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Life is Strange: Reunion, Recensione: Quando il passato ritorna

Life is Strange: Reunion porta una degna conclusione alla storia iniziata nel capitolo precedente, ma non è esente da piccoli difetti.

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   · 7 min lettura Recensioni
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Life is Strange: Reunion è finalmente uscito, regalandoci l’ultima avventura che vede protagonista non solo Max Caulfield, ma anche Chloe Price, amica d’infanzia che abbiamo conosciuto nel primo capitolo e nel prequel interamente dedicato a lei.

Dai tempi di Life is Strange 2, il brand non appartiene più a Don’t Nod, che ha pubblicato tre titoli della serie tra i più iconici, tra cui il primo, un’avventura grafica che vede Max e il suo potere di riavvolgere il tempo come fulcro della storia. Deck Nine, in collaborazione con Square Enix, ha quindi pubblicato vari titoli, tra cui un timido e poco approfondito Life is Strange: Double Exposure, che ha soddisfatto pochi fan.

Con Life is Strange: Reunion, invece, hanno voluto creare un capitolo che permettesse ai fan di riavvicinarsi alla serie e riscoprire quanto, a volte, avere un potere non sia un dono, ma un fardello da portarsi addosso, che possiamo considerare una vera e propria colonna portante di tutti gli altri titoli, eccetto Double Exposure.

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Le fiamme del passato

Ancora una volta giocheremo nei panni di Max Caulfield che, dopo mesi dagli ultimi avvenimenti e con l’aiuto di Moses, caro amico conosciuto all’interno dell’università Caledon, a Lakeport, scopre che i suoi poteri, tornati a essere legati alla manipolazione del tempo, non sono necessariamente collegati a una tempesta, a meno che non coinvolgano eventi di grande portata.

Dopo un fine settimana a New York per una mostra fotografica e dopo essere diventata professoressa all’università, Max torna e viene a sapere che è divampato un incendio, vedendo con i suoi occhi morire moltissime persone, tra cui Moses.

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Ignorando gli avvertimenti di Moses, Max decide di fare un salto nel passato tramite una foto, uno degli iconici poteri del primo capitolo che le consente di proiettare la sua mente indietro nel tempo. Torna così a tre giorni prima dell’incendio, decisa a fermarlo.

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Nel frattempo veniamo a sapere che il precedente utilizzo dei poteri di Max, che ha portato alla fusione delle due realtà per salvare Safi, la sua nuova amica alla quale è molto legata, ha influenzato anche Chloe, che ora si ritrova viva ma con i terribili ricordi della sua morte, decidendo quindi, circa dieci anni più tardi, di ritrovare Max dopo che i suoi messaggi non venivano più visualizzati, probabilmente per via di un paradosso temporale.

Chloe è un personaggio fondamentale che potremo giocare e che, con la sua iconica meccanica dei dibattiti, le “gare di insulti”, aiuterà Max nella sua ricerca della verità e nello scoprire chi abbia deciso di bruciare l’intero campus, probabilmente mosso dalla rabbia e coinvolgendo moltissime persone innocenti.

L’autunno tra colori e suoni

Life is Strange: Reunion è un gran ritorno per la serie, mostrandoci paesaggi mozzafiato nello stile iconico che la contraddistingue, abbandonando il clima freddo e gelido dell’inverno di Double Exposure e abbracciando l’autunno, che con i suoi colori caldi, le foglie e le giornate in cui si respira aria pulita ha caratterizzato anche il primo gioco della serie.

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In questo caso è stato fatto un passo avanti davvero grande per l’esplorazione e l’investigazione introducendo non solo i luoghi della Caledon che abbiamo già visto nel precedente gioco, ma ampliando moltissimo il campus e rendendolo esplorabile nella quasi interezza. Abbiamo apprezzato particolarmente questa scelta, che ha dimostrato l’impegno degli sviluppatori dopo l’ultimo titolo.

I luoghi hanno una vivacità davvero sorprendente che rende piacevole l’esplorazione e coinvolge molto il giocatore, quasi volendoci abbracciare per farci dimenticare i problemi del presente. Il gioco presenta poi delle colonne sonore di notevole livello, tra canzoni di caratura internazionale, come We Fell in Love in October di Girl in Red, e varie nuove tracce che trasportano il giocatore in un’atmosfera ricca di significato.

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Il peso delle scelte

Ciò che questi giochi fanno bene è riprendere tutto ciò che Don’t Nod ha saputo creare e trasportarlo nel tempo: alcune meccaniche iconiche, come i poteri di Max e le dispute di Chloe, funzionano ancora molto bene, così come l’ambientazione e l’esplorazione, accompagnate da un maggiore approfondimento dei personaggi secondari, che nel capitolo precedente erano stati caratterizzati poco. Il titolo si ispira quindi molto al primo capitolo, risultando però a volte una trasposizione fin troppo fedele di ciò che abbiamo già visto.

Tutto ciò che nel capitolo precedente era stato appena accennato è ora più approfondito, come nel caso dei personaggi di Reggie, che non aveva un ruolo centrale, e Loretta, impegnata nelle indagini sull’Abraxas, una società segreta della Caledon, qui maggiormente sviluppata. Tuttavia, il gioco non è esente da piccoli buchi di trama che hanno un peso nella storia e che avrebbero meritato maggiore approfondimento.

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Inoltre, rispetto al capitolo precedente, qui si torna a riflettere maggiormente sui poteri e sui loro utilizzatori, sia quelli di Safi che di Max, chiedendoci se siano veri doni o fardelli, e se sia giusto usarli per sé stessi, come fa Safi, o per gli altri, come Max.

Altro spunto interessante è il modo in cui Chloe e Safi affrontano la dualità causata dall’unione delle linee temporali, rivivendo momenti in cui erano vive e altri in cui erano morte. Tuttavia, Safi rimane un personaggio impulsivo che avrebbe meritato un maggiore approfondimento, soprattutto riguardo alle sue motivazioni nel capitolo precedente.

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Non è da nascondere che la scelta di riportare Chloe abbia fatto storcere il naso a molti, soprattutto a chi l’aveva sacrificata in nome di Arcadia Bay, proprio come me. Anche se nel contesto del paranormale tutto è possibile, la storia del primo Life is Strange sembrava ormai conclusa.

Senza entrare negli spoiler, il ritorno di Chloe è risultato gestito in modo convincente e ben integrato nella narrazione, mantenendo le sue caratteristiche iconiche e mostrando una crescita coerente. Tuttavia, questa scelta evidenzia uno dei limiti del titolo: la difficoltà nel distaccarsi dai capitoli precedenti.

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Reunion riesce infatti a colpire soprattutto chi ha già vissuto le vicende della serie, risultando più significativo per i fan di lunga data rispetto ai nuovi giocatori. Il ritorno di Chloe funziona molto bene sul piano emotivo, ma rafforza anche la sensazione che il gioco faccia ancora troppo affidamento sul passato.

Proprio per questo, pur essendo un capitolo necessario per chiudere il cerchio aperto con Double Exposure, viene spontaneo chiedersi se non sia arrivato il momento per la serie di voltare pagina, abbandonando i riferimenti ai capitoli precedenti per costruire qualcosa di completamente nuovo.

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Infine, ciò che ha sorpreso è stato vedere come il rapporto tra Max e Chloe sia cambiato: ora sono adulte, Max è convinta della sua scelta di rimanere alla Caledon e non si lascia più trasportare come faceva da adolescente, mentre Chloe, pur essendo meno impulsiva, mantiene sempre un carattere forte, come possiamo vedere durante le “gare di insulti”.

Prestazioni e accessibilità

Il gioco è stato testato su PS5 e mostra un’inclusività ampia: permette di evitare scene con stimoli potenzialmente sensibili, calibrare i colori per il daltonismo e scegliere tra modalità grafica e prestazioni.

La modalità grafica offre dettagli impressionanti ma gira a 30 FPS, con alcuni momenti in cui si nota una breve calibrazione degli elementi poiché non completamente caricati sullo schermo. La modalità prestazioni, a 60 FPS, risulta invece più fluida e di godevole fluidità.

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Un’altra caratteristica è l’assenza dei capitoli, una scelta innovativa ma che elimina una funzione a cui molti giocatori erano affezionati. In passato, infatti, permetteva di confrontare le proprie decisioni con quelle degli altri risultando utile ad elaborare ciò che la storia voleva raccontare. Non è però un aspetto necessariamente negativo, perché consente di vivere la storia in modo più personale, anche se rappresenta una delle rinunce più evidenti del titolo.

Conclusioni

Life is Strange: Reunion è quindi un titolo che risultava davvero necessario per la serie, poiché, concludendo ciò che Double Exposure aveva raccontato, permette di dare un addio significativo a Max. Il comparto grafico e le colonne sonore supportano molto bene la storia, che abbandona una certa leggerezza passata per tornare a una profondità tipica di questi giochi.

Non è certo un titolo perfetto perché, nonostante le innovazioni davvero positive che porta, ci si chiede se l’ispirazione al primo capitolo, sicuramente necessaria per l’intento della storia, sia stata forse riproposta in maniera eccessiva, risultando a tratti poco coraggiosa. Speriamo quindi che il futuro del franchise possa tornare a storie inedite capaci di emozionare, abbandonando con coraggio il passato.

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Il titolo è disponibile per varie piattaforme, tra cui PS5, al prezzo di 49,99€, ed è presente anche una versione Deluxe da 59,99€, che abbiamo avuto la fortuna di provare e che include un fumetto digitale, un artbook digitale, la colonna sonora e un documentario dietro le quinte, tutti contenuti molto interessanti.

Voto: 8.5

Pro
Grafiche e colonne sonore di alto livello
Ritrovata profondità narrativa
Personaggi ben trasportati nel tempo
Contro
Eccessivo legame al primo capitolo
Piccoli buchi di trama
Piccoli cali di prestazioni nella modalità grafica

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Fonte Life is Strange: Reunion
avventura grafica Life is Strange PlayStation scelta

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