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MIO: Memories in Orbit, Recensione: l’estetica non è tutto

Abbiamo provato a lungo MIO: Memories in Orbit per Nintendo Switch 2. Vediamo insieme le nostre impressioni generali.

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   · 7 min lettura Recensioni
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MIO: Memories in Orbit è l’ultima aggiunta di spessore nel panorama videoludico indipendente che si affaccia ai metroidvania. Gli sviluppatori francesi di Douze Dixièmes hanno voluto inserirsi in questo difficile ambito, pieno di concorrenza illustre, con un’opera estremamente peculiare. MIO: Memories in Orbit mescola un’estetica mozzafiato ad ambientazioni sci-fi, portandoci in un mondo di macchine organiche che strizza l’occhio a Cronenberg e Moebius.

In questa recensione scopriamo se la formula di Douze Dixièmes riesce a dire qualcosa di nuovo o si perde nel mare del suo genere. Soprattutto, però, capiamo se l’estetica fine che il titolo offre riesce ad essere è accompagnata anche da ottime esperienze di esplorazione e combattimento, altri punti cardine dei metroidvania. Pronti a immergervi in un mondo di intelligenze artificiali e animali meccanici?

Estasi per gli occhi

Iniziamo proprio dal fiore all’occhiello di MIO: il comparto estetico. Il team sembra aver lavorato maniacalmente alla realizzazione di ogni centimetro quadrato di mappa che vediamo con i nostri strabiliati occhi. Lo sfondo è sempre pieno di elementi ambientali che contestualizzano il momento, di animaletti meccanici che fluttuano e imponenti strutture che costituiscono il Vascello, imponente struttura spaziale nella quale ci troviamo.

Il mondo di gioco sembra costantemente pennellato sullo schermo delle nostre console, con una scelta di colori sempre vivaci e adatti alle diverse ambientazioni. Il significato dei colori stessi, inoltre, si mescola perfettamente al sottobosco narrativo del gioco, con elementi più “organici” colorati di rosso o altre sfumature accese, e spazi meccanici particolarmente accoglienti dotati di pennellate fredde fra l’azzurro, il verde e il grigio. L’estetica si fa narrazione.

MIO: Memories in Orbit

L’esplorazione di questo meraviglioