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Ghostrunner, Recensione: katana cyberpunk e adrenalina in formato Switch

Ghostrunner è il nuovo action frenetico pubblicato da 505 Games e sviluppato dai team One More Level, Slipgate6 e 3D Realms.

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   · 5 min lettura Recensioni
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Morire è questione di un attimo. Basta una sfilettata, una lama fulminea nel punto giusto per cadere. La Signora incappucciata e tetra può giungere a raccogliere chiunque, anche noi stessi, i Ghostrunner.

L’action edito da 505 Games, sviluppato congiuntamente da One More Level e Slipgate6 ci vede impersonare un soldato ben addestrato, una sorta di superuomo plasmato con un solo dogma: colpire per primo. Dopo il lancio sulle altre piattaforme principali, il titolo sbarca su Nintendo Switch anche in formato cartuccia, lasciando intatto tutto il suo concentrato di frenesia, platforming e sapore arcade. Adattare un concept nel quale adrenalina e altri elementi la fanno da padrone all’ecosistema Switch non è cosa da poco e gli autori sono dovuti scendere a qualche compromesso. Per vestire i panni di un Ghostrunner, è necessario abbracciare la morte, venire a patti con essa e non temerla mai, perché tra l’uccidere e il perire esiste solo una sottile linea, quella della nostra lama.

Ultimo baluardo

Uccidere richiede talento, riflessi, è un compito di precisione che pertanto merita un contesto, una giustificazione. Quella del Nostro arriverà in seguito a un po’ di riscaldamento, a un’introduzione inscenata ad hoc per permettergli di ricordare i suoi talenti letali dopo il risveglio sulla torre Dharma. La criptica struttura rappresenta il nido degli ultimi sopravvissuti a un misterioso cataclisma colpevole di avere decimato la popolazione. Il grattacielo svetta su un mondo distopico a tinte cyberpunk, accogliendo l’umanità, nascondendo però un nuovo presagio.

Tra quelle fredde mura si annida Mara, che dopo un colpo atto ad acquisire potere, ora tiene in scacco tutti gli abitanti. La Keymaster, così come è nota, si rivela pertanto la scusa per attivare il Ghostrunner numero 74, il protagonista Jack. A farlo e a guidarlo con l’uso della sua voce è l’Architetto, ideatore della torre ed ex collega dell’antagonista principale. Insinuandosi nella mente dell’ultimo poliziotto killer, lo accompagnerà fino alla sommità dell’edificio, in un tortuoso zigzag di game over ed eliminazioni. Semplice ma incisiva, la trama riesce nell’obiettivo d’incuriosire il giocatore, spingendolo ad avanzare, uccisione dopo uccisione. Un compendio di modelli del genere cybepunk, pur lasciando sullo sfondo alcuni topoi del genere, calibrato sulla volontà di concentrarsi sul gameplay.

Licenza di uccidere

L’agente 74 è stato risvegliato e indottrinato per distruggere Mara e il suo esercito, in fretta. Imbracciata una versatile katana, potremo lanciarci nella missione con una visuale in soggettiva adatta alle necessità di un gameplay fatto di schivate, attacchi istantanei, salti e arrampicate. Pur non avvicinandosi al campo dei gdr, la progressione è galvanizzata da un sistema nel quale concatenare vari tipi di potenziamenti, il Subsystems Calibration Panel. Ben trentasei slot liberi per le abilità speciali distinte in Lampo, Tempesta, Marea e Supremo andranno a comporre un albero di talenti che incentiva la sperimentazione.

Sarà ora possibile sfruttare un bullet time durante un balzo, ora rispedire al mittente un proiettile, ora generare un’onda d’urto contro i nemici. È bene dosare il loro uso, dal momento che si ricaricano soltanto zittendo gli avversari. Proprio il cybervuoto, l’area dove immergersi per potenziare il protagonista, racchiude alcune ispirazioni dalla letteratura del genere da cui il gioco attinge, esplicandole tuttavia in maniera frettolosa e senza guizzi d’impatto alcuno.

