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Interviste al Team Aqua: Francesco Pio Pero

Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Francesco Pio Pero, protagonista dell’EUIC di Londra e vincitore al NAIC 2026.

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Nelle scorse settimane abbiamo avuto il piacere di confrontarci con alcuni dei giocatori più forti del panorama competitivo internazionale del VGC Pokémon, incontrati in occasione dei Campionati Internazionali Europei di Londra 2026. Dopo aver conosciuto più da vicino Roberto Parente, è il momento di dare spazio a un altro protagonista del Team Aqua: Francesco Pio Pero.

Tra risultati, preparazione ai tornei e curiosi riti scaramantici, Francesco ci ha raccontato il suo percorso nel competitivo, condividendo curiosità, aneddoti e il punto di vista di chi vive ogni evento con grande determinazione. Scopriamo insieme cosa ci ha raccontato il Campione Internazionale Nordamericano in carica.

Piccola nota per i Millenari: questa intervista è stata realizzata prima dell’uscita di Pokémon Champions e, naturalmente, prima della straordinaria vittoria di Francesco Pio Pero ai Campionati Internazionali Nordamericani.

Francesco Pio Pero_VGC Masters Champion NAIC 2026

Quattro chiacchiere con: Francesco Pio Pero

Ciao Francesco, raccontaci un po’ chi sei.

Ciao a tutti, mi chiamo Francesco e da due anni faccio parte del panorama competitivo professionistico del VGC Pokémon. Sono molto felice degli ottimi risultati che sono riuscito a ottenere negli ultimi mesi. Gioco al VGC fin da quando ero piccolissimo: ho iniziato proprio durante i Pokémon Day organizzati da Pokémon Millennium nel 2013 e nel 2014. Da allora non ho mai smesso di giocare.

Parliamo dell’ultimo EUIC disputato a Londra: sappiamo che è stato il torneo più grande nella storia del VGC Pokémon per numero di partecipanti. Quali emozioni ti hanno accompagnato durante la competizione, soprattutto quando ti sei reso conto di essere arrivato fino in fondo?

È stato un torneo particolare, caratterizzato da grandi aspettative dovute ai risultati dell’anno precedente. Da parte mia mi ero ripromesso di non cadere nell’illusione di poter replicare lo stesso percorso, soprattutto perché non sempre le cose vanno come vorremmo durante una run.
L’approccio che ho deciso di adottare è stato quello di divertirmi con un team che mi permettesse di esprimere al meglio il mio stile di gioco. Di fatto si trattava anche di una squadra non del tutto tradizionale. Secondo me, in un torneo del genere è fondamentale cercare di distinguersi dagli altri giocatori, provando a fare scelte inaspettate e utilizzando un team capace di sorprendere gli avversari.
Non credo di essere un giocatore migliore di tutti quelli che non sono arrivati in Top 4, ma penso che la differenza l’abbiano fatta l’approccio al gioco… e un po’ di fortuna.

Come si struttura la tua preparazione a un grande torneo? Quante settimane di testing, quanto studio del meta e quanto invece conta l’istinto durante il torneo?

Solitamente la preparazione ai tornei è per me qualcosa di particolare, perché ho la fortuna di avere un team con cui testare le squadre. Mi riferisco soprattutto a Flavio (Flavio del Pidio ndr.), con il quale condivido spesso i team e che mi permette di provare diverse combinazioni “a porte chiuse”.
Questo ci consente di organizzare un vero e proprio programma di testing e, quotidianamente, cerchiamo di confrontarci il più possibile per trovare soluzioni alle principali minacce che potrebbero presentarsi durante il torneo. L’obiettivo è anche individuare quali team possano rappresentare delle “wild card”, oltre a quelli più comuni contro cui non si vuole perdere. In aggiunta, si cerca sempre di “rubare” spunti e idee dagli altri giocatori di alto livello.

Francesco pio Pero

Hai detto che si cerca sempre di imparare qualcosa dai giocatori di alto livello. In questo torneo hai affrontato un giocatore di altissimo livello, Paul Chua, che poi ha anche vinto la competizione. Hai “rubato” qualcosa dal suo modo di giocare?

Paul è un grande amico: collaboriamo spesso e conoscevo già il team che avrebbe utilizzato durante il torneo. Inoltre l’avevo aiutato a testare la sua squadra per i Campionati Regionali di Toronto, in cui è arrivato fino alla finale.
Giocare contro di lui è sempre un piacere, perché oltre a essere un amico è anche uno dei giocatori più forti al mondo. Affrontandolo in semifinale ho avuto la sensazione che avrei potuto vincere se avessi preso una decisione diversa nel Game 1; purtroppo un approccio troppo conservativo non mi ha permesso di ottenere il vantaggio necessario.
Di lui ho apprezzato soprattutto la calma e la freddezza mantenute durante la nostra sfida e nella finale, poi dominata contro Zachary Weed.

