Che valore ha il nostro tempo? Con questa domanda apriamo una pseudo-recensione di Crimson Desert, gargantuesco titolo di Pearl Abyss uscito nel marzo del 2026. 200 ore, ovvero 8,3 giorni, cioè più di una settimana incollati letteralmente al televisore senza bere, mangiare e nemmeno andare in bagno. Infinito, profondo, imperfetto, ma anche elettrizzante. Del resto, una scossa ogni tanto serve per tenerci incollati al televisore per più di 200 ore. E allora cavalchiamo draghi, arrediamo magioni, raccogliamo materiali per potenziare le nostre armi, andiamo a fondo di un arco narrativo secondario, terziario e anche di ordini superiori, se necessario. Scandagliamo una mappa infinita, dettagliata e creativa, diventiamo maestri di braccio di ferro e, se vogliamo, percorriamo deserti a piedi nudi. Tanto il tempo lo abbiamo, giusto?
Non c’è molto criticismo a più di due mesi dall’uscita: tante imperfezioni sono state mitigate da aggiornamenti e l’esperienza completa ha preso una fetta della mia vita tanto grande da farmi sorvolare, magari in groppa al mio drago preferito, i tanti difetti. Perchè si, non dimenticherò che dopo tre ore di gioco i combattimenti sembravano la cosa più fastidiosa e incomprensibile del gioco, per poi passare in secondo piano rispetto alle bizzarre e (questa volta veramente) incomprensibili sessioni copia dell’Animus di Assassin’s Creed. Ma non si possono neanche dimenticare le ore passate semplicemente a osservare il panorama, a interagire con la vivace popolazione dei villaggi, o a perfezionare il mio stile di combattimento.
Tante parole sono state spese su Crimson Desert, che dopo mesi dall’uscita resta ancora uno dei titoli più chiacchierati del 2026. Non è destinato a ricevere premi importanti, questo è sicuro, ma probabilmente i suoi sviluppatori non lo hanno concepito per questo. Partiamo proprio da questa domanda quindi: qual è l’idea iniziale dietro a un titolo che richiede tanto dal videogiocatore? Come nasce Crimson Desert?
Il senso, prima di tutto
In soldoni, che senso ha fare un gioco del genere? I più appassionati videogiocatori storceranno il naso di fronte a questa domanda. Non c’è molto da discutere: è un titolo fantasy-medievale, che propone un’incredibile libertà al giocatore, dentro un mondo completamente aperto, immersivo e vivo. Cosa si dovrebbe volere di più? Beh, questo non è un punto di vista abbastanza generale da cui guardare la cosa, ma di nicchia, potremmo dire.
Proviamo ad avere uno sguardo più generale sull’intera industria videoludica. Stando ai dati forniti da Ipsos, si stimano in totale 14,2 milioni di videogiocatori in Italia nel 2025, suddivisi fra 60% uomini e 39% donne. Due dati importanti, inoltre, sono le ore settimanali dedicate al videogioco, che sono in media 7 ore e 53 minuti, accompagnate dai dispositivi più utilizzati: il mobile è al primo posto assoluto, con 8 italiani su 10 a giocare da questi dispositivi. Chiaro, chi gioca a titoli mobile molto probabilmente dedica tante ore anche alle amate console, quindi sono dati da prendere con le pinze, ma non troppo.
6 ore a settimana sono, in media, quelle dedicate alle console dagli italiani, con una nicchia di giocatori PC che superano le 4 ore a settimana, sempre in media. Contestualizziamo ora questi dati. Chi scrive è un giornalista videoludico, che dedica molte più ore rispetto alla media italiana ai vari titoli, per lavoro e per passione. Chi legge questo articolo, e in generale bazzica ambienti come la nostra community, molto probabilmente ha la facoltà di dedicare anche fra le 10 e le 15 ore settimanali al videogioco. Ma i dati mostrano che per la grande maggioranza dei giocatori, restringendoci all’Italia, si gioca per molto meno tempo.
200 ore di Crimson Desert, divise per la media italiana di 7 ore e 53 minuti alla settimana, sono 26 settimane e mezzo, cioè circa 6 mesi di gioco al fianco di Kliff, il rampante protagonista del titolo di Pearl Abyss. Questo è un calcolo approssimativo, chiaramente. Non teniamo conto di esami, verifiche, lavoro, figli, Natale, Pasqua e studenti fuorisede. Poi teniamo conto di un’altra cosa: nel 2026 sono usciti Pokémon Pokopia, Nioh 3, Resident Evil Requiem, Monster Hunter Stories 3, Pragmata e Civilization VII, solo per citarne alcuni. A fine anno arriverà anche GTA VI. Dove sta il senso nella volontà di pubblicare un titolo che richiede anche sopra le 30 ore per essere terminato, se la gran parte dei videogiocatori non ha nemmeno il tempo di giocarlo?
