«La libertà è un’avventura che non finisce mai, e la vivrai con ogni Pokémon che acchiapperai!», diceva l’iconica sigla della serie animata cantata da Giorgio Vanni. E in effetti ci aveva visto lungo: le avventure nel mondo dei Pokémon non finiscono mai e continuano ancora oggi a sorprenderci con nuove storie, nuove creature e nuovi personaggi da conoscere.
In occasione del trentesimo anniversario dei mostriciattoli tascabili, è andato in onda un nuovo Pokémon Presents, appuntamento ormai fisso del 27 febbraio, che ha mostrato tutte le novità in arrivo, facendoci sentire ancora una volta un po’ bambini, con il cuore pieno di emozione e nostalgia. Tra gli annunci, uno in particolare ha catalizzato l’attenzione del pubblico: il primo trailer di Pokémon Vento e Onda, i titoli che inaugurano la decima generazione della serie.
Se gli scorsi anni i Pokémon Presents ci hanno colpito con non poche sorprese, come per esempio nel 2024 con un inaspettatissimo Leggende Pokémon: Z-A, quello del 2026 ci ha finalmente permesso di vedere con i nostri occhi le prime immagini di qualcosa che, a dire il vero, molti fan si aspettavano già. Anche per via della massiccia fuga di dati del Teraleak.
ALLERTA SPOILER: da questo momento parlerò del trailer e delle immagini mostrate durante il Pokémon Presents e sul sito ufficiale. TUTTAVIA, farò riferimento ad alcune informazioni del Teraleak per un’analisi e speculazione approfondita. Il materiale del leak potrebbe contenere spoiler sulla trama e sul gameplay di Pokémon Vento e Onda.
La nuova regione del mondo Pokémon
Al termine del Pokémon Presents, Takato Utsunomiya introduce finalmente il trailer di Pokémon Vento e Onda, che si apre con una sequenza di bozzetti che richiamano alcuni dei tratti più iconici delle varie generazioni della serie. Si intravedono, per esempio, Amarantopoli di Johto, i monti innevati di Sinnoh, le spiagge assolate di Alola e le Terre Selvagge di Galar.
Ad accompagnarci verso la nuova regione ci sono poi due Pikachu dall’aspetto del tutto inedito che, stando al sito ufficiale, avranno un ruolo all’interno dell’avventura di decima generazione. Parlo naturalmente di Ventochu e Ondachu, già ribattezzati da parte del pubblico online come i “Pikachu vacanzieri”.
I due Pikachu presentano una colorazione diversa dal consueto, più scura e per certi versi vicina alla loro variante cromatica. Ventochu è un esemplare maschio e indossa una camicia chiara decorata con motivi geometrici e floreali; Ondachu, invece, è un esemplare femmina e porta un completo in due pezzi con decorazioni floreali molto simili. Entrambi mostrano sui cappelli e sulla coda i simboli del vento e delle onde, gli stessi che compaiono anche sugli abiti dei protagonisti, su cui torneremo tra poco.
Dopo questa introduzione, il trailer ci accompagna nella nuova regione, che si presenta subito con acque cristalline, vegetazione lussureggiante e scorci che sembrano puntare con decisione verso un immaginario tropicale e marittimo, che sappiamo essere ispirato a parte del Sud-est asiatico. Tra i Pokémon mostrati spiccano anche Tropius e Wailord, che sembrano già raccontare qualcosa sul tipo di ecosistema che ci aspetta.
Proprio Tropius merita una breve parentesi. In realtà lo avevamo già visto in Pokémon Scarlatto e Violetto, ritratto sulla vetrata della porta di casa di Nemi. All’epoca poteva sembrare soltanto una semplice citazione alla sua presenza nel Pokédex di Paldea; oggi, però, alla luce di altri dettagli presenti nella stessa abitazione (nelle immagini qui sotto) quel riferimento assume tutto un altro peso e finisce per somigliare a un piccolo teaser nascosto. Tropius, infatti, oltre a essere ispirato a un sauropode, trae la sua origine dal banano, pianta originaria dei paesi con clima tropicale nel Sud-est asiatico (Malesia, Indonesia e Filippine).
Il trailer continua con altri scorci della mappa, che mettono subito in evidenza i miglioramenti rispetto a Pokémon Scarlatto e Violetto. Le ambientazioni appaiono più vive e dense, l’acqua non è più una semplice distesa azzurra e anche i Pokémon sembrano beneficiare di un lavoro più curato, tra nuovi modelli, animazioni più convincenti e interazioni ambientali che danno finalmente maggiore credibilità alla scena.
Basta osservare alcuni dettagli per accorgersene: Pikachu sembra liberarsi della sua rigidità in battaglia, mentre Slugma pare addirittura influenzare l’ambiente circostante con i bagliori del proprio magma. Se queste impressioni saranno confermate nel gioco completo, potremmo trovarci davanti a un salto generazionale che, almeno a colpo d’occhio, appare già piuttosto evidente.
