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Journey to the Savage Planet, Recensione: una folle avventura galattica

Journey to the Savage Planet, Recensione: una folle avventura galattica

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La Kindred Aerospace, quarta azienda di esplorazione interstellare al mondo – e forse ultima -, vi ha selezionati come “pionieri” per una delle loro folli esplorazioni galattiche. Alla ricerca di un nuovo pianeta abitabile per la razza umana, sarete lanciati nello spazio senza alcun addestramento né arma a vostra disposizione: ritenetevi fortunati nell’essere atterrati su AR-Y 26, un vero e proprio paradiso alieno che non smetterà di stupirvi con la sua lussureggiante vegetazione e strambe creature (a volte letali). È questo l’incipit di Journey to the Savage Planet, gioco d’avventura in prima persona di Typhoon Studios pubblicato da 505 Games, disponibile su Nintendo Switch, PS4, XboxOne ed Epic Games Store.

Questo team canadese indipendente sostiene di aver consumato ben 1687 Sanpellegrino durante lo sviluppo del gioco che li ha persino portati all’attenzione di Google per alcuni nuovi progetti legati a Stadia: le premesse sono già ottime, date l’originalità e l’irriverente comicità di Journey to the Savage Planet.

Una nuova casa per l’umanità

Su AR-Y 26 la gravità è simile a quella terrestre e l’aria non troppo rarefatta: potrebbe essere questa la nuova casa dell’umanità? La Kindred ci ha incaricati di esplorare il pianeta in ogni suo aspetto, analizzando la flora e la fauna locali tramite lo scanner incorporato nella nostra tuta o con lo speciale strumento sbloccabile che ci consentirà di ricavare campioni a vivo dalle buffe creature che abitano questi sconosciuti biomi: una varietà di Uccelli Palla particolarmente amichevoli – ideali da far saltare in aria per guadagnare qualche riserva in più o risolvere enigmi ambientali che ci faranno proseguire l’esplorazione -, tacchini strillanti a due teste, letali calamari volanti e molto altro! Morire non sarà un problema grazie alle moderne tecnologie che consentono di clonare esseri umani reinserendo anima e ricordi del soggetto all’interno – funzionante il 99% delle volte, noi vi abbiamo avvertiti.

Journey to the Savage Planet

Grazie alla stampante 3D all’interno della navicella potremo realizzare e potenziare armi e strumenti che ci aiuteranno ad accedere a nuovi punti della mappa prima inaccessibili, mentre una deliziosa melma arancione ci consentirà di aumentare la barra della salute: l’ispirazione a Metroid è chiara in questo genere di meccaniche e nel feel generale che Journey to the Savage Planet crea nel giocatore, intrattenendo per una decina d’ore circa.

La durata è variabile in base allo spirito d’esplorazione del giocatore e all’attenzione che si deciderà di dare all’enciclopediauna sorta di Pokédex alieno presente nel nostro pc: i diversi biomi del pianeta selvaggio saranno ricchi di coloratissimi elementi dagli effetti unici e completare l’elenco di tutte le creature non sarà affatto facile (soprattutto quando si tenta di approcciare la bestia famelica di turno per ricavarne un campione a vivo). Dispiace quasi che le informazioni relative ad ogni specie non siano così ricche come ci si poteva aspettare.

Umorismo spaziale

Il gioco fa dell’umorismo sempre azzeccato e dell’esplorazione delle nuove meccaniche i suoi punti di forza. Con una comicità buffa e irriverente alla “Rick and Morty“, Journey to the Savage Planet stupisce il giocatore con dei filmati di attori in carne ed ossa che ci coglieranno di sorpresa al rientro dalle nostre missioni: gli accattivanti spot sono una riuscitissima parodia di alcune pubblicità televisive note e di quella società futuristica e consumistica che il gioco vuole proporre.