Su nel cyberspazio

Ghostrunner è un terreno fertile per speedrunner, beneficiando di un level design ora piuttosto guidato da indicatori cromatici e luminosi, ora più tortuoso e tutto da studiare. Il platforming può definirsi in effetti un secondo antagonista, costringendo Jack a districarsi tra rampini, piattaforme elettrificate, piattaforme semoventi, lame rotanti, discese e altro ancora. Concentrarsi sulle corse acrobatiche – un po’ à la Mirror’s Edge – e insieme agli avversari rappresenta la vera sfida di tutti i 17 i livelli che compongono l’opera prima di One More Level. Caratterizzati da una difficoltà crescente, questi richiederanno un tempo variabile per il completamento basato sulle abilità personali, rendendo arduo quantificare una durata specifica complessiva.

Non che manchi il fattore rigiocabilità: come accennato, ogni tipo di utente potrà trovare un incentivo a continuare un livello, a completarlo senza sbavature, o ancora a riprovarlo con una tattica differente. Dopotutto né L’Architetto, né tanto meno Mara, ammettono errori e ogni zona va ripulita senza mai essere sfiorati, ammettendo solo la perfezione esecutiva. Peccato per una gestione non sempre ben calibrata della difficoltà, scadendo in un trial and error a volte troppo marcato. In materia di puro gameplay, si notano alcune sbavature nelle hitbox degli attacchi e momenti di confusione nei salti.

Ghostrunner

Architetture grafiche e la sfida di Switch

Mentre un’ambientazione cyberpunk classica si concentra su una metropoli, sporca, capace d’inghiottire chiunque ai suoi meccanismi, quella di Ghostrunner si rannicchia nella torre Dharma. Ecco che, a parte qualche scorcio di un mondo ormai passato, a dominare sono le mura di cemento, le pareti di metallo e pochi altri pattern spesso ripetuti. Un alternanza di scenari interessanti e altri più smorti che in qualche modo devono asservire il cuore del gioco, il comparto ludico. A questo si lega anche la colonna sonora, sempre in grado d’infondere una buona dose di adrenalina per proseguire.

Lo accennavamo in apertura e ora lo argomentiamo: Ghostrunner non dà il suo massimo su Nintendo Switch, per più ragioni. Da un lato il porting si lascia andare a una certa pigrizia nelle dimensioni dei caratteri dei testi, così piccoli da risultare quasi illeggibili, dall’altro ripensare i controlli per l’ammiraglia della grande N non deve essere stato facilissimo. Nel complesso l’esperienza risulta godibile, ma consigliamo di affidarsi a un Pro Controller per una maggiore comodità. Non si salva benissimo nemmeno l’aspetto puramente tecnico e grafico, dal momento che gli sviluppatori hanno dovuto diminuire vistosamente i dettagli delle texture, quanto soprattutto il field of view, ostacolando la vista di nemici in lontananza. In quest’opera di ridimensionamento rientra anche il frame rate, bloccato a 30.

Ghostrunner chiede al giocatore di fare un patto con la morte, cioè, con il game over. Essere sconfitti più e più volte non è un segno di debolezza, ma solo il primo passo di un viaggio ascendente ad alto tasso di adrenalina. Con una storia abbastanza intrigante da convincere di volta in volta a proseguire, è proprio il gameplay a sorreggere l’intera impalcatura, inciampando però in un bilanciamento non brillante della difficoltà e in una direzione artistica non sempre all’altezza. L’edizione per Nintendo Switch soffre di tanti, troppi accorgimenti dovuti al porting da piattaforme più consone. Sarebbe stato auspicabile un maggiore studio della console ibrida, anche solo con qualche accorgimento a essa dedicato.

Ghostrunner è disponibile sul Nintendo eShop dal 9 dicembre 2020 al prezzo di 29,99 euro.

Voto: 7.3

Pro
Buona trama che mantiene alta la curiosità del giocatore fino alla fine
Gameplay ad alto tasso di adrenalina, anche per gli amanti di speedrun
Contro
I compromessi per la versione Switch lo rendono un porting piuttosto problematico
Alcune leggerezze nell’art design come dei pattern ripetuti

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