E menomale, verrebbe da dire. Anche perché alcuni rumor su un possibile “Scarlatto 2 e Violetto 2”, diffusi da fonti considerate piuttosto affidabili, avevano finito per spaventare una parte della community. Questo, naturalmente, non significa che Vento e Onda sarà per forza un capolavoro dal punto di vista grafico: su resa finale e tenuta tecnica sarà giusto esprimersi solo a gioco uscito. Per ora, però, un dato sembra difficile da ignorare: il miglioramento rispetto agli ultimi capitoli mostrati da Game Freak c’è, e si vede.

Tra le immagini mostrate nel trailer, una delle più interessanti è senza dubbio quella della grande struttura che sarà, con ogni probabilità, il punto di partenza della nostra avventura: un resort. Nell’immagine che vi lascio qui sotto, in ogni caso, si possono già notare alcuni elementi particolarmente interessanti.
Prima di tutto c’è la struttura ricettiva vera e propria [1], di cui il trailer ci permette di osservare non soltanto l’esterno, ma anche parte degli interni. L’edificio si presenta come un’imponente architettura verticale affacciata sulla costa, articolata su più livelli aperti, pensati evidentemente per valorizzare la vista sul mare della regione. A completare il complesso ci sono anche diverse strutture esterne più piccole, simili a bungalow o casette indipendenti, che sembrano ampliare ulteriormente l’area del resort.
Poco distante si intravede poi anche un villaggio marittimo [2], che per estetica ricorda Orocea. Non sappiamo ancora se faccia effettivamente parte del resort oppure se si tratti di una zona separata della mappa, ma il trailer lo mostra nuovamente in un’altra scena, dove possiamo apprezzarne uno sguardo più ravvicinato.
Risalendo verso l’interno, possiamo scorgere anche il Centro Pokémon [3], riconoscibile in lontananza per via dei palloni rossi fluttuanti che richiamano la forma delle Poké Ball e che sembrano segnalarne immediatamente la presenza al giocatore. Il suo nuovo design rompe in modo netto con il passato e appare già perfettamente integrato nell’ecosistema della regione.
La struttura richiama infatti un’architettura open space tipica delle aree tropicali. Prendendo come riferimento il Sud-est asiatico, il nuovo Centro Pokémon ricorda alcune strutture tipiche di queste aree, i warung, piccoli negozi/ristoranti a conduzione familiare, spesso costruiti in legno e bambù, tipici dell’Indonesia e della Malesia.
All’interno del Centro Pokémon possiamo osservare anche il design della nuova Infermiera e del commesso del Pokémon Market. Tra le decorazioni, sembrano inoltre emergere motivi che richiamano tessuti e tecniche ornamentali tipiche del Sud-est asiatico. L’idea va innanzitutto al batik, antica tecnica indonesiana di tintura dei tessuti, spesso associata ad abiti tradizionali come il sarong e forse richiamata, almeno in parte, anche dal design del commerciante del Market. Un altro possibile riferimento è il songket, tessuto tradizionale diffuso in Indonesia, Malesia e Brunei, noto per i suoi motivi geometrici e floreali.
Non è da escludere, poi, che alcune decorazioni rimandino anche al pepatran, motivo ornamentale tipico della tradizione artistica balinese, riconoscibile per le sue linee curve e per i motivi floreali e vegetali.
Dalla stessa visuale dall’alto possiamo scorgere anche una serie di strutture bianche separate dal resort, una delle quali sembra affiancata da un pallone rosso [4], dettaglio che farebbe pensare alla presenza di un Centro Pokémon nelle immediate vicinanze. Poco più in là si intravedono anche quelli che sembrano essere dei campi di lotta [5], verosimilmente destinati a ospitare alcuni dei nostri primi scontri.
Stando alle informazioni trapelate dal Teraleak, la nostra avventura dovrebbe iniziare proprio nella struttura alberghiera mostrata nel trailer. Il protagonista, o meglio il nostro avatar tredicenne, arriverebbe infatti lì insieme alla madre e al fratellino per trascorrere una vacanza lontano dalla frenesia della città d’origine, una grande metropoli ispirata a Kuala Lumpur, capitale della Malesia, dominata dalle Torri Petronas, due grattacieli alti circa 451 metri, costruiti in vetro e acciaio.
Così come accadeva in Pokémon Scarlatto e Violetto, anche in Pokémon Vento e Onda i design dei protagonisti presentano alcune differenze a seconda della versione. Il o la protagonista di Pokémon Vento mostra dettagli contraddistinti da un azzurro chiaro e indossa un cappello che richiama, almeno in parte, un panama. Lo zaino sembra molto leggero e in stoffa, con tanti scompartimenti per gli strumenti; inoltre, sulla fascia in vita compare un taschino aggiuntivo, assente invece nel design del o della protagonista di Pokémon Onda. In quest’ultimo caso, il personaggio è caratterizzato da un blu più intenso e da un cappello dal taglio più sportivo. Sulle spalle, uno zaino che, a differenza dell’altro, sembra essere meno ingombrante e adatto al contatto con l’acqua. In entrambe le versioni, comunque, i protagonisti portano con sé i simboli distintivi dei due giochi: un soffio di vento e un’onda stilizzata.
Questa differenziazione porta già a fare qualche considerazione interessante. Potremmo trovarci ancora una volta di fronte a due visioni tematiche differenti, un po’ come accadeva in Pokémon Scarlatto e Violetto con le rispettive Accademie e con il contrasto simbolico tra passato e futuro. Nel caso di Pokémon Vento e Onda, potremmo invece essere chiamati a seguire due linee di ricerca legate all’osservazione della natura: da una parte lo studio delle correnti del vento, dall’altra quello delle correnti marine. È un’idea su cui tornerò più avanti, soprattutto quando entrerò nel terreno della gimmick e dei leggendari, ma mi sembrava importante iniziare a seminarla già qui.
C’è poi un ultimo dettaglio che merita attenzione. Come accennato, i due design mostrano simboli che richiamano il vento e le onde; per puro esercizio di osservazione, ho provato a unirli, notando una certa somiglianza con un simbolo presente nei loghi giapponesi dei giochi, che da tradizione sembrano spesso anticipare elementi chiave o motivi ricorrenti della meccanica generazionale. Anche su questo punto torneremo tra pochissimo, ma intanto vale la pena fissare questa osservazione, sperando di non essermi spinto troppo oltre con l’immaginazione.
Il o la protagonista, oltre a zaino e taschini, sembra avere con sé anche una tavola simile a un hoverboard. Per chi segue da vicino le informazioni emerse dai leak degli ultimi mesi, questo dettaglio è tutt’altro che inedito, poiché rimanderebbe direttamente alla meccanica di mobilità della decima generazione. Quella tavola, infatti, sembrerebbe essere proprio il nuovo mezzo di locomozione di Pokémon Vento e Onda.
Si tratterebbe di un veicolo simile a un monopattino fluttuante, alimentato naturalmente da Rotom e collegato in maniera diretta a un Pokémon. Questo significherebbe che il mezzo non verrebbe guidato in senso tradizionale dal personaggio, ma si muoverebbe in relazione al Pokémon associato, quasi come se fosse il prolungamento della sua capacità di spostamento e delle sue abilità.
La particolarità più interessante, però, starebbe proprio nella sua adattabilità. Sempre stando ai materiali emersi dal Teraleak, il sistema sarebbe in grado di modificarsi dinamicamente in base al Pokémon collegato, consentendo così azioni come il volo, il surf e persino il ritorno delle immersioni subacquee. Se questa impostazione dovesse essere confermata, ci troveremmo davanti a una soluzione che rafforza non soltanto la dimensione esplorativa dell’avventura, ma anche l’interazione diretta tra giocatore, ambiente e Pokémon.
Come detto, la nostra avventura dovrebbe iniziare proprio nella struttura ricettiva vista nel trailer, teatro di quella che almeno in apparenza sembrerebbe una tranquilla vacanza in famiglia. Ma se dietro l’immagine di un resort paradisiaco si nascondesse qualcosa di molto più oscuro? Per rispondere, dobbiamo ancora una volta tornare ai documenti emersi dal Teraleak.
Stando alle informazioni trapelate, il proprietario di questo complesso dirigerebbe un’intera catena di resort e alberghi distribuiti nella regione. Il suo sogno, almeno in origine, sarebbe stato quello di costruire un ideale di armonia tra umani e Pokémon, un tema che negli ultimi anni è diventato sempre più ricorrente all’interno della serie. Qualcosa, però, sembrerebbe essere cambiato a seguito di un tragico incidente che avrebbe coinvolto la sua famiglia.
Sempre secondo il materiale circolato online, il gruppo antagonista della decima generazione sarebbe un’organizzazione interessata a espandersi per fini di lucro, guidata proprio dal direttore di una catena di hotel. E qui i pezzi iniziano a combaciare in modo quasi naturale: mettendo insieme gli indizi emersi dal Teraleak, viene spontaneo pensare che si tratti dello stesso personaggio. Se così fosse, il direttore del resort sarebbe anche il capo del team antagonista di turno, un uomo i cui ideali di equilibrio tra esseri umani e Pokémon, spezzati dal dramma personale vissuto, si sarebbero trasformati in qualcosa di molto diverso. Non più convivenza, ma controllo; non più armonia, ma il tentativo di governare la natura stessa per garantire la sopravvivenza della specie umana.
A gennaio 2026 hanno iniziato a circolare online anche altre informazioni provenienti dal Teraleak, relative alle diverse aree della regione. Tra queste, l’unico hotel citato esplicitamente sarebbe quello dell’Isola 1, che con ogni probabilità corrisponde proprio alla struttura mostrata nel trailer, mentre al momento non sembrano comparire altre strutture codificate con la stessa chiarezza. In compenso ricorrono con insistenza altre location che, per ora, mi limito soltanto a nominare, ma che tra pochissimo diventeranno centrali nel discorso (abbiate pazienza, i puntini si uniranno!): i Laboratori “Majin”.
Prima di concludersi tra le onde e i fondali marini popolati dai Lumineon, il trailer ci presenta anche i compagni della nostra nuovissima avventura: i tre Pokémon iniziali, Browt, Pombon e Gecqua.
I Pokémon iniziali: Browt, Pombon e Gecqua
A differenza di alcuni rumor circolati nelle settimane immediatamente precedenti al Pokémon Presents, che parlavano di Pokémon iniziali ispirati a un drago di Komodo di tipo Erba/Veleno, a una capra di tipo Fuoco e a un ornitorinco di tipo Acqua, ipotesi su cui anche noi ci eravamo soffermati in alcuni post social per valutarne plausibilità e coerenza; il trailer ci ha infine presentato Browt, Pombon e Gecqua, rispettivamente un pulcino, un cagnolino e un geco.
Vediamoli allora più da vicino, provando a capire quali possano essere le loro ispirazioni e in che direzione potrebbero svilupparsi le loro linee evolutive. Partiamo da Browt, il Pokémon iniziale di tipo Erba.

Categoria: Pokémon Pollegume
Tipo: Erba
Altezza: 0,3 m
Peso: 3,5 kg
Abilità: Erbaiuto
<<Questo Pokémon scorrazza in giro mentre le foglie che ha sulla fronte compiono la fotosintesi. È vivace e a volte un po’ goffo>>
La sua categoria è Pokémon Pollegume, che fonde chiaramente l’immagine di un pulcino con quella di un legume, nello specifico un cece. Già da qui si intuisce un’idea molto terrena, quasi agricola, che potrebbe riflettersi nell’intera linea evolutiva. Proprio per questo non trovo affatto improbabile che Browt possa evolversi in un Pokémon ispirato al kākāpō, grande pappagallo notturno endemico della Nuova Zelanda, incapace di volare e fortemente legato al terreno.
Non solo: il kākāpō è noto anche per il suo sistema di lek, in cui i maschi emettono richiami profondi e risonanti per attirare le femmine, sfruttando persino depressioni nel suolo per amplificare il suono. Se questa pista fosse corretta, Browt potrebbe incarnare fin da subito un rapporto molto stretto con la terra, ma anche con una dimensione sonora che tornerà utile più avanti.
Anche sul piano estetico e di design, il collegamento non è insensato: il piumaggio verde e giallo del kākāpō richiama effettivamente quello di Browt, almeno nella palette generale.

Categoria: Pokémon Cagnolino
Tipo: Fuoco
Altezza: 0,4 m
Peso: 6,7 kg
Abilità: Aiutofuoco
<<L’area sotto la sua gola viene illuminata dalla luce fioca creata dall’organo termico che ha nei polmoni. Questo Pokémon è mansueto e amichevole>>
Passando a Pombon, lo starter di tipo Fuoco, il riferimento più immediato sembra essere il Pomerania, razza canina di piccola taglia che potrebbe essere richiamata direttamente anche dal nome del Pokémon, verosimilmente costruito sull’unione di “Pomeranian” e “bonfire” (falò).
La parte più interessante potrebbe arrivare con la sua evoluzione finale. Una possibilità affascinante è che la linea di Pombon finisca per ispirarsi al Barong, e in particolare al Barong Ket, figura leonina della tradizione balinese associata alla protezione, all’equilibrio e alla dimensione rituale.
Il Barong non è solo una creatura mitologica: è anche una presenza profondamente legata alla performance, alla danza e all’accompagnamento musicale, elementi che potrebbero rivelarsi centrali se davvero Game Freak avesse scelto di costruire un filo conduttore sonoro per questi Pokémon iniziali.

Categoria: Pokémon Idrogeco
Tipo: Acqua
Altezza: 0,3 m
Peso: 4,3 kg
Abilità: Acquaiuto
<<Il Pokémon spara sfere d’acqua rimbalzanti dalla punta della coda. È molto intelligente e si muove con scaltrezza mentre si atteggia>>
Gecqua, infine, sembra avere legami piuttosto evidenti con il geco Tokay, una lucertola diffusa nel Sud-est asiatico. Il corpo bluastro, le grandi pupille verticali e le zampe con cuscinetti larghi richiamano bene questa specie, ma il dettaglio più interessante è forse un altro: il Tokay deve il suo nome proprio al richiamo emesso dal maschio, un verso forte, riconoscibile e quasi onomatopeico. Anche il nome Gecqua, in effetti, ha una musicalità particolare quando viene pronunciato, quasi volesse suggerire fin da subito una relazione con il suono.
Allo stesso tempo, la coda spessa potrebbe far pensare anche ad altre specie di geco, come quelle comunemente associate alla cosiddetta “coda grassa”, il che lascerebbe aperta la possibilità di un design costruito, come spesso accade, su più fonti d’ispirazione.
Se volessimo spingerci un passo oltre, allora, il filo comune tra questi tre Pokémon potrebbe non essere soltanto zoologico o geografico, ma anche concettuale:
- Browt richiamerebbe una forma di amplificazione sonora attraverso il lek del kākāpō;
- Pombon potrebbe rimandare al ritmo e alla percussione legati alla danza del Barong;
- Gecqua, invece, sembrerebbe incarnare l’elemento vocale, grazie al verso distintivo del geco Tokay.
È ancora presto per dire se questa lettura verrà confermata, ma come chiave interpretativa ha una sua coerenza, soprattutto se pensiamo alla tendenza di Game Freak a costruire linee di Pokémon iniziali accomunate da un tema condiviso.
In questo senso, acquista un interesse ancora maggiore anche un vecchio indizio lanciato dal leaker Billy/Rico, che in un post poi cancellato avrebbe pubblicato un indovinello sugli starter giocando con Hannah Montana. Forse stava davvero suggerendo un tema legato alla musica? Per ora resta solo una possibilità, ma è una di quelle possibilità che, dopo il trailer, suona un po’ meno fumosa.
Il fenomeno “Majin”
Siamo quasi alla fine di questo approfondimento, ma è proprio adesso che entriamo nella sua parte più densa e, forse, più interessante. Tra informazioni emerse dal Teraleak e dettagli offerti dalle immagini ufficiali, è il momento di iniziare a unire davvero i puntini lasciati nei paragrafi precedenti, per ragionare sui possibili sviluppi di trama e sulle implicazioni di lore di Pokémon Vento e Onda.
Parlando di trama e lore, è inevitabile pensare subito l’attenzione sulla nuova meccanica di gameplay che verrà introdotta in Pokémon Vento e Onda. Dopotutto, come accade ormai da diverse generazioni, la gimmick principale non è mai un semplice elemento ludico, ma finisce quasi sempre per intrecciarsi direttamente con la storia, con i leggendari della regione e con i temi centrali dell’avventura.
Dal Teraleak sappiamo che la meccanica di questa generazione sarebbe collegata alle condizioni meteo. Naturalmente non ne conosciamo ancora il nome ufficiale, ma nei documenti trapelati viene indicata con il nome di “Majin”. Il suo funzionamento preciso resta ancora poco chiaro, ma tutto lascia pensare a un sistema costruito attorno ai fenomeni atmosferici, che potrebbero influenzare mosse e abilità dei Pokémon e modificarne temporaneamente l’aspetto, come sembrerebbe suggerire anche il Pikachu mostrato qui sotto.
Nella lista trapelata delle aree della regione, che ho già citato in precedenza, compaiono inoltre diverse strutture denominate Laboratori “Majin”. Si tratterebbe di sei laboratori in totale, ciascuno legato a un tipo specifico, dettaglio che lascia pensare a una meccanica fortemente connessa non solo al meteo, ma anche ai tipi Pokémon. Secondo le indiscrezioni emerse finora, i laboratori confermati sarebbero i seguenti:
- Laboratorio “Majin” di tipo Fuoco;
- Laboratorio “Majin” di tipo Ghiaccio;
- Laboratorio “Majin” di tipo Terra;
- Laboratorio “Majin” di tipo Roccia;
- Laboratorio “Majin” di tipo Psico
- Laboratorio “Majin” di tipo Spettro (presente nei dati ma non localizzato in alcuna zona specifica).
A collegare questa meccanica ai materiali ufficiali ci pensano le immagini rilasciate il 27 febbraio 2026, e in particolare i loghi dei due titoli. Nei loghi giapponesi e coreani, infatti, compare un dettaglio che potrebbe rimandare direttamente proprio alla gimmick. Ciò non sarebbe affatto una novità. Fin da Pokémon X e Y, infatti, i loghi giapponesi dei giochi principali hanno spesso nascosto simboli poi rivelatisi collegati alla meccanica distintiva della generazione:
- Pokémon X e Y → simbolo della Megaevoluzione;
- Pokémon Sole e Luna → richiamo ai Cristalli Z e alle Mosse Z;
- Pokémon Spada e Scudo → rimandi visivi agli stadi di Galar e al fenomeno Dynamax;
- Pokémon Scarlatto e Violetto → simbolismo legato al fenomeno Teracristal.
Anche il logo giapponese di Pokémon Vento e Onda sembrerebbe quindi nascondere qualcosa.
Il simbolo in questione è circondato dai colori dell’arcobaleno e appare irradiato da una luce bianca, la stessa che nei loghi occidentali fa da sfondo al titolo. Un dettaglio che potrebbe non essere puramente decorativo, ma rappresentare anzi uno dei primi veri indizi visivi sulla natura della meccanica generazionale. Il motivo arcobaleno presente nel logo, unito alla luce bianca che lo attraversa, rafforza ulteriormente l’idea di una meccanica legata ai tipi. Più che un singolo effetto universale applicato indistintamente a tutti i Pokémon, “Majin” potrebbe quindi configurarsi come un sistema articolato in diverse varianti tipizzate, ciascuna collegata a un tipo specifico.
Vale la pena soffermarsi ancora un momento proprio sulla struttura del simbolo. A ben guardare, il logo sembra quasi evocare anche una “M”, un richiamo che potrebbe rimandare direttamente al nome Majin. È un’associazione che può sembrare immediata, ma non per questo banale: nella cultura pop, e in parte anche nell’immaginario folklorico da cui certi termini derivano, figure simili ai majin vengono spesso associate a segni, marchi o simboli inscritti sul corpo. Il riferimento più noto, naturalmente, è quello alla celebre “M” di Majin Bu in Dragon Ball, che ha contribuito a fissare questo immaginario anche nel grande pubblico.
Ma il simbolo inserito nel titolo giapponese potrebbe collegarsi anche a un’altra immagine, questa volta più vicina alla tradizione giapponese: quella dell’Hagoromo. L’Hagoromo, letteralmente “mantello di piume”, è il velo o nastro leggendario associato ai ten’nin, le creature celesti, e più in generale a esseri divini o sovrannaturali. È un elemento che richiama grazia, trascendenza e una natura che appartiene a un piano superiore rispetto a quello umano.
E se quel simbolo lo avessimo già intravisto anche nel trailer? In una delle panoramiche sulle acque della regione compare infatti una nuvola nera dall’aspetto piuttosto insolito, quasi fuori posto rispetto al candore delle altre nuvole e alla luminosità del cielo. Ho provato a osservarne meglio la forma, persino a ribaltarla, e il risultato richiama in modo sorprendente il simbolo presente nel logo giapponese. Non si tratta di una prova definitiva, naturalmente, ma di una somiglianza abbastanza forte da meritare attenzione. Ancora, una nuvola con questa struttura è ravvisabile anche nei primi secondi del trailer, proprio nel bozzetto dedicato a Pokémon Vento e Onda.
Qui il collegamento con il Teraleak diventa particolarmente interessante. Dai materiali trapelati sappiamo infatti che le aree raid della decima generazione sarebbero circondate da nuvole, il che rende plausibile l’idea che la nubi mostrate nel trailer possano essere proprio alcune di queste zone. All’interno di tali aree, descritte nelle informazioni non ufficiali come “mappe procedurali”, ipotizzo che potremmo incontrare Pokémon permeati dall’energia alla base del fenomeno “Majin“, creature cioè toccate da una forza superiore, naturale ma quasi divina, capace di alterarne non solo il potere, ma forse anche l’aspetto.
Per rendere più chiaro il concetto prendiamo come esempio ciò che abbiamo visto in Pokémon Spada e Scudo. Nei giochi di ottava generazione tutti i Pokémon avevano accesso alla Dynamax, assumendo tutti le stesse caratteristiche, prima tra tutte un aumento della loro dimensione (non entreremo nel dettaglio di cosa rappresenti quell’ingrandimento), ma solo alcuni, come per esempio Rillaboom, Cinderace, e Intelleon, potevano avere accesso alla Gigamax, che comportava anche un cambio di forma.
Pokémon Vento e Onda: Dentro la tempesta
Giunti a questo punto, è lecito domandarsi che cosa possa davvero nascondersi tra i mari e i cieli della nuova regione di Pokémon Vento e Onda e, soprattutto, quale forza sia in grado di scatenare il fenomeno che, finora, conosciamo con il nome di “Majin”. Per provare a rispondere, conviene partire proprio da questa parola e dal significato che porta con sé.
Il termine Majin (魔人 / 魔神) è infatti tutt’altro che neutro. In giapponese richiama figure sovrannaturali, spiriti, esseri demoniaci o divinità oscure, creature legate a un potere fuori scala e spesso sospese tra fascinazione e distruzione. Se davvero Game Freak ha scelto consapevolmente questo nome come riferimento interno alla gimmick, allora è possibile che la nuova meccanica non rappresenti una semplice evoluzione “naturale” delle capacità dei Pokémon, bensì qualcosa di più invasivo: una forza incanalata, manipolata, forse persino forzata dagli esseri umani per trasformare i Pokémon in ricettacoli di un’energia primordiale capace di alterarne aspetto, tipo e potenza.
In quest’ottica, i Laboratori “Majin” disseminati per la regione assumerebbero un significato molto più preciso: potrebbero essere strutture create per studiare, isolare e forse perfino catturare frammenti diversi di questa energia, codificandoli in forme tipizzate da applicare ai Pokémon come se fossero maschere divine, possessioni controllate e/o manifestazioni artificiali di forze naturali.
Qui torna in gioco il resort e il suo proprietario. Ho già citato più volte questa struttura e il suo proprietario, ma vale la pena tornare lì, perché è proprio in quel paradiso tropicale che i puntini iniziano a unirsi. Sappiamo infatti che il gruppo antagonista della decima generazione opererebbe agli ordini di un potente direttore d’albergo. La sua ideologia, secondo i leak, sarebbe chiara: natura e Pokémon devono essere controllati per garantire la sopravvivenza dell’umanità, attraverso tecnologie meteorologiche derivate dal potere dei Pokémon leggendari.
Se così fosse, dietro i misfatti di Pokémon Vento e Onda si nasconderebbe proprio uno dei primi personaggi che incontreremo: il gestore del resort, ma anche il proprietario di un’intera catena di strutture nella regione. E qui emerge un altro dettaglio interessante, che si ricollega a quanto accennato sopra. Nei leak sulla struttura geografica del gioco non sembrano comparire altri hotel chiaramente indicati sulle varie isole, mentre ricorrono con insistenza ben sei Laboratori Majin. Da qui nasce una possibilità affascinante: e se quei laboratori fossero nascosti proprio all’interno degli hotel? Se il rispettabile imprenditore dell’ospitalità fosse in realtà la mente dietro il team antagonista, e i suoi resort celassero i centri operativi di un progetto molto più oscuro? Del resto, non sarebbe la prima volta che la serie maschera le attività dei villain dietro facciate rispettabili o strutture commerciali: è successo con il Rifugio Rocket nascosto sotto il casinò di Kanto, i Laboratori Elisio celati dietro un café e, in forme diverse, anche con figure aziendali come Rose e Macro Cosmos a Galar.
Arrivati al resort, potremmo quindi essere coinvolti fin da subito in una ricerca su queste forze naturali. In Pokémon Vento, forse, l’indagine sarebbe incentrata sulle correnti d’aria; in Pokémon Onda, invece, sulle correnti marine e sulle maree. Una soluzione del genere spiegherebbe bene sia le differenze visive tra i protagonisti sia la possibile divergenza tematica tra le due versioni, un po’ come accadeva in Pokémon Scarlatto e Violetto con l’identità distinta delle Accademie Arancia e Uva. Resta naturalmente da capire se entrambe le linee di ricerca saranno presenti in tutti e due i giochi o se, al contrario, ciascuna versione enfatizzerà solo il proprio asse principale.
Muovendoci ancora nel pieno della speculazione, si potrebbe perfino immaginare uno scenario alla Hoenn, con due fronti ideologicamente opposti ma coesistenti:
- in Pokémon Vento, potremmo avere un team impegnato nello studio delle correnti e dell’energia del vento, deciso a trasformarla in energia “Majin” fino a provocare il risveglio del leggendario associato al cielo. Parallelamente, esisterebbe anche un secondo gruppo legato alle onde e alle maree, che, osservando dall’esterno gli esperimenti del team rivale, finirebbe per comprenderne i rischi, tentando di fermarlo o quantomeno di metterlo in guardia sulle conseguenze delle sue azioni;
- in Pokémon Onda accadrebbe l’opposto. Sarebbe il team interessato allo studio del mare e delle onde a spingersi troppo oltre, nel tentativo di convertire quella forza naturale in energia “Majin” e di richiamare il leggendario legato all’oceano. Il gruppo associato al vento, invece, assumerebbe il ruolo di controparte più lucida, comprendendo per primo la gravità della situazione e cercando di arginare i piani dell’altra fazione.
In questo modo, Vento e Onda potrebbero proporre non semplicemente due antagonisti diversi, ma due team speculari, entrambi presenti nel mondo di gioco e destinati a invertirsi i ruoli a seconda della versione.

Eppure, anche in questo scenario, resterebbe aperta una domanda ancora più grande: qual è la vera fonte di questa energia? Da dove nasce davvero il fenomeno Majin? Perché se vento e onde potrebbero esserne solo le manifestazioni più immediate, il nucleo della forza che alimenta tutto questo potrebbe trovarsi molto più in profondità. Continuate a seguirmi, perché è proprio qui che il ragionamento si fa ancora più interessante.
Prima di spingerci oltre con la speculazione, dobbiamo scomodare ancora una volta il Teraleak. Tra le informazioni trapelate non mancano infatti alcuni dettagli sui leggendari di copertina, che avranno un ruolo centrale nella trama della decima generazione.
Secondo gli script emersi online, i due leggendari principali sarebbero descritti in questo modo:
- il primo, legato al Vento, come una figura anziana che guida le tempeste e accompagna umani e Pokémon attraverso il potere del cielo e delle correnti;
- il secondo, legato alle Onde, come incarnazione dell’equilibrio marino, residente su un’isola remota circondata da mari impetuosi e legata alla guida attraverso la forza del mare.
Già da queste descrizioni emerge qualcosa di molto interessante: non sembrano semplici creature di potenza distruttiva, ma veri e propri guardiani morali e narrativi, simboli delle forze invisibili che collegano umani, Pokémon e natura.
È proprio qui che, quasi inevitabilmente, il pensiero corre a un possibile terzo leggendario. Se Vento e Onde rappresentano il Cielo e il Mare, viene naturale immaginare una terza entità capace di incarnare la Natura stessa, cioè il principio che permette a queste forze di propagarsi, connettersi e mantenersi in equilibrio. In altre parole, un leggendario “GAIA” (nome in codice dei giochi): il nucleo originario in cui le energie atmosferiche e marine convergono, e dal quale tornano poi a irradiarsi nel mondo.

A sostegno di questa idea c’è anche uno spunto culturale offerto dal Sud-est asiatico. Nella tradizione indonesiana esiste infatti la figura di Ibu Pertiwi, personificazione della madrepatria e della Terra, allegoria di Tanah Air, letteralmente “terra e acqua”. È una figura materna che incarna allo stesso tempo suolo, foreste, corsi d’acqua e mare, e che ben si presterebbe a ispirare una creatura capace di unire in sé cielo, oceano e natura vivente. In questo quadro, il leggendario del Vento rappresenterebbe il Cielo, le tempeste e le correnti d’aria; quello delle Onde incarnerebbe il Mare, le maree e gli abissi; il leggendario Gaia, invece, sarebbe il ponte naturale che tiene in equilibrio questi due poli opposti.
Un secondo pilastro mitologico che potrebbe rafforzare questa lettura è quello dei Naga, figure presenti in molte tradizioni dell’India e del Sud-est asiatico. Serpenti-drago semidivini, guardiani delle acque e del sottosuolo, i Naga sono spesso associati a fiumi, laghi, oceani, piogge, fertilità e al confine tra umano e divino. Se Game Freak avesse davvero costruito il trio leggendario come draghi, a partire da un immaginario di questo tipo, ci troveremmo davanti a una terza creatura che non rappresenta solo la terra in senso statico, ma il canale vivente attraverso cui scorrono e si regolano tutte le forze naturali della regione. In quest’ottica, i “Majin” non sarebbero altro che frammenti, derivazioni o appropriazioni artificiali di questa energia sacra, che l’essere umano tenta di incanalare e sfruttare.
