei tempi più recenti, invece, preparo tutti i tornei insieme a Cicciott (Francesco Pio Pero, ndr.). Mi trovo molto bene con lui, quindi cerchiamo i team che più ci convincono e, una volta definiti, testiamo turno per turno tutti i matchup possibili.
È un lavoro molto complesso, ma porta dei risultati e quindi è sicuramente molto positivo.

C’è un Pokémon che ti piacerebbe utilizzare in competitivo… ma che purtroppo non riesce a trovare spazio nel meta attuale o passato?

Non in Scarlatto e Violetto, ma nell’era Spada e Scudo avrei tanto voluto rigiocare Xerneas, ma purtroppo non riusciva a reggere la Dynamax.

Ti è mai capitato che una sconfitta cambiasse il tuo modo di vedere il competitivo o il modo in cui preparate i tornei?

Magari una singola sconfitta no, ma per esempio l’anno scorso io e Francesco abbiamo fatto una grandissima stagione. Poi il Mondiale è andato male e lì abbiamo capito che forse il Mondiale va preparato in maniera un po’ diversa rispetto a come prepariamo gli altri tornei.
Il Mondiale è forse l’unico torneo in cui bisogna cercare maggiormente la meta call, provando a trovare qualcosa di un po’ più imprevedibile.

Come si entra a far parte di un team competitivo come il Team Aqua e cosa lo differenzia dagli altri team?

Per entrare in un team competitivo devi farti notare in qualche modo, partecipando ai tornei, online e non, e ottenendo dei risultati discreti. Non serve sempre arrivare in fondo: spesso basta dimostrarsi partecipativi e volenterosi. Chiaramente i risultati contano, ma all’inizio non sono tutto.

Ci sono team, come il nostro, che hanno una selezione un po’ più serrata rispetto ad altri, ma oltre alla capacità del giocatore guardiamo molto anche l’aspetto caratteriale. Cerchiamo giocatori molto positivi, che non vadano a minare l’atmosfera all’interno del gruppo.

Un consiglio per iniziare?

La cosa migliore è non iniziare subito a giocare provando a buildare dei team in proprio, perché senza esperienza non è facile. Poi magari i tornei vanno male e si rischia di perdere fiducia.
Quello che consiglio io è di prendere team che hanno già ottenuto dei risultati: sceglierne uno che ti piace, sapere che quella squadra è forte e cercare di imparare come giocarla.
Anche guardare i giocatori in streaming è molto utile: guardi come giocano, come spiegano le partite e, quando ti senti pronto, inizi a ottenere risultati e a capire meglio il gioco. A quel punto puoi provare a costruire il tuo team.

Com’è stato l’inizio di questo viaggio? Hai sempre avuto il supporto dei familiari quando hai cominciato a viaggiare per partecipare ai tornei?

Mi viene da ridere perché mi salta in mente un aneddoto su questo argomento. A Roma, dove vivo, c’è una piazza che si chiama Piazza Bologna e all’epoca mia mamma sapeva che la frequentavo spesso con i miei amici per giocare a Pokémon.
Un giorno facemmo una macchinata per andare a giocare un Local proprio a Bologna e, verso sera, mi chiamò mia madre chiedendomi dove fossi. Io le risposi che ero a Bologna, allora lei mi chiese se sarei tornato per cena perché pensava che fossi ancora in Piazza Bologna. Quando le raccontai che ero davvero a Bologna e non in piazza, le prese un colpo.
Parlando seriamente, però, non ho mai avuto grandi problemi con la mia famiglia, anche perché prima di Pokémon giocavo a Yu-Gi-Oh! a livello nazionale, quindi erano già abituati al fatto che potessi viaggiare per partecipare ai tornei.

Hai un aneddoto legato a una trasferta per un torneo?

Al Regionale di Stoccarda del 2024 eravamo in questo hotel e, misteriosamente, nella hall c’era una grande piscina con dei pesci. Io e Francesco (Pio Pero, ndr.) stavamo giocando un team Rain con Basculegion, che noi chiamavamo “il pesce grande e grosso” e che, per noi, era diventato quasi una divinità.
Durante la notte eravamo nella hall a giocare, quando uno di questi pesci è saltato fuori dall’acqua facendo anche parecchio rumore. Io ho subito esclamato che quella era la benedizione del pesce grande e grosso.
È incredibile pensare che in quel torneo abbiamo fatto entrambi Top Cut. Io e Francesco, purtroppo, ci siamo sfidati in Top 16: ha vinto lui ed è arrivato fino in finale.
La benedizione del pesce grande e grosso aveva fatto la sua magia.

Hai qualche rito prima di un torneo?

In realtà i riti sono due, ma si potrebbero unire in un unico grande rito: prima di un torneo devo andare al McDonald’s.
Tutto è iniziato a Bochum nel 2020, quando io e i miei amici partimmo da Roma per il torneo senza aver preparato alcuna squadra. Mancava un giorno al torneo e non avevamo ancora un team. Arrivati a Bochum con il pullman, ci fermammo per cinque ore dentro un McDonald’s e costruimmo le nostre squadre lì.
Il giorno dopo feci Top 16 e, da quel momento, è diventato obbligatorio andare al McDonald’s prima di un torneo.
L’altro rituale lo condivido con Cicciott ed è quello di mangiare una torta prima della gara. Ovviamente, se si riescono a unire le due cose, non c’è modo che il torneo possa andare male.

Chiudiamo con la domanda imprescindibile per noi di Millennium: qual è il tuo Pokémon preferito?

Politoed è il mio Pokémon preferito e il mio Pokémon più buildato in assoluto.
Purtroppo è uno di quelli che vorrei giocare tantissimo, ma in una squadra Rain non è la scelta migliore e questo, purtroppo, mi impedisce di utilizzarlo quanto vorrei.
Io sono un grandissimo fan di Naruto e Politoed, per me, è proprio Naruto.

Prima di salutarci ci tengo a fare un ringraziamento speciale a Francesco Pio Pero per tutto quello che facciamo insieme. Ci miglioriamo a vicenda e quindi ci tenevo molto a ringraziarlo anche qui.

Con i ringraziamenti di Flavio Del Pidio all’amico Francesco Pio Pero si conclude la nostra quarta e ultima intervista ai membri del Team Aqua che più si sono fatti notare durante l’ultimo Campionato Internazionale Europeo di Pokémon, disputato a Londra lo scorso febbraio.

A nome di tutta la redazione di Pokémon Millennium, ci tengo a ringraziare Roberto Parente, Francesco Pio Pero, Davide Fazio e Flavio Del Pidio per aver deciso di dedicare una parte del loro tempo a questo progetto e, ovviamente, rivolgo un ringraziamento speciale anche al Team Aqua, che ha reso possibile la realizzazione di questa serie.

Per restare aggiornati su risultati, contenuti e novità del team, potete seguire il Team Aqua su Instagram all’indirizzo teamaqua_officialprofile e su X @TeamAqua_offic.

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