Kena: Bridge of Spirits è finalmente uscito anche su Nintendo Switch 2. Il titolo sviluppato dal team indipendente Ember Lab esce originariamente nel 2021 per PlayStation e PC, colpendo da subito per la sua estetica da film d’animazione. Ma l’aspetto carino e coccoloso nasconde una profondità inaspettata.
Tra fasi action, platform ed enigmi ambientali, verremo a conoscenza del passato del mondo corrotto che ci circonda, di come si è ridotto in queste condizioni e di come liberarlo da questo male. Kena: Bridge of Spirits è una perla rara, che sa unire stile, narrazione e gameplay in un’esperienza imperfetta ma piena di amore e carattere.
Accettare la morte e lo scorrere del tempo
Quando una persona muore, gli viene dedicata una maschera di legno. Queste maschere si riducono in polvere col passare del tempo, simboleggiando il pacifico percorso dello spirito verso la vita successiva. Le Guide Spirituali sono individui che hanno il compito di accompagnare gli spiriti in difficoltà nel loro cammino. Questi individui sono preziosi, in quanto molti degli spiriti rimangono ancorati alla vita terrena, lottando contro le leggi della Natura.
La protagonista Kena è proprio una di queste Guide Spirituali, in viaggio verso il Santuario della Montagna, fonte dell’energia ancestrale della Terra. Nel suo cammino incontrerà un villaggio, ai piedi della Montagna, completamente in rovina, corrotto da una strana energia maligna che blocca le strade e genera mostri fatti di legno. Questa energia si mette fra lei e la Montagna.
Nella ricerca di un modo per raggiungere il Santuario, Kena si imbatterà nelle poche anime rimaste nel villaggio: una coppia di piccoli fratelli, un’ingegnera e ricercatrice, un anziano consigliere; e cercherà di aiutare loro e gli spiriti corrotti ad accettare la morte e il passaggio del tempo. Il gioco è quindi sostanzialmente diviso in tre atti.
In ciascuna delle fasi del gioco veniamo a conoscenza del passato dello spirito che vogliamo aiutare e dei motivi per cui non riesce a staccarsi dalla vita terrena. Questo avviene non solo tramite a delle animazioni molto cinematografiche, a metà tra lo stile della Pixar e lo Studio Ghibli, ma anche grazie all’ambiente che ci circonda. Un’ambiente che dà la costante impressione di decadenza.
Per tutta la nostra avventura però avremo più occasioni di ridare dignità a questo luogo dimenticato, e non solo con l’avanzamento della trama. Molte meccaniche di gameplay prevedono proprio la riabilitazione delle zone incontaminate. Che sia rimettendo a posto delle statue cadute in terra, rimuovendo la corruzione da un luogo di culto o semplicemente ripulendo le strade del villaggio. Ciò permette di raccogliere Karma, una risorsa utile che approfondiremo in seguito.
Il nostro viaggio sarà quindi all’insegna dell’accettazione del passato in vista di un futuro prospero. La Natura e lo svolgimento naturale degli eventi non vanno combattuti oppure ostacolati, ma vissuti, senza venirne travolti, ma rialzandosi ad ogni caduta. Perché lottare superbamente contro la Natura porta a una sconfitta certa, prima grande influenza di Hayao Miyazaki nel gioco.
Ma non è tutto rosa e fiori. Se infatti i primi due atti del titolo sono avvincenti e toccanti, l’ultimo è ripetitivo e sbrigativo, eccezion fatta per il finale epico ed emozionante. Altre due grandi difetti sono il doppiaggio, molto innaturale, e la traduzione italiana. L’adattamento compie in certi frangenti degli errori imbarazzanti, che nella migliore delle ipotesi fanno solo storcere il naso, nella peggiore alterano lo svolgimento della trama.
La quantità compensa la qualità
La struttura del gioco è molto semplice: ogni atto ha lo stesso scheletro ludico tra fasi d’azione, esplorazione ed enigmi fino alla boss fight di fine capitolo. Lo schema è dunque ripetitivo e già dopo una decina di ore si sente, ma il gioco non dura così tanto da diventare noioso, se non forse nello svolgimento dell’ultimo atto. I due strumenti principali con cui Kena dovrà affrontare i suoi nemici e muoversi nel villaggio sono il suo bastone e i Rot, delle creaturine nascoste in giro per la mappa tanto carine quanto potenti.
Questi Rot, che ricordano molto le creature che Miyazaki inserisce sempre nei suoi lungometraggi, sono appunto disseminati in giro per la mappa di gioco. Possono essere paragonati ai semi korogu di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, ma tranquilli, sono molto più semplici da trovare. Questi possono essere utili per spostare degli oggetti, ripulire l’ambiente dalla corruzione, bloccare i nemici o addirittura scagliare potenti attacchi combinati con il bastone di Kena.
Per i Rot è possibile anche comprare dei cappellini in delle apposite bancarelle. Questi cappellini vanno però prima trovati nella mappa, aggiungendo un altro tipo di collezionabili al gioco. I collezionabili sono parecchi e vengono anche segnati sulla mappa, per la gioia dei completisti. Questi non rappresentano né una sezione di gameplay particolarmente brillante, né una sfida difficile, ma se una volta finito il gioco, che dura una quindicina di ore, avete ancora fame di Kena: Bridge of Spirits, sono sicuramente un passatempo gradevole.
La mappa è quindi piena di aree segrete con oggetti nascosti, ma questi punti sono generalmente semplici da raggiungere. Non aspettatevi enigmi complicati o una mappa stratificata, perché il level design del gioco è sì abbastanza aperto, ma comunque lineare e limitato. L’esplorazione è quindi piacevole, ma non fa urlare al miracolo. Lo stesso discorso può essere fatto sui combattimenti.
Le fasi d’azione sono divertenti e stratificate, senza però diventare quasi mai una vera sfida. Nel corso della partita la protagonista sbloccherà nuove abilità ampliando il proprio set di mosse con arco (che purtroppo non è supportato dalla modalità mouse dei Joy-Con 2), bombe e scatto. Vi è anche un minimale albero delle abilità, sbloccabili con il Karma, che si può raccogliere come spiegato in precedenza, ma anche dando da mangiare ai Rot.
Kena diventa quindi sempre più forte, dando al giocatore una grande quantità di approcci per combattere. Le battaglie risultano però abbastanza semplici a difficoltà normale, tranne che nel secondo atto, picco assoluto della fase action del titolo. Il segmento peggiore invece è di nuovo l’ultimo, che presenta un boss finale memorabile ma poco altro. I combattimenti sono comunque ben costruiti. Soprattutto nelle battaglie con i boss, le ambientazioni e la colonna sonora danno al momento un’epica non da poco, mentre le strategie di combattimento sono divertenti e interessanti in alcuni frangenti.
Infine, il titolo presenta un corposo post-game. Come già detto è possibile collezionare diversi oggetti, ma sono presenti anche delle sfide aggiuntive. Ci sono i rematch dei vari boss, dei combattimenti con limitazioni particolari e anche una modalità New Game Plus. Qui vi porterete dietro tutto ciò che avete raccolto nella partita precedente, ma affronterete sifde generalmente più difficili o anche modificate appositamente.
Un porting discreto per un titolo che meritava di più
Questo è uno di quei videogiochi che quando lo vedi ti viene da pensare “Questo gioco sembra un film“. La qualità delle animazioni e dei modelli è infatti ai livelli delle grandi case di produzione del cinema d’animazione.
L’estetica, sebbene non sia nulla di nuovo, risulta comunque originale e con una sua anima, e il design dei mostri e dei personaggi è ben caratterizzato e memorabile, anche se già visto. La natura è viva, anche grazie al comparto sonoro del titolo. Grazie ai rumori ambientali è facile immergersi in questi ambienti selvaggi e abbandonati. Il tutto è accompagnato da una colonna sonora di ottimo livello, che però non rimane impressa nella memoria se non per alcune tracce, come quella del villaggio.
Le prestazioni su Nintendo Switch 2 poi sono di un livello buono. La qualità del porting è poco sopra la sufficienza. La potenza della console permette infatti di spingersi anche oltre a ciò che è stato fatto. Il frame rate è stabile sui 30 fps e senza alcun tipo di calo, sia in portabilità che in modalità docked. Lo stesso discorso può essere fatto per la risoluzione, mentre in modalità portatile è troppo invadente l’aliasing, che si nota parecchio ma non debilita l’esperienza complessiva.
Conclusioni
Kena: Bridge of Spirits è sicuramente un titolo con tanto amore e tanta poetica, a tal punto da riuscire a compensare i difetti che ha. Ci saranno pure delle lacune, ma i personaggi che racconta e le loro vite sono vere e vissute. Per quanto il giudizio finale debba tenere conto di tutti gli aspetti del titolo, l’esperienza complessiva è una di quelle capaci di segnare nel profondo chi le vive, con la sua storia toccante e il suo aspetto aggraziato. Il gioco è disponibile sul Nintendo eShop in sconto a 31,99€ fino al 2 aprile.
Voto: 7.8
Quei carinissimi Rot
Tantissime attività secondarie
L’ottima regia dei combattimenti
L’estetica e le animazioni sono di altissimo livello
È molto semplice immergersi negli ambienti naturali
Doppiaggio e adattamento italiano da rivedere
Schema ludico ripetuto più volte
Esplorazione e sistema di combattimento potevano essere più approfonditi
Porting Nintendo Switch 2 con qualche sbavatura
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