Qui entriamo nel vero cuore della teoria. Sempre di più, infatti, mi convinco che Pokémon Vento e Onda ruoterà attorno a uno scontro tra forze naturali ancestrali, e che proprio da questo conflitto nasceranno i principali misteri della nuova regione. A suggerirlo non sono soltanto i leak, ma anche alcuni dettagli diffusi attraverso i canali ufficiali subito dopo il Pokémon Presents di febbraio.
Partiamo dal trailer. Dopo aver mostrato i titoli dei giochi, il filmato si chiude su una schermata nera accompagnata da un suono molto preciso, lasciato con tutta evidenza come teaser di qualcosa che deve ancora arrivare. Quel rumore ricorda chiaramente una tempesta: si sentono onde che si infrangono e forti venti che agitano il mare. Non sembra un semplice effetto messo lì per pura sceneggiatura del video, ma un indizio sonoro su ciò che potrebbe costituire il cuore del conflitto narrativo.
A rendere il tutto ancora più interessante è poi la localizzazione giapponese. In giapponese i giochi sono indicati come ポケットモンスター ウインド e ポケットモンスター ウェーブ (Pokémon Winds e Waves, ma in katakana), hashtag ufficiali usati sui social compare la forma #ポケモン風波. Scomponendo:
- ポケモン → Pokémon;
- 風波 → 風 (Wind, Vento) + 波 (Wave, Onda).
La cosa curiosa, però, è che nella possibile lettura on’yomi la combinazione 風波 può assumere la pronuncia fūha, termine che in giapponese può richiamare l’idea di avversità, turbolenza, disordine, e dunque, in senso più evocativo, quella di una vera e propria TEMPESTA.
Se a questo aggiungiamo il testo presente sul sito ufficiale:
“Nel corso di questa avventura, avrai l’opportunità di allearti con Pokémon di ogni sorta per superare le avversità e le forze della natura che potrebbero ostacolarti il cammino“
il quadro inizia a farsi molto più suggestivo. In modo quasi elementare, vento e onde che si scontrano generano tempesta. Allora la domanda diventa quasi inevitabile: Pokémon Vento e Onda ci metterà davvero di fronte a una trama costruita intorno allo scontro tra le forze della natura? I due leggendari di copertina finiranno per affrontarsi in una battaglia primordiale, scatenando il caos nella regione? E un terzo leggendario, incarnazione della Natura stessa, sarà costretto a intervenire per ristabilire l’equilibrio tra queste forze?
È qui che la meccanica “Majin” potrebbe trovare il suo ruolo più profondo. Se davvero rappresenta il tentativo umano di controllare, replicare o incanalare queste forze, allora non sarebbe solo un sistema di gameplay, ma il riflesso ludico del conflitto centrale della storia. Anche il simbolo presente nei loghi giapponesi e coreani sembra andare in questa direzione: è avvolto da colori arcobaleno e da una luce bianca intensa, la stessa luce che nei loghi occidentali occupa il centro del titolo. Letto in termini simbolici, questo dettaglio potrebbe alludere proprio alla ricomposizione del conflitto, o alla forza capace di governarlo.
Del resto, se vogliamo ragionare in termini semplici ma efficaci, dopo una tempesta cosa compare? La luce. Il sole. L’arcobaleno. Ritornano qui anche i simboli presenti sugli abiti dei protagonisti e sui due nuovi Pikachu. Osservati separatamente, richiamano semplicemente le identità delle due versioni, ma se li si prova a unire restituiscono una forma molto simile al simbolo presente nei loghi giapponesi e coreani. È un dettaglio che potrebbe non essere affatto casuale.
E se il cerchio al centro dei sei simboli rappresentasse un Sole? Da una parte sopra le onde, dall’altra avvolto o circondato dal vento. In questa lettura, il simbolo diventerebbe quasi la sintesi perfetta dell’intera generazione: la fine della tempesta, il ricongiungimento delle forze naturali, il punto in cui mare e cielo smettono di scontrarsi e tornano a essere parte di un equilibrio comune, tutto racchiuso nel ciclo infinito della natura e delle sue forze. Non a caso, secondo il Teraleak, il tema stesso dei giochi sarebbe proprio l’infinito.
Ci aspetta davvero questo in Pokémon Vento e Onda? È ancora presto per dirlo, ma la possibilità è affascinante. Il terzo leggendario potrebbe essere la creatura chiamata a dominare o riequilibrare i due leggendari di copertina, forse persino attraverso una forma superiore, una sorta di “forma tempesta” non catturabile (al pari di Floette Ange Ferox), destinata a incarnare il caos naturale prima del ritorno all’ordine.
Se così fosse, Game Freak starebbe preparando una delle costruzioni simboliche più ambiziose degli ultimi anni.
Siamo giunti alla fine di questa lunga analisi. Ora la parola passa a voi! Cosa vi aspettate dal nuovo titolo targato Game Freak? In attesa di scoprire di più su Pokémon Vento e Onda, vi invito a seguire le pagine del nostro sito per rimanere sempre aggiornati sulle notizie riguardanti il mondo Pokémon.
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