Consumiamo, questo è certo. Non starò qui a discutere teorie sul capitalismo e sul ruolo del consumatore nella società contemporanea, basti sapere che i giochi vengono comprati senza troppi problemi, nonostante il crescente costo dei singoli software (i fan di Switch 2 sanno di cosa parlo). Crimson Desert ha facilmente superato le 5 milioni di copie vendute, rendendo a dir poco superflua la domanda sul senso di un videogioco.
Il risultato l’ha ottenuto, ma l’interesse del pubblico è rimasto? Perchè i soldi guadagnati dalla software house rimangono sicuramente, ma l’hype creato da grandi campagne pubblicitarie sparisce presto per essere sostituito dalla successiva icona pop videoludica. Ha senso perchè vende, ma cosa possiamo dire dal punto di vista del consumatore? Cosa conferisce senso al tempo che spendiamo su Crimson Desert?
Il valore del contenuto, in secondo luogo
Compriamo, scarichiamo, giochiamo qualche ora, ma se poi esce Elden Ring 2, GTA VI, o qualche altra meraviglia ipotetica che facciamo? Abbandoniamo? Accumuliamo libri nella scrivania? Del resto ci sarà sempre tempo più avanti per leggerli (o giocarli). Il rapporto col videogioco rischia di diventare un gioco di rincorsa reciproca, in cui il consumatore rincorre l’hype per il titolo, per poi, magari dopo qualche settimana dall’uscita, dover diventare esso stesso l’oggetto dell’inseguimento; inseguimento di un videogioco che deve convincere per poter tenere incollati per ore, giorni, settimane e mesi il consumatore.
Cosa ci spinge, quindi, a continuare Crimson Desert? L’attaccamento deriva sicuramente dalla lentezza e dalla fatica. Al giorno d’oggi, in cui innumerevoli schermi richiedono avidamente la nostra attenzione, è difficile spegnere tutto e concentrarsi solamente su una cosa, su un’opera con tutta la nostra forza mentale e fisica. Chi ha voglia, però, di superare le prime difficoltà, di sorvolare sui difetti e di andare più a fondo della superfice, può trovare una miniera d’oro in Crimson Desert.
La prima cosa che il titolo di Pearl Abyss offre è l’individualità dell’esperienza. Quello che tutti chiamano “role play game” è presente e largamente possibile al fianco di Kliff. La libertà è quasi totale, possiamo fare mille cose e questo, quando ancora Skyrim era la parola più diffusa fra quelli che un tempo erano i “nerd”, bastava spesso a etichettare un gioco come generazionale. Non stiamo dicendo che Crimson Desert lo sia, ma sicuramente ne ha tutti i presupposti. Costruire una storia, però, richiede tempo e, soprattutto, richiede che il giocatore abbia voglia di farlo. Il nostro tempo ha valore se viene utilizzato per creare una storia. La mia storia su Crimson Desert, per esempio, difficilmente se ne andrà dai miei ricordi, almeno per qualche anno. Ci sono voluti tre mesi della mia vita videoludica per crearla? Pazienza…
La ricerca del romantico rapporto con il videogioco nasce proprio da quel filo speciale che si crea quando vi si dedica del tempo, proprio come accade a chi decide di vedere un film due, tre, venti volte, o a chi ripete la lettura di un libro all’infinito. Chiaro, quel libro, film, album musicale, o videogioco deve avere un valore di base per poter lecitamente richiedere così tanto tempo da parte nostra. Questa è la seconda grande cosa che Crimson Desert offre (e qui rischio la ripetizione): mappa sconfinata e graficamente superba, prestazioni eccellenti con qualche sbavatura solo occasionale, profondità del combattimento gigantesca, libertà totale, infinite linee di dialogo e missioni secondarie; insomma, pane per tutti i denti, a meno che non sia il vostro genere di pane!
Conclusione
Crimson Desert è un videogioco imperfetto all’apparenza, grezzo e spigoloso per alcuni. Ma chi può veramente permetterselo, sia dal punto di vista economico che temporale, può trovare una miniera d’oro sotto la spigolosa superfice. Prendiamoci il rischio di dedicare sei mesi della nostra vita a un’avventura imperfetta, e scopriremo che il mondo non è fatto solamente di Elden Ring, Silksong, o Zelda, ma anche di bellissime gemme imperfette.
Chiaro, non si ha il tempo per giocare il vasto mare di capolavori che attendono nei vari servizi di abbonamento di oggi, perciò si ritorna al motivo di questa pseudo-recensione: ha senso spendere il vostro tempo su Crimson Desert? Certo, fatelo, costruirete una storia indimenticabile e, ve l’assicuro, non andrete alla ricerca del tempo perduto con kliff.
Cosa ne pensi? Facci sapere la tua sulla nostra chat Telegram, sul Forum o sui canali Social!









💬 Ultimi commenti su questa notizia