C’è stato, secondo te, un Pokémon che è stato particolarmente sottovalutato durante il torneo?

Ci sono un paio di Pokémon su cui vorrei soffermarmi. Il primo è Landorus, arrivato in finale nel team di Zachary Weed. Si pensava fosse stato completamente sostituito da Incineroar, un Pokémon con un tipo e un set di mosse sulla carta più performanti. La forza di Landorus è stata invece la capacità di funzionare molto bene in sinergia con Tornadus, sia per proteggersi dal Terremoto sia per sfruttare al meglio il Campo Psichico.
All’interno della mia squadra era presente anche un altro “Genio” poco utilizzato: Thundurus. Probabilmente nessuno, oltre a me e Flavio, lo ha portato al torneo. Si è rivelato invece un ottimo alleato, capace di performare molto bene e di rappresentare una vera e propria wild card, mettendo spesso sotto pressione le scelte degli avversari.

C’è un Pokémon che ami particolarmente ma che purtroppo non riesce a trovare spazio nel meta attuale?

Nel Regolamento F, probabilmente questo ruolo è stato ricoperto da Sinistcha (che poi avrebbe assunto maggiore importanza in Pokémon Champions ndr.). Ho provato più volte a inserirlo in squadra, ma non sono mai riuscito a renderlo realmente competitivo.

Ti è mai capitato che una sconfitta cambiasse completamente il tuo modo di vedere il competitivo o il modo in cui prepari i tornei?

Questa è una domanda interessante alla quale rispondo attraverso due episodi in particolare.
Il primo è stato all’Internazionale del 2023, in cui sono uscito dal torneo in modo piuttosto particolare. All’epoca giocavo un team con Dondozo come fulcro della strategia e, dopo aver vinto il Game 1, sia nel Game 2 che nel Game 3 al primo turno ho subito Abisso, che ha mandato KO il mio Dondozo. Da ricordare anche l’episodio del Game 2, quando un’Idropompa di Dondozo, che avrebbe potuto mettere KO il Pokémon avversario, ha fallito, mentre il suo Abisso ha invece colpito.
Quella partita mi ha fatto cambiare approccio ai tornei, portandomi a capire quanto fosse importante ridurre al minimo l’impatto della casualità nelle partite. Da quel momento ho iniziato a testare ogni possibile variante per rendere questo fattore sempre meno influente.
Il secondo episodio risale al 2024, al Regionale di Dortmund, durante la mia prima partita in assoluto contro Eric Rios (che avrebbe poi battuto in finale nell’ultimo NAIC ndr.). Nonostante avessi un team favorevole nel matchup, lui non aveva molti strumenti per contrastarmi, ma è riuscito comunque a sfruttare una mia debolezza derivante da una recente sconfitta.
In quel momento il mio stato mentale mi ha portato a commettere alcuni errori e, grazie alla sua calma e alla sua grande esperienza, è riuscito a ribaltare il pronostico. Quella partita mi ha fatto riflettere sul fatto che, in quel contesto, non fossi ancora al suo livello, anche perché ero convinto di non poter perdere quel match.

Francesco Pio Per vs Paul Chua

Nella tua carriera hai partecipato a tantissimi tornei che ti hanno permesso di viaggiare il mondo, da solo e con il Team. C’è un aneddoto divertente o particolare che ti è rimasto impresso durante uno di questi viaggi?

Gli episodi sarebbero tanti, ma uno in particolare riguarda Bochum 2024.
Condividevamo la stanza d’albergo con Flavio e Roberto (del Pidio e Parente ndr.). In quell’occasione Roberto viaggiava senza telefono e si era trovato in Germania senza la possibilità di contattarci direttamente. Ricordo che ricevevo chiamate da numeri sconosciuti: persone che mi chiedevano aggiornamenti su di lui, oppure mi riferivano messaggi della sua famiglia per sapere come stesse.
La situazione si trascinò fino alla notte prima del torneo, quando lui era al telefono con il mio cellulare. Io, alzandomi per spegnere la luce della stanza, non avendo la torcia del telefono per orientarmi al buio, finii per sbattere violentemente contro la porta del bagno, procurandomi una ferita alla fronte che porto ancora oggi.
Il torneo, purtroppo, andò malissimo.

Pensi che servisse una piattaforma dedicata alle lotte competitive come Pokémon Champions? (ricordo che all’epoca dell’intervista non era ancora uscito)

Per me sì, anzi era qualcosa che aspettavo da anni. Dopo Pokémon Unite, che si è rivelato un esperimento assolutamente positivo, anche il competitivo del VGC aveva bisogno di una piattaforma dedicata.
Sono contento perché questo permetterà una maggiore autonomia creativa nel bilanciamento dei formati e delle squadre, discostandosi dal gioco della serie principale. Con Pokémon Champions avremo praticamente tutti i Pokémon disponibili fin da subito: questo potrà offrire più libertà nella costruzione dei formati. Al contrario, su Scarlatto e Violetto ci siamo ritrovati a giocare ben quattro volte con formati riciclati.

