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Giocare ai titoli Nintendo rende più intelligenti, lo dimostra uno studio

Uno studio mostra come la massa di materia grigia in determinate aree del cervello sia maggiore in chi ha giocato ai videogiochi.

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   · 4 min lettura Nintendo
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L’infanzia dei giocatori e dei fan di titoli Nintendo è sicuramente stata ricca di colpi di scena ed emozioni. Basti pensare alla soddisfazione provata nel superare l’ultimo livello dello Special World di Super Mario World, oppure all’emozione di trovare la Spada Suprema in The Legend of Zelda! Il mondo dipinto da Nintendo è enorme, ricchissimo, colorato, traboccante di tesori, sfide all’ultimo minuto, avversari temibili e compagni di viaggio divertenti.

Durante gli anni ’80 e ’90 la pressione contro i videogiochi era molto minore di quella che si avverte oggi. I bambini potevano facilmente rimanere a giocare per diverse ore, senza che qualcuno si preoccupasse di mandare in tilt il loro cervello o che potessero diventare violenti e instabili. Grazie a questo, un’intera generazione di piccoli giocatori ha avuto la possibilità di crescere seguendo i dettami dei titoli Nintendo. La cosa sorprendente è che, secondo recenti studi, chi ha giocato nei molti mondi messi a disposizione dal colosso di Kyoto ha un’intelligenza maggiore!

Nel 2013 un gruppo di ricercatori dell’Istituto Max Planck di sviluppo umano di Berlino è giunto alla conclusione che i videogiochi aumentano la massa di materia grigia in importanti aree per l’orientamento spaziale, la memoria, il pensiero strategico e le capacità motorie. Un vero e proprio toccasana per il cervello! I ricercatori hanno messo a confronto, tramite risonanza magnetica, il cervello di un gruppo di persone adulte che avevano giocato a Super Mario 64 tutti i giorni per due mesi con quello di chi, invece, non aveva mai giocato. Dallo studio è emerso che la materia grigia nell’ippocampo destro, la corteccia prefrontale e alcune parti del cervelletto erano aumentate nei soggetti giocatori rispetto agli altri. Il direttore dello studio, Simone Kühn, ha affermato:

Questo dimostra che alcune zone del cervello possono essere allenate appositamente con i videogiochi.

Ma i benefici non sono finiti qui! Andrew K. Przybylski, ricercatore della Oxford University, ha iniziato uno studio per capire come i videogiochi influenzassero il comportamento psicosociale dei ragazzi. Ha esaminato un gruppo di soggetti tra i 10 e i 15 anni, chiedendo loro di segnare quante ore al giorno passassero davanti ai videogiochi, dopodiché ha eseguito un test sulla personalità. Dallo studio è emerso che gli adolescenti che utilizzano in modo moderato i videogiochi possiedono un maggiore adattamento psicosociale.

Rispetto ai non-giocatori, i bambini che normalmente investono 1/3 del loro tempo libero giornaliero nei videogiochi hanno mostrato livelli più elevati di comportamento prosociale e soddisfazioni di vita, e livelli inferiori di problemi di condotta, iperattività, problemi tra pari e sintomi emotivi.

Secondo uno studio della Brigham Young University, giocare insieme cementifica il rapporto tra fratelli e incita alla collaborazione di gruppo. Inoltre, le bambine che giocano insieme ai genitori sviluppano una maggiore sanità mentale e un rapporto più forte con la madre e il padre.

La sviluppatrice di giochi Jane McGonical ha tenuto diverse conferenze in materia. Sostiene  che molti giocatori hanno utilizzato la regola “diecimila ore per il successo“, secondo la quale è possibile diventare un maestro nella propria disciplina se si sono spese almeno diecimila ore in qualcosa prima dei 21 anni. Ecco perché, secondo Jane, le persone intorno ai 30 anni o poco più giovani rappresentano la prima generazione di videogiocatori virtuosi.

Mark Zuckerberg, celebre fondatore di Facebook, attribuisce il suo successo anche alle ore passate dietro i videogiochi Nintendo, affermando (in una sessione di Domanda & Risposta del 2015):

Non sarei mai diventato un programmatore se non avessi amato i videogiochi da bambino.

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Comunication ha rivelato che i bambini che giocano online nel tempo libero ottengono ottimi risultati nei test di valutazione internazionali. Alberto Posso, autore per il Royal Melbourne Institute of Technology, ha espresso il proprio parere a riguardo:

Quando si gioca ai videogiochi, si risolvono puzzle per arrivare ai livelli successivi, spesso sono necessarie conoscenze generali e nozioni matematiche.

Il risvolto della medaglia, in ogni caso, esiste ed è reale. Molti studi dimostrano che i videogiochi hanno effetti negativi sul comportamento e sulle prestazioni cognitive. La chiave del successo è la moderazione. Trascorrere diverse ore (o magari giorni) una volta ogni tanto chiuso nella propria stanza per cercare di superare l’ultimo livello di Super Mario Bros. 3 non è grave, dimostra determinazione e desiderio di raggiungere un obiettivo ambizioso, e questa è una dote molto utile nella vita.

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