Abbiamo approcciato Gecko Gods, curiosa creatura di InResin, dalla prospettiva di chi ama gli animali e, allo stesso tempo, la tranquillità. Dopo pochi minuti siamo stati accontentati: libertà totale di muoversi fra le pareti di un vasto mondo tridimensionale nei panni di un piccolo geco, unita alla tranquillità di un arcipelago sperduto, dove antichi macchinari e dipinti rupestri accompagnano la leggera brezza delle onde rilassanti.
Non servono tante parole per spiegare il senso del gioco, del resto i gechi non parlano. Per qualche motivo inspiegabile, il nostro piccolo geco è un predestinato, capace di rimettere in moto antichi marchingegni di un passato rituale, divino e dimenticato. Per farlo, dobbiamo arrampicarci nei luoghi più disparati, da ampie distese verdi a tortuosi labirinti, dove trappole e puzzle ambientali ci aspettano pronti per mettere alla prova le nostre abilità.
Non esistono timer (o almeno quasi mai) e neppure veri e propri nemici capaci di metterci i bastoni fra le ruote. L’unico vero e proprio nemico, se vogliamo identificarne uno, è la noia. Troppo spesso i rompicapi a cui siamo messi di fronte sembrano semplici e ripetitivi. Sia chiaro: il mondo di gioco non lo è affatto. Abbiamo apprezzato infatti moltissimo l’estetica delle varie isole e della mitologia dei rettili protagonisti. Non si tratta sicuramente di un’epopea nascosta alla Elden Ring, ma la cornice estetica c’è e non è da buttare (considerate anche le pretese del titolo). Tuttavia, in queste isole spesso si gira in tondo facendo sempre le solite poche cose.
Collezionabili nascosti e monete scambiabili sono disponibili in tutta la mappa, visitabile in totale libertà una volta sbloccata la nostra barca (si, un geco può guidare una piccola barca). Fra antichi manufatti e vasi da rompere per collezionare il contenuto, arriveremo, prima o poi, a risvegliare le antiche divinità e dare un senso alla profezia che ci accompagna lungo il tragitto. Gli unici ostacoli veri e propri, in questo cammino, sono gli sviluppatori stessi.
La bellezza e tranquillità della mappa, purtroppo, è spesso rovinata da texture insufficienti, compenetrazioni fra il nostro geco e l’ambiente, e una cura per la telecamera di gioco semplicemente superficiale. Purtroppo, quella che poteva essere una creativa cozy adventure, da gustare nelle spiagge al sopraggiungere delle vacanze, verrà quasi sicuramente dimenticata prima che l’estate inizi. Il potenziale c’era, ma la poca cura lo ha gettato via.
Restiamo ancorati alle immagini iniziali: vento, onde, tranquillità, pace e amore per gli animali. Tutti questi elementi si possono trovare in Gecko Gods, anche se traballanti e mai convincenti fino in fondo. Da questa esperienza ci portiamo a casa una lezione: non tutti i giochi devono essere capolavori per dover essere giocati e bisogna lasciar spazio anche a quelli meno impattanti. Gecko Gods rimarrà uno dei tanti libri letti, ma dimenticati nella libreria una volta terminati. Tanto potenziale, poco risultato. Avanti il prossimo…
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