[SPECIALE di NATALE] Il signorino James e il mistero d’inverno

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La neve cadeva in soffici fiocchi che ricoprivano il mondo di bianco. In una sola notte i colori dell’inverno avevano invaso Kanto. James osservava il cielo nebuloso da una finestra dell’enorme villa di famiglia, rigirandosi tra le mani la spilla di smeraldi che avrebbe dovuto ornare il colletto del suo abito elegante. Il suono di un campanello indicò che il pranzo era servito, ma James avrebbe preferito andare fuori a giocare con Growlie che, in quel momento, si trovava tutto solo nella sua cuccia. La casetta costruita per il Pokémon era grande quasi quanto una vera abitazione, ma saperlo da solo riempiva James di turbamento. Dopotutto, il suo Growlie era solo un cucciolo, e impedirgli l’accesso alla sala da pranzo era per lui una crudeltà ingiustificata.

“Signorino James, la stanno aspettando. La sua deliziosa fidanzata è impaziente di rivederla!” disse il suo maggiordomo personale. James fece una smorfia di disgusto al pensiero di Jessiebelle, quell’odiosa bambina piena di fiocchi ridicoli dappertutto che i suoi genitori spacciavano come sua fidanzata. Aveva una voce squillante che lo infastidiva terribilmente e desiderava solo che sparisse dalla sua vita, così com’era apparsa di punto in bianco. James era ancora piccolo, e di certo non si sentiva pronto per una fidanzata.

La sala da pranzo era sontuosamente addobbata con festoni dorati e ghirlande di stelle di montagna, il cui colore rosso acceso si intonava alla perfezione con il pomposo vestito infiocchettato di Jessiebelle. James si chiese come avrebbe fatto a sedersi con tutta quella roba sul sedere, così come si era sempre chiesto come facesse ad appoggiare la testa sul cuscino con quella ridicola pettinatura.

“Amorino, sei arrivato da me! Sei ancora più bello di come ti ricordavo! Sei contento di vedermi? Ho fatto fare questo vestito apposta per te.” strepitò la ragazzina con la sua voce squillante. James fece due passi indietro sperando che nessuno se ne accorgesse, ma i suoi genitori, magicamente comparsi alle sue spalle, lo sospinsero verso il tavolo e lo fecero sedere di fianco al posto riservato alla sua fidanzatina, mostrando un’espressione di disappunto per la sua freddezza nei confronti di Jessiebelle. Qualcosa gli colpì una scarpa sotto il tavolo e lui scostò la tovaglia, trovandosi di fronte un Oddish che zampettava allegramente intorno alle gambe dei commensali.

“Perché il suo Pokémon può entrare e Growlie no?” chiese James, indicando la ragazzina che si era appena seduta (ma come aveva fatto, con quell’enorme fiocco sul fondoschiena?) di fianco a lui. La madre lo fissò come se la risposta fosse ovvia. “James caro, non vorrai far entrare quella creatura piena di peli nella villa! L’Oddish di Jessiebelle è delicato e regale, quindi si è meritato un posto alla nostra tavola.” rispose, chiudendo il ventaglio che aveva in mano e posandolo sul tavolo.

“Delicato? È solo erbaccia! Non mangerò niente finché Growlie non potrà entrare!” esclamò rabbiosamente James. Jessiebelle, che aveva preso Oddish in braccio, scoppiò a piangere di fronte alle parole del signorino e al suo comportamento scontroso, e questo scatenò una nuova ondata di ira dei suoi genitori. “Se non la smetti di comportarti così non riceverai nessun regalo stanotte!” lo sgridò la madre. Jessiebelle drizzò le antenne. “Regalo? Quale regalo?” esclamò, scordandosi di continuare a piangere. James conosceva già la storia, sebbene la sua presunta fidanzata venisse da troppo lontano per saperlo.

Da qualche tempo, durante la notte più fredda dell’anno, poteva accadere una magia. Nessuno sapeva di cosa si trattasse, ma al mattino i bambini e i ragazzi più piccoli che abitavano in quella precisa zona di Kanto trovavano un regalo vicino al letto. Non tutti però! Secondo la leggenda che aveva iniziato a diffondersi nei paesi adiacenti, soltanto i bambini che erano stati bravi durante l’anno trovavano il pacchetto colorato, mentre per gli altri non c’era nulla. James non era sicuro che fosse vero e, per verificare questa storia, aveva in mente di rimanere tutta la notte sveglio, rintanato nella cuccia di Growlie, e vedere chi arrivasse a portare il regalo. Secondo le previsioni, infatti, quella notte le temperature sarebbero drasticamente calate. Il momento perfetto per la consegna dei regali misteriosi! Ovviamente James non metteva in dubbio di essere stato buono, sebbene non avesse fatto un esame di coscienza particolarmente approfondito. L’anno precedente, al sorgere del sole dopo la notte più fredda di tutte, aveva trovato vicino al letto una scatola piena dei più deliziosi dolcetti che avesse mai mangiato, ed era sicuro di non essersi incattivito nel frattempo. Quindi il suo regalo era, per lui, una certezza. Doveva solo sopravvivere alla cena di famiglia.


Era notte inoltrata e il cielo formava una macchia grigiastra, le stelle nascoste dalla coltre di nubi cariche di neve. James, che era andato a letto vestito per prudenza, scivolò via dalle coperte e, indossando un pesante giubbotto, sgattaiolò fuori dalla villa, verso la cuccia di Growlie. Il cucciolo fedele accolse il suo ingresso scodinzolando e saltellando felice, e a James scappò una risata quando si avventò su di lui per leccargli la faccia. Insieme, il ragazzino e il Pokémon attesero, sbirciando dalla porta socchiusa, che “l’uomo dei regali” si facesse vivo. Con il passare dello ore, però, James iniziò a perdere la speranza poiché nessuno si era ancora fatto vivo. Accoccolato contro il caldo pelo di Growlie, si addormentò senza accorgersene quando la notte era ormai quasi alla fine. Ma, quando aveva abbassato le palpebre da quello che gli parve solo un attimo, un ringhio sommesso lo destò di colpo. Growlie aveva visto o sentito qualcosa!

Il ragazzino aprì la porta della cuccia appena in tempo per vedere un’ombra, del tutto differente da quella che avrebbe indicato la presenza di un essere umano, abbandonare la villa e dileguarsi nel bosco innevato. Durante la notte aveva ricominciato a nevicare e il silenzio intorno era totale. James e il suo fedele amico si lanciarono all’inseguimento, affondando a tratti nella neve fresca. Il bosco era buio e apparentemente deserto, ma il donatore di regali aveva lasciato una serie di orme sul suolo. Non si trattava di piedi umani ma di lunghe zampe a due dita simili a quelle dei Pokémon volanti. Le tracce sarebbero scomparse rapidamente ma erano ancora ben visibili, per cui James e Growlie iniziarono subito l’inseguimento. Un susseguirsi di orme di piedi e zampette decorava il terreno candido mentre i 2 si inoltravano nel bosco, cercando di non fare rumore. Tutto a un tratto, i segni lasciati dal donatore di regali scomparvero. La neve davanti ai loro occhi era intatta, un manto bianco completamente intoccato, come se nessuno avesse mai osato sfiorare quel luogo. Guardandosi intorno, mentre il respiro si condensava in nuvolette di vapore per via del freddo, James mise un piede in fallo e sentì il suolo mancargli da sotto le scarpe. Non si era accorto di una irregolarità nel terreno, e si ritrovò a precipitare lungo il fianco roccioso di un’altura, senza riuscire ad aggrapparsi per via della neve ghiacciata e scivolosa. Sentiva il suono del verso di Growlie che, impotente, era rimasto in cima e lo guardava cadere sempre più in basso. Dopo pochi secondi, James atterrò sul morbido manto di neve ai piedi dell’altura. Si sentiva stordito e rimase sdraiato per un po’ prima di riuscire a rialzarsi.

Davanti a lui si stendeva una strada di zampette di uccello. Non capiva come, ma aveva ritrovato la scia lasciata dal donatore di regali! Da lontano sentiva il verso il Growlie e sapeva di doverlo raggiungere, ma la curiosità era troppo forte, così si incamminò seguendo le tracce sulla neve. Non dovette fare molta strada: le orme terminavano ai piedi di un enorme albero cavo. Al suo interno, un Pokémon che non aveva mai visto prima era circondato da pacchi regalo, che estraeva meticolosamente da un sacco. Sembrava divertirsi mentre li impilava uno sopra l’altro e poi li faceva cadere, osservandoli mentre si sparpagliavano sul terreno. Le zampe erano proprio come quelle di un Pokémon uccello e terminavano con due dita. James si acquattò sulla neve mentre la creatura misteriosa si sedeva in mezzo ai pacchi e sbadigliava. Il sole sarebbe sorto a breve, forse il Pokémon aveva consegnato tutti i regali ai bambini buoni e quelli che aveva con sé erano avanzati. Ora che il mistero era stato svelato, James avrebbe potuto tornare a casa e rimettersi a letto prima che si accorgessero della sua assenza. Tuttavia, non gli fu possibile. Un boato fece sobbalzare sia lui che il Pokémon semi-addormentato in mezzo ai pacchi regalo. Due grossi Raticate sbucarono dagli alberi per avventarsi sul mostriciattolo sconosciuto, che non aveva nessuna via di fuga. James sentì di dover intervenire, ma era troppo impaurito per muoversi.

Due uomini completamente vestiti di nero apparvero davanti alla scena, incitando i Raticate ad attaccare e stringendo tra le mani una montagna di Poké Ball. Benché sconosciuto, era un Pokémon selvatico e, come tale, poteva essere catturato. James intravide una grossa R rossa sul maglione dei due uomini.

Ben lungi dal fuggire, il Pokémon misterioso afferrò un pacco regalo e lo lanciò contro gli avversari. Il pacco esplose sul muso di uno dei Raticate, mandandolo al tappeto.

Biiiird!

Con un verso rabbioso, anche gli altri pacchi vennero lanciati senza pietà, finché i due uomini e i loro Pokémon furono costretti alla fuga. James fissava la scena con occhi sgranati. Ecco perché i regali nell’albero non erano stati consegnati! Si trattava di pacchetti pericolosi. Il ragazzino osservò il Pokémon misterioso raccogliere il sacco con aria sconsolata e allontanarsi, sparendo nel bosco. Non aveva nessuna intenzione di seguirlo ancora. Il mistero era stato svelato e, inoltre, iniziava ad avere davvero troppo freddo per stare ancora all’aperto. Si alzò e iniziò a tornare sui suoi passi, chiedendosi come avrebbe ritrovato Growlie, quando davanti al suo naso comparvero due gambe fasciate di nero. Un uomo imponente si stagliava su di lui. Era vestito in modo elegante ma non sembrava soffrire il freddo.

“Dove si sono cacciati quei due buoni a nulla?” chiese, guardando James che, piccolo e tremante, lo fissava immobile.

Chi sei tu?” si azzardò a chiedergli.

“Qualcuno che desiderava mettere le mani su un Pokémon piuttosto raro, ma si è affidato alle persone sbagliate.” rispose l’uomo imponente, inginocchiandosi sulla neve per guardare James dritto negli occhi. “Ti sei perso?”

Il ragazzino negò con vigore. Voleva allontanarsi da quella presenza così imponente e inquietante.

“E cosa ci fai qui, lontano da ogni luogo abitato durante una notte così fredda?” chiese lo straniero, grattandosi il mento con fare interrogativo. James, trovando tutto il coraggio che aveva, gli spiegò come fosse inciampato e caduto giù da un’altura, lasciando il suo Growlithe in cima ad aspettarlo. La curiosità di vedere il Pokémon misterioso, che elargiva doni ai bambini e ai ragazzi durante la notte più fredda dell’anno era stata troppo forte, sebbene ci fossero ancora molti punti interrogativi sulla questione. Con sua enorme sorpresa, finita la storia l’uomo si offrì di riportarlo dal suo Pokémon. Estrasse dalla tasca una Poké Ball e la lanciò verso il terreno. La sfera si aprì e comparve un maestoso Persian, il folto mantello rilucente alla luce dei primi raggi di sole.

“Ci penserà lui a portarti dal tuo Growlithe. Saltagli in groppa, avanti! Ma attento al pelo, se glielo stringi troppo forte lo farai infuriare!

James esitò prima di arrampicarsi sul dorso di quel bellissimo Persian. Non era molto grande, ma era forte a sufficienza da reggerlo senza perdere la sua agilità. Prima che il Pokémon partisse per riportarlo da Growlie, l’uomo elegante lo fermò con un’ultima domanda.

“Quello che hai visto era un Delibird, un Pokémon introvabile qui a Kanto. In alcune regioni, addirittura, ho sentito dire che è sempre inverno. Dimmi, ragazzo, non ti sarebbe piaciuto poterci mettere le mani sopra?”.

James rifletté sulla domanda, stringendosi il giubbotto per trovare un po’ di calore.

“Io credo…credo di sì, mi sarebbe piaciuto. Ma credo che non sarebbe stato giusto farlo.” rispose, titubante.

“Non dovresti lasciare che regole imposte da altri stabiliscano cosa sia giusto o sbagliato. Dovresti essere tu a deciderlo. Insegui i tuoi desideri senza obbedire a nessuno, e un giorno potrai diventare grande. Quel giorno, forse, ci incontreremo di nuovo.”


Il sole era ormai sorto quando James lasciò Growlie nella cuccia per sgattaiolare di nuovo in camera sua. Persian era riuscito a risalire l’altura e riportarlo dal suo Pokémon in breve tempo grazie ai suoi sensi sviluppatissimi. Una volta entrato in camera, il ragazzo si sdraiò sul letto ma subito scorse, con la coda dell’occhio, un pacchetto incartato di giallo e rosso accanto alla finestra. Questa volta non era certo di meritarselo, eppure la tentazione di aprirlo era troppo forte, così James afferrò il pacco e iniziò a sciogliere il fiocco vaporoso. La carta dorata e liscia si strappò facilmente sotto le sue mani, liberando una scatola al cui interno si trovavano i due stivaletti da neve più morbidi che avesse mai toccato. Erano della sua esatta misura e gli scaldarono i piedi in un baleno, non appena li indossò. James ricordò gli strani e deliziosi dolcetti che aveva trovato nel pacco l’anno precedente, e pensò che gli sarebbe piaciuto ricevere regali tutti i giorni. Se Delibird fosse stato suo, gli avrebbe chiesto di riempirlo di pacchi regalo. Avrebbe potuto persino ordinarglielo, e il Pokémon avrebbe obbedito. Ripensando alle parole dell’uomo che aveva incontrato nel bosco, James pensò che avrebbe voluto impossessarsi di Delibird a tutti i costi.

Guardando fuori dalla finestra con gli stivali ancora ai piedi, il ragazzo pensò che sarebbe stato facile fuggire da quella villa e da quella vita, lontano dai suoi genitori che pretendevano troppo da lui, lontano da Jessiebelle che era insopportabile e dispotica e lontano da quella casa troppo grande, che sembrava vuota. Avrebbe potuto cercare l’uomo elegante e lavorare con lui per trovare i Pokémon più rari del mondo, a cominciare da Delibird. Forse Growlie avrebbe potuto accompagnarlo nelle sue avventure.

Con questi pensieri, James si infilò sotto le coperte, sapendo di avere poco tempo per dormire prima che qualcuno lo chiamasse per la colazione. Sì, se ne sarebbe andato. L’ultima cosa che vide prima di chiudere gli occhi fu il fiocco rosso del pacco che aveva appena scartato. Era caduto sul pavimento e si era attorcigliato in una forma che assomigliava a una lettera. Sembrava proprio una R.

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