La voce robotica di E.K.O., la nostra guida anch’essa dotata di un umorismo dell’altro mondo, non è disattivabile e ci è risultata talvolta fastidiosa, ma almeno è di compagnia in un luogo non sempre accogliente come AR-Y 26. Sarebbe perfetto se fosse anche d’aiuto, ma il più delle volte ci ricorda semplicemente di non morire e di prestare attenzione. In nostro aiuto verrà solo l’indicatore delle missioni che ci consentirà di capire meglio in che direzione proseguire: una scelta che può scombussolare il giocatore nelle prime ore di gioco, in favore però di una maggiore libertà d’esplorazione. Sarà necessario completare anche alcune quest secondarie e delle sezioni platform per sbloccare gli strumenti necessari a progredire nell’avventura principale, come un porta-granate e un utilissimo rampino.

La scalata al boss finale però perde via via di originalità, riproponendo meccaniche già viste, e il finale stesso non è particolarmente entusiasmante o epico, ma la nostra impressione sull’esperienza nel complesso resta fortemente positiva. Con la modalità cooperativa poi, è possibile condividere questo folle viaggio con un amico in locale o online (con console separate), coprendosi le spalle a vicenda dalle numerose creature che ci attaccheranno senza pietà. Inoltre, gli obbiettivi verranno sbloccati da entrambi, sia da chi ospita che da chi partecipa.

Journey to the Savage Planet

Il rumore della natura

Un elemento che non può mancare di essere analizzato in ogni videogioco che si rispetti è la colonna sonora: il menù principale ci accoglie con una melodia posata e rilassante che richiama vagamente alla memoria Old Town Road di Lil Nas X. La musica però è assente in ogni altro ambiente lasciando spazio ai soli versi delle creature per riapparire solo nei momenti in cui qualcuno ci sta attaccando: questo mormorio alieno conferisce un senso di maggiore immersione, ma alla lunga distrae, soprattutto da quei nemici che sono effettivamente prossimi a noi; un effetto alla Breath of the Wild che tende a diventare un poco confusionario.

Journey to the Savage Planet

Benvenuto Joy-Con Drift

Preferite l’utilizzo di un Pro Controller se non volete la garanzia di usurare in men che non si dica il vostro Joy-Con. La scelta di correre premendo l’analogico sinistro risulta già scomoda di per sé, ma in Journey to the Savage Planet è riscontrabile un secondo problema: per sprintare sarà necessario prima inclinare l’analogico e poi premerlo, una tecnica alquanto distruttiva per il controller – e sappiamo già che il Joy-Con sinistro ha vita breve a causa dei problemi di Drift.

Il Joy-Con destro servirà invece a muovere la telecamera e a mirare: nelle impostazioni potrete invertire entrambi gli assi e personalizzare la precisione e velocità di movimento, adattando perciò i comandi alle vostre esigenze. Dal punto di vista tecnico, gira a 30 fps all’interno della navicella, ma si mantiene sui 25 fps reali nell’overworld e qualche texture svanisce ogni tanto, senza però interferire particolarmente con la sessione di gioco.

Journey to the Savage Planet

Nonostante alcuni difetti, dovuti probabilmente a un budget non troppo abbondante, Journey to the Savage Planet è un ottimo titolo che stimola l’ingegno e l’abilità di osservazione del giocatore in un contesto sci-fi ben caratterizzato e gradevole da esplorare. Fondendo avventura, azione, platform e puzzle alla sua vena comica, il mix che ne risulta è esplosivo come le decine di Uccelli Palla che abbiamo fatto saltare in aria.

Voto: 8

Adeguata libertà d’esplorazione
Ricchezza di scenari e tesori nascosti
Umorismo futuristico mai scontato
La modalità coop raddoppia il divertimento
Ottimo rapporto qualità-prezzo
Alcuni difetti tecnici su Nintendo Switch
Orde di nemici difficili da gestire
L’esperienza di gioco si appiattisce verso la metà
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Articolo di Gaia Tornitore
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