Cosa si cela sotto il panno di Mimikyu? Una storia di fantasmi e vecchie bambole di pezza

Non aver paura di una vecchia bambola, ma di cosa si nasconde al suo interno.

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Soffre molto la solitudine e, per poter avvicinare gli esseri umani e gli altri Pokémon, cela il suo tremendo aspetto sotto a un panno.

Chi ha assaggiato il sapore amaro della solitudine capirà sicuramente l’enorme motivazione che spinge qualcuno a cercare di uscire da questo stato di tristezza e desolazione. Quando si è soli ci si sente rifiutati, emarginati, inferiori e depressi. I sentimenti negativi prendono il sopravvento riempiendo il cuore di rabbia, invidia e frustrazione, e trasformano anche i caratteri più benevoli e pacifici in sfere di collera, pronte a gettarsi sugli altri per disintegrarne la felicità.

Qualcuno potrebbe pensare che chi soffra di solitudine se lo sia meritato, probabilmente a causa di un temperamento poco socievole o di azioni malvagie compiute a discapito degli altri, che potrebbero giustificare l’emarginazione di qualcuno e gettare su chi è solo una luce nera di odio e cattiveria. Ma cosa accade quando si viene abbandonati a causa del proprio aspetto? Questo è quello che è successo al piccolo Mimikyu. Se avete un cuore fragile abbandonate la storia, perché essa parla di maltrattamenti e di una solitudine dalla quale si è cercato di fuggire disperatamente, fallendo a ogni tentativo.

Il vero aspetto di Mimikyu è totalmente sconosciuto. Quasi nessuno lo ha mai visto e chi ha avuto la sfortuna di vederlo non è riuscito a raccontarlo perché, a causa della terribile visione, non ha potuto parlare mai più. Questo è quanto è stato documentato da uno studioso, appassionato di Pokémon al punto da spingersi a cercare, con tutte le forze, di scoprire uno dei misteri irrisolti più grandi del mondo delle creature tascabili: qual è il vero aspetto di Mimikyu?

Benché non sia dato a nessuno conoscere la risposta a questa domanda, esistono diverse linee di pensiero. Una teoria molto seguita sostiene che Mimikyu altro non sia che una forma alternativa di Shuppet, il Pokémon Pupazzo originario della regione di Hoenn. Moltissimi punti accomunano le due creature tascabili. Entrambe, infatti, hanno l’aspetto di una bambola, e l’evoluzione Banette è un pupazzo vero e proprio. Non è da escludere che alcuni Shuppet, giunti ad Alola, si siano adattati all’ambiente acquisendo nuove caratteristiche, un nuovo aspetto e persino un nuovo tipo, com’è accaduto a molti Pokémon della regione di Kanto.

Una seconda scuola di pensiero sostiene, invece, che Mimikyu sia lo spirito di un Pikachu morto molti anni fa sulla cima della Torre di Lavandonia, uno dei cimiteri più famosi del mondo Pokémon. Il dolce mostriciattolo tascabile era il fidato compagno di Rosso, l’Allenatore di Pokémon più forte che abbia mai scalato la vetta del Campioni. Dopo la morte del suo migliore amico, si narra che Rosso abbia iniziato a vagare alla ricerca di un Pikachu che potesse sostituire quello che aveva perso, catturando moltissimi esemplari e spingendoli allo stremo delle forze in un’ossessionante ricircolo di dolore.

Infine, un’ultima teoria è a favore dell’ipotesi che il vero aspetto del Pokémon sia proprio il pupazzo e non ciò che si nasconde al di sotto di esso. Mimikyu, secondo i sostenitori di quest’idea, ingannerebbe i nemici fingendosi lo spirito nascosto al di sotto del mantello, ma si tratterebbe di un’illusione per celare la verità. Questa rimane, tuttavia, l’ipotesi meno seguita tra tutte.

Tuttavia, al di là di tutte le teorie che sono state formulate per tentare di indovinare il mistero del panno, qual è la vera storia di Mimikyu?

Questa storia inizia 20 anni fa, sullo scaffale di un negozio di giocattoli. A quei tempi, grazie al successo di Pikachu, Pokémon particolarmente amato sia dai bambini che dagli adulti per il suo aspetto tenero e dolce, i peluche a sua immagine e somiglianza sommersero i negozi colorandoli di giallo. Un ragazzino da Biancavilla iniziò un lungo viaggio per diventare l’Allenatore più forte del mondo con, al suo fianco, proprio un Pikachu, dal quale non si è mai separato. Il successo della sua impresa spinse molti altri aspiranti Allenatori alla ricerca di un esemplare del Pokémon Topo da portare in giro per la regione di Kanto, e il sogno di diventare Campione della Lega Pokémon si propagò a macchia d’olio, insieme all’amore verso tutti i Pikachu. Un amore, tuttavia, che ebbe anche un risvolto negativo.

Credits: starsoulart

Esisteva un altro Pokémon, perennemente nascosto nell’ombra, celato dal buio della notte o dagli edifici scuri, in modo che nessuno potesse vederlo. Il nome che gli venne attribuito in seguito fu Mimikyu. Non si sapeva della sua esistenza perché coloro che ne venivano a conoscenza non avevano scampo. Il suo aspetto era così terrificante da provocare morte certa a coloro che lo guardavano negli occhi, e terribili shock a chi si limitasse a intravederlo nella semi oscurità. Ancora oggi non si conosce il numero di vittime che fece, seppur involontariamente, ma l’odio che nacque nel suo animo per il suo aspetto e per l’amore che aumentava nei confronti del piccolo Pikachu lo portarono a desiderare di essere accettato allo stesso modo.

