Quattro chiacchiere con Gabriele Tafuni, illustratore che ha vinto il contest ufficiale di Detective Pikachu

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Quando sono stati annunciati i 5 vincitori del concorso della Warner Bros. per le locandine pubblicitarie del film Pokémon: Detective Pikachu, siamo tutti stati molto entusiasti nel celebrare Gabriele Tafuni, unico italiano tra gli artisti premiati, il quale ha realizzato un artwork che è la perfetta fusione tra stile minimal e atmosfera noir. Lo staff di Pokémon Millennium non solo è riuscito a farsi regalare una splendida illustrazione realizzata ad hoc per questo articolo, e attualmente presente in copertina, ma ha avuto anche il piacere di fare una lunga, interessante e stimolante chiacchierata con Gabriele.

Ciao Gabriele! Che percorso hai fatto nella tua vita per arrivare a disegnare così bene da vincere un concorso che vanta partecipanti da tutto il mondo?

Un saluto a voi e a tutti i lettori di Pokémon Millennium! Io sono un illustratore 2D di libri per bambini, e sono ormai 10 anni che mi occupo di illustrazione. Ho cominciato quando avevo 22 anni, lavorando saltuariamente e mantenendomi con altri lavori collaterali. Anno dopo anno sono riuscito a crearmi una rete di contatti e ho ampliato il mio portfolio, fin quando non ho deciso di dedicarmi interamente a questa attività. Una scelta coraggiosa che sta dando i suoi frutti.

Pokémon c’entra qualcosa con la tua scelta di vita?

In un certo senso, sì! Con i Pokémon ho un rapporto molto speciale: sono stati una delle scintille che hanno stimolato la mia fantasia. Tutto è nato proprio sul finire degli anni ’90, quando andavo a scuola e scarabocchiavo su qualunque superficie mi capitasse sotto mano: quaderni, libri, banchi… Prima che arrivassero i mostriciattoli tascabili io già disegnavo ibridi animali, creature fantasiose, personaggi sproporzionati e super-colorati che ancora oggi mi ritrovo a creare nelle mie illustrazioni per bambini. Per questo sono entrato subito in sintonia con i Pokémon. Grazie a loro e a opere come One Piece, mi ero messo in testa di voler diventare un fumettista. Quando sono andato a studiare allo IED (Istituto Europeo del Design) di Torino, poi, ho scoperto il mondo delle illustrazioni: è stato lì che ho capito qual era la mia strada.

Ma allora sei un vero appassionato di Pokémon!

Credo di sì! Il mio primo videogioco della serie è stato Pokémon Giallo, poi ho dovuto saltare un paio di capitoli… ma li sto recuperando tutti! Al momento mi manca solo Johto. Mi sono iscritto anche al vostro forum tantissimi anni fa, e ho partecipato a parecchi dei vostri concorsi grafici. Tra le mie creature preferite metto Lucario, Gallade e Suicune perché richiamano molto quello che cerco di comunicare col mio stile: sono personaggi fiabeschi, ma in un certo senso regali e maestosi.

E per quanto riguarda Detective Pikachu… hai già giocato al videogioco per Nintendo 3DS?

Purtroppo ho provato solo la demo… non ho ancora comprato il gioco completo perché ho troppi giochi da iniziare, ma prima o poi lo farò. Per quel poco che ho potuto giocare, mi è sembrato di percepire ci fosse una bella trama.

Quindi, che aspettative hai per il film live action in uscita il 9 maggio?

Io spero proprio che la storia venga valorizzata molto, anche se magari si discosterà in qualche maniera dal videogioco. È importante che un film del genere riesca a far passare il messaggio che Pokémon non è solo un brand per bambini, anche perché proprio questi tipi di film sono creati per il grande pubblico, e quindi sono visti anche da chi non si è mai approcciato al mondo delle creature tascabili. Anzi, vi dirò di più: io ho partecipato a questo concorso anche per una sorta di “riscatto personale”, per cercare di sfatare il mito secondo cui Pokémon non può essere visto sotto un’ottica più adulta, o anche lavorativa.