Riesci a goderti i giochi Pokémon anche in modo più casual? O la tua mente va subito a valutare l’aspetto competitivo di un titolo?

Chiaramente il mio sguardo è sempre rivolto all’aspetto competitivo di ogni Pokémon: appena noto elementi interessanti, inizio subito a valutare come possano essere utilizzati in battaglia. Tuttavia, prima di essere un giocatore competitivo, sono un appassionato della serie e un grande fan del brand. Ho sempre giocato molto, cercando di godermi appieno ogni titolo.
Credo che questo approccio mi abbia dato un vantaggio anche nel competitivo, perché mi ha permesso di conoscere aspetti del gioco che vanno oltre quelli puramente legati alle competizioni, ampliando il ventaglio di possibilità a disposizione.
Giocare a Pokémon aiuta molto, perché il gioco su cui si compete è lo stesso: chi ha iniziato fin da bambino spesso parte con un bagaglio di esperienza maggiore, soprattutto nella fase iniziale del percorso competitivo.
Aspetto sempre con entusiasmo l’uscita di una nuova generazione e sono molto curioso di vedere come sarà la decima. Dal trailer ho notato un bel passo avanti rispetto a Scarlatto e Violetto, anche grazie alla potenza di Nintendo Switch 2.


Nel tuo privato, com’è vivere una passione così grande per Pokémon? Ti è mai capitato, soprattutto da più giovane, di nascondere o ridimensionare questa passione per paura di non essere capito?

Devo dire di aver avuto la fortuna di avere due fratelli maggiori dai quali ho ereditato la passione per Pokémon. Sono cresciuto in un ambiente in cui i miei fratelli e i loro amici, d’estate, organizzavano grandi tornei di Pokémon Battle Revolution per Wii, e io ero affascinato da queste incredibili battaglie che vedevo sullo schermo dei loro Nintendo DS (il Nintendo DS poteva essere utilizzato come controller della Wii per questo titolo ndr.).
Da buon fratello minore, ho imitato le loro azioni e da lì è nata la mia passione per questo gioco. Avere in famiglia persone che capivano ciò che stavo facendo nei vari tornei e nel mio percorso competitivo mi ha aiutato molto; inoltre, sono stati loro per primi a superare le difficoltà che si incontrano in questi casi, spianandomi la strada. Probabilmente senza di loro non avrei mai intrapreso questo percorso, o comunque non in questo modo.
Loro, insieme a mio cugino, hanno partecipato a uno dei primissimi Pokémon Day organizzati da Pokémon Millennium, e questo ha fatto sì che la mia voglia di partecipare ai tornei in giro per l’Italia non sembrasse così assurda agli occhi dei miei genitori.
Durante la pandemia, grazie allo spostamento del gioco completamente online, ho avuto la possibilità di misurarmi alla pari con giocatori di altissimo livello provenienti da tutto il mondo. Ringrazio anche i miei genitori, che mi hanno sempre dato l’opportunità di esplorare questo mondo.

Francesco Pio Pero_torta

Prima di un torneo hai qualche rito scaramantico?

Il mio rito scaramantico è iniziato con Flavio nel 2025. Prima del Day 2 di un torneo, oppure, nei casi più disperati, anche prima del Day 1, andiamo a mangiare una torta. Ma non una torta qualsiasi: deve essere quella di McDonald’s, la più farcita possibile.

Ormai tutto il team si assicura che la cena pre Day 2 includa questa torta, che noi definiamo “Squizzante”.

In chiusura ti faccio la domanda che noi tutti Millenari vogliamo sapere: qual è il tuo Pokémon preferito?

Il mio Pokémon preferito è Omanyte. In realtà non è stato un Pokémon che ho scelto, ma mi è stato assegnato da un mio amico mentre eravamo in un Pokémon Center, che mi disse: “Pio, compra il pupazzo di questo Pokémon, ha lo sguardo inutile e vitreo proprio come il tuo”.
Da allora l’ho accolto nella mia famiglia e gli ho dato il nome di Pio. È il mio spirito guida.

Francesco Pio Pero_intervista

Qui si chiude la nostra intervista al Campione Internazionale di Pokémon Francesco Pio Pero. Continueremo a seguire con entusiasmo il suo percorso e quello del Team Aqua nei prossimi appuntamenti competitivi. Da parte nostra, il sostegno non mancherà.

Per restare aggiornati su risultati, contenuti e novità del team, potete seguire il Team Aqua su Instagram all’indirizzo teamaqua_officialprofile e su X @TeamAqua_offic.

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