Una notte un Mimikyu particolarmente coraggioso, stanco della solitudine in cui viveva, si intrufolò in un negozio di giocattoli, appiattendosi per infilarsi sotto la fessura della porta. Era silenzioso e nel buio più totale. Le sagome dei pupazzi sembravano spiriti maligni acquattati sugli scaffali e pronti ad attaccarlo, gli occhi vitrei fissi davanti a loro. Nessun rumore spezzava la quiete, ma le ombre erano molteplici e si intrecciavano in forme mostruose sul pavimento. Con gli occhi luccicanti di rabbia e invidia, Mimikyu colpì uno degli scaffali, facendo cadere a terra diversi pupazzi. In quel momento il suo vero aspetto riempì il negozio, mentre studiava le bambole di pezza sul terreno. Tra di esse vi era un Pikachu imbottito di cotone. Una delle mani artigliate del Pokémon colpì il pupazzo, svuotandolo dell’imbottitura e riducendolo a un panno sgonfio e lacero. Poi, con un rumore simile al soffio del vento, Mimikyu scomparve all’interno del mantello di stoffa, prendendone possesso.

Il suo aspetto si conosce soltanto da questo punto della storia in poi. Nascosto sotto le sembianze di un Pikachu di pezza, Mimikyu iniziò a girovagare alla ricerca di amici e di un posto in cui vivere, che gli permettesse di uscire dall’ombra ed essere amato. Ma tutti si accorsero che era diverso dagli altri Pokémon e fuggirono, lasciandolo solo e detestato. Un sentimento di rancore, odio e rabbia crebbe in lui, che si allontanò dalle città e dai posti abitati per continuare a vivere in solitudine il resto della sua vita.

Passarono gli anni e il mantello di stoffa, che Mimikyu non si tolse mai, iniziò a rovinarsi. Il giallo acceso divenne un grigio scolorito, i bottoni degli occhi si staccarono e le cuciture della bocca si disfecero. Il panno lacero, vecchio e sporco somigliava sempre meno a un Pikachu e sempre più all’ombra di un Pokémon. Con l’aiuto di una scatola di pastelli per bambini, Mimikyu disegnò sulla testa del pupazzo due occhi neri, una bocca e il rosso delle guance, ma l’effetto fu quello di un’inquietante bambola mal riuscita. Le lunghe orecchie si raggrinzirono e iniziarono a penzolare come stracci luridi.

Il fantasma continuò a vivere dentro il panno, girovagando in cerca di una casa, finché un giorno non accadde l’evento che gli diede finalmente una dimora: un grande negozio, chiamato Supermarket Affaroni, venne costruito al Villaggio Tapu, luogo dell’isola di Ula Ula sacro a Tapu Bulu, severo protettore che vive tutt’ora ai margini del deserto. Il Pokémon, in collera contro gli uomini che avevano osato sfidarlo costruendo un edificio tanto imponente su un terreno sacro, scatenò la sua ira sul Villaggio. Il Supermarket Affaroni venne abbandonato, in completo disuso e semi distrutto. Non poteva esistere posto migliore per Mimikyu, che trasformò l’edificio nella sua dimora. Ogni cosa, all’interno, era in armonia con l’aspetto del Pokémon. Gli scatoloni gettati a terra, gli scaffali divelti, i peluche sporchi e impolverati, il pavimento scricchiolante e la mancanza quasi completa di luce resero l’ambiente perfetto.

Mimikyu si insediò in uno stanzino cupo, adornando le pareti di immagini, fotografie, articoli di giornale riguardanti Pikachu, rappresentato sempre vivace e sprizzante di felicità o al fianco del suo Allenatore. Sembrava quasi che il Pokémon Fantasmanto volesse aumentare l’odio nei confronti degli altri e la consapevolezza della propria solitudine osservando immagini di episodi felici che lui non avrebbe mai potuto vivere.

Passarono molti anni prima che qualche Allenatore coraggioso, venuto a conoscenza del segreto del fantasma al Supermarket Affaroni abbandonato, trovasse il coraggio di varcare la soglia e immergersi nell’oscurità per cercarlo. Ancora oggi, il terrificante aspetto di Mimikyu non è noto a nessuno. Se il panno si rompe, il fantasma passa tutta la notte a tentare di ripararlo. Quando il collo del pupazzo si spezza accidentalmente durante una lotta, si può sentire un lamento straziante provenire dal cuore del mantello. È Mimikyu che grida disperato, prima di mettersi all’opera per riparare il danno.

Non ha ancora trovato qualcuno che sappia amarlo, e l’unica cosa che prova è una grande rabbia per coloro che, giudicandolo in base al suo orribile aspetto, si sono rifiutati di aprire il cuore a un’amicizia che avrebbe rotto la sua solitudine.

Questa storia non ha un lieto fine, perché il Pokémon dall’aspetto sconosciuto vaga per l’edificio abbandonato senza meta, profondendosi in grida di pianto per il dolore che, negli anni, non ha potuto fare altro che aumentare, spinto dal disprezzo che tutti, umani e Pokémon, hanno riversato su di lui.

Chissà se un giorno qualcuno in grado di amarlo varcherà la soglia dell’edificio abbandonato che è diventato la sua casa e lo porterà con sé, facendogli scoprire le gioie dell’affetto e della luce del sole. Al momento non è ancora accaduto, e l’unico suono che si sente provenire dal Supermarket Affaroni è un lamento straziante. Il lamento di qualcuno che ha provato a vincere la sua solitudine ma non ci è riuscito.

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