Condividiamo pienamente il tuo punto di vista. Noi nati e vissuti tra gli anni ’80 e anni ’90 siamo un po’ i portavoce, una vecchia guardia di un mondo giovane che non è assolutamente esclusivo di un’età giovanile, ma che, anzi, si propaga continuamente a un pubblico sempre più ampio.

Se ci pensate, noi millennials abbiamo un modo di interpretare e di vivere il mondo circostante che ha una spaccatura molto profonda rispetto alle generazioni precedenti. I nostri genitori, ad esempio, non hanno mai avuto niente di così seguito nel tempo; anzi, magari qualcuno ha cominciato a lavorare anche prima di diventare maggiorenne. Invece, prodotti come Pokémon, nati come intrattenimento per bambini, sono tutt’oggi il centro delle nostre discussioni e del nostro consumo. Ve la immaginereste vostra madre ancora appassionata dei giocattoli, tipo le Barbie, che usava a 10 anni? È una cultura differente, figlia di tempi diversi e di strategie di mercato e di fidelizzazione che non erano pensate a lungo termine. Un altro modo di vivere.

Tornando al concorso che hai vinto… come l’hai scoperto? Cosa ti ha spinto a partecipare, oltre a questa tua voglia di riscatto?

Io l’ho visto in un vostro articolo per la prima volta, ed era già tardi per le scadenze! Ma appena ho saputo della sua esistenza mi sono detto che dovevo partecipare per forza, anche se non avevo molto tempo a disposizione. Ho dovuto fare tutto in una settimana, ma avevo un urgente bisogno di condividere il mio punto di vista perché sentivo potesse essere più potente rispetto a qualcuno che, magari, si è avvicinato al concorso solo per avere visibilità.

Beh, un punto di vista che ti ha premiato! E a proposito di questa visione, da dove deriva l’ispirazione?

Inizialmente avevo un’idea totalmente diversa, ma il tempo per completarla era veramente poco… Quindi ho preso al balzo l’idea di un caro amico col quale mi stavo confrontando, l’ho modificata e personalizzata, arrivando a una versione definitiva che è quella della locandina che avete visto tutti. Insomma, grazie all’idea del mio amico e alla mia tecnica e manualità, siamo riusciti a portarci a casa la vittoria. Parlo al plurale perché, ovviamente, ci divideremo il premio. Per quanto riguarda lo stile, a me ricorda un po’ alla lontana il Professor Layton, un po’ i vecchi romanzi gialli che, alla fine, sono chiamati così proprio perché avevano le copertine gialle! Ho puntato molto su una cosa semplice e minimal, perché avevo paura che lo stile che uso al lavoro fosse troppo denso e ricco per un concorso del genere, e quindi un elemento a sfavore… In realtà, poi, vedendo anche gli artwork degli altri vincitori, forse avrei potuto azzardare perché c’è stata una grande diversità di interpretazione della locandina, cosa che mi è piaciuta tantissimo. Del mio stile c’è soprattutto la scelta dei colori accesi e delle sfumature, e l’effetto “sporco” che uso nelle mie illustrazioni.

Tra le altre locandine premiate c’è qualcuna che ti ha colpito particolarmente?

Sicuramente la locandina di Sinage Design è quella che per prima mi è saltata all’occhio. Ha uno stile particolare, con colori acidi e sulla parete ci sono diversi Pokémon disegnati come se fossero graffiti. A dirla tutta, ci sono anche un sacco di locandine che non hanno vinto e mi piacevano, anche tra gli artisti italiani. Il livello era davvero alto, secondo me. Però, devo dire una cosa che mi ha fatto un po’ dispiacere: alcuni partecipanti, credo, non erano veri appassionati di Pokémon. C’erano dei lavori grafici molto belli, ma di riferimenti Pokémon c’era poco e niente. Quindi, a maggior ragione sono contento che la mia locandina abbia vinto, perché io ho partecipato soprattutto forte della mia passione per le creature tascabili. Ma c’è da dire anche che io su queste cose sono sempre pignolo…

Ci sono altri videogiochi di cui sei appassionato?

Sono innamorato del mondo di The Legend of Zelda, in particolare del capitolo Wind Waker per Nintendo Game Cube. Se guardate le mie illustrazioni, forse si capisce che prendo molto ispirazione da quello stile grafico cartoonesco, con i corpi un po’ sproporzionati e i testoni, le atmosfere fiabesche… Ho cercato di omaggiarlo in ogni modo, anche proponendo magliette per TeeTee. In generale, comunque, oltre a giochi come Crash e Spyro, diciamo che col mondo Nintendo casco sempre in piedi.

Da illustratore professionista, c’è qualche opera letteraria in particolare di cui vorresti realizzare le illustrazioni?

In questo momento, non necessariamente. Per il mio portfolio ho realizzato copertine di Harry Potter, e mi piacerebbe in un futuro farle per Una Serie di Sfortunati Eventi. Il mio sogno più grande è creare dei personaggi iconici che restino nell’immaginario comune, ma utilizzando mie idee… vorrei creare romanzi, con delle copertine belle e decorative, anche discostandomi un pochino da quelle dei libri classici.

Chi sono gli artisti a cui ti ispiri nel tuo lavoro?

I miei riferimenti sono perlopiù illustratori stranieri. Karl James Mountford, il quale lavora per la mia stessa agenzia, è quello che ammiro di più. Ha fatto spesso copertine molto belle e vintage, con uno stile grafico molto pulito e colorato… lui con poche immagini riesce a mandare messaggi forti o a catturare qualcosa che accade nei racconti per i quali lavora. Questo è proprio quello che ho cercato di fare per la locandina di Detective Pikachu. Non a caso, ho fatto vedere l’immagine anche a lavoro e sono rimasti tutti molto contenti; anzi, mi hanno spinto a cominciare da qui per realizzare copertine anche su questo stile, per variare un po’. Altri artisti di grande ispirazione per me sono Chris Chatterton, Kim Smith e Benji Davies.

Ti andrebbe di lasciare qualche consiglio a tutti quei ragazzi che seguono Pokémon Millennium e coltivano il sogno di far diventare il disegno la loro professione come è successo a te?

Uno dei motivi per cui ho accettato di essere intervistato da voi è proprio quello di spingere altri ragazzi a non demordere. Il mondo degli illustratori a volte sembra un mondo cattivo, perché ci possono essere invidie e gelosie, e invece c’è bisogno di messaggi positivi. Ovviamente non è facile. Sono nel settore da 10 anni e posso dire che solo adesso, dopo una bella gavetta, riesco finalmente a portare avanti progetti che mi piacciono e che mi danno piena soddisfazione. La decisione di lasciare gli altri lavori collaterali che mi supportavano economicamente è stata rischiosa, ma è stata fondamentale: da quando ho deciso di fare solo l’illustratore, ho cominciato a ricevere molti più lavori e ho continuato per anni così. Ovviamente, prima di arrivare a una decisione simile, bisogna comprendere a quale ambito si è più dedicati, perché un’altra cosa da capire è che c’è posto per tutti: bisogna provare ogni sfumatura del disegno che può stimolarvi, per poi intuire qual è la propria strada. Al giorno d’oggi, poi, è molto più semplice orientarsi: quando io ho cominciato a studiare, a Torino, c’era solo una scuola di fumetto e lo IED, che era quella che aveva un’offerta formativa più varia. Oggi, invece, ci sono un sacco di scuole e di corsi. Posso sentirmi di consigliare l’IDEA Academy a Roma, alla quale ho avuto l’occasione di fare qualche workshop. Ci sono tante altre cose importanti che ho imparato lungo il mio percorso e che mi sento di condividere con i vostri lettori interessati a questo mondo: non bisogna avere paura di mostrare le proprie creazioni, né dei pareri negativi; anzi, proprio questi possono essere necessari per migliorarsi, anche perché in questo mondo siete stesso voi che sentirete la necessità di migliorarvi; infine, non bisogna avere timore di mettersi in gioco, soprattutto se fate cose che vi piacciono… anche perché, se fate una cosa che vi piace, si percepisce anche nel lavoro finito!

Se siete interessati alle illustrazioni di Gabriele Tafuni, potete raggiungerlo sul suo sito personale, su Facebook, su Twitter e su Instagram.

Intervista ad opera di Ivan Bececco e Alessandro Colantonio.

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