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Paradise Marsh, Recensione: la palude non è mai stata così incantevole

Cattura gli insetti e anfibi che popolano questa palude da sogno: abbiamo provato Paradise Marsh per Nintendo Switch

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   · 4 min lettura Recensioni
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Può una palude desolata essere metafora della vita stessa? Paradise Marsh è un breve indie nato dai due anni di lavoro di Etienne Trudeau e il suo minuscolo team col sogno di realizzare un’opera interamente propria e originale. Questa piccola avventura ci catapulterà in una colorata palude abitata da insetti e ranocchie da acciuffare, scoprendo a poco a poco le vere motivazioni di questa esplorazione.

Saltellando nella palude

Questo titolo in prima persona lascia al giocatore il piacere di scoprire completamente da solo cosa fare, facendogli letteralmente cadere dal cielo un retino per catturare le creaturine che abitano la palude. Non vi sarà richiesto altro se non cacciare insetti, rane e rospi fino allo sfinimento mentre si ammirano i diversi biomi e lo scorrere delle giornate.

Le varie zone sono infatti caratterizzate da climi differenti e di conseguenza creature e piantagioni uniche: nei boschi autunnali per esempio gli alberi si tingono di sfumature di rosso e arancio mentre delle zucche crescono indisturbate in mezzo agli spaventapasseri e le libellule svolazzano in giro. Allo stesso modo, le lucciole saranno presenti solo di notte, i ragni solo su determinati alberi. Ogni creatura ha anche delle peculiarità nella cattura che non ci verranno spiegate finché non ne cacceremo un esemplare per la prima volta, registrandolo nel nostro Pokéde… ehm, diario, registrandone tutte le informazioni.

La notte, in base alla quantità di animali catturati, delle stelle inizieranno a orbitare sugli alti pilastri che imperano nella palude e potremo riportare le creature in cielo dove occupano un proprio spazio in forma di stelle. Il firmamento di Paradise Marsh è composto da 12 costellazioni, una per specie, che ci faranno compagnia nelle nostre notti solitarie.

Da oggi però odio le rane. La solitudine infatti si farà sempre più presente man mano che cattureremo ogni creatura il numero di volte prestabilito, facendole perciò sparire dalla palude: a un certo punto siamo rimasti solo noi e le rane, quelle ultime due introvabili rane mancanti che scappando in acqua ci hanno richiesto minimo un’ora di estenuanti ricerche (fare time skip sedendovi sulle panchine potrebbe aiutare a resettare gli spawn e velocizzare il processo).

Se prima la palude all’inizio è una piacevole passeggiata nella natura, nelle fasi finali diventa quasi un incubo che si ripete a oltranza – tutte le aree sono interconnesse tra loro senza muri invisibili o mappe definite e si finisce per andare alla spasmodica ricerca delle ultime creature.

Acque basse, messaggi profondi

Ricostruite tutte le costellazioni però si accede al reale finale del gioco che ci concede finalmente un’interpretazione completa e si spiega in maniera più ampia. Il bello di Paradise Marsh è infatti tutta la sua lore narrata dai criptici messaggi in bottiglia, dalle poesie dei pennuti che ogni tanto incontreremo sul nostro cammino, dalle parole delle anime ormai libere che abbiam riportato al cielo. Ogni creatura ha un carattere particolare e una propria idea della vita, del lavoro, dell’amore che condivideranno con noi mentre teniamo gli occhi al cielo.

Interagire col mondo di gioco sarà sempre sorprendente e gratificante come quando stesi i panni ad asciugare è apparso uno strumento musicale! Questo è solo uno dei tanti piccoli segreti sparsi per la palude che solo i più curiosi tenteranno di scoprire. Proprio la musica sembra una componente fondamentale di questa avventura, ma spesso risulta fin troppo assente: sono presenti per lo più suoni ambientali e qualche incantevole melodia che varia in base all’area, ma in più momenti il gioco ci è sembrato vuoto da questo punto di vista. Forse una scelta per rendere più realistica la situazione in cui il giocatore si ritrova?

Un mondo di bug

La nostra esperienza è stata minata da svariati bug, cosa molto comune nei titoli sviluppati da poche persone, ma lo stesso account ufficiale del gioco ha confermato che verranno risolti. Si è sentito un rumore assordante in alcuni momenti, ci sono stati prepotenti cali di frame e sul finale il gioco si è chiuso a causa di un errore. A quanto pare la patch non è ancora stata approvata, ma presto tutto dovrebbe risolversi e dovrebbero essere introdotti anche degli achievements.

Inoltre, i movimenti della telecamera possono essere difficoltosi, ma per fortuna le impostazioni sono ampie e prevedono anche diverse opzioni di accessibilità. Vi consigliamo di smanettare con quelle prima di entrare nel vivo della caccia, anche per regolare la grandezza dei pixel che in modalità portatile possono essere troppo grossi se impostati su “normale”. In modalità fissa potreste anche azzardare l’uso dei pixel più grandi disponibili per provare l’ebrezza di una caccia più complessa e dallo stile retro.

In conclusione, Paradise Marsh è una piacevole avventura che vi occuperà giusto qualche ora, ma vi farà riflettere sulla nostra esistenza mortale grazie alla sua scrittura poetica e filosofica. Nonostante i visibili problemi tecnici che si spera verranno risolti, il prezzo di 9,99€ lo rende una piacevole scoperta che potreste pensare di provare se vi piacciono gli scenari aesthetic, amate catturare bestiole col retino e riflettere sul senso della vita.

Voto: 7

Pro
Piacere della scoperta
Ambientazioni piacevoli
Scrittura poetica e profonda
Varietà di cattura e minigiochi
Contro
Bug che hanno minato la nostra esperienza di gioco (risolvibili con patch successiva)
Fasi finali tediose e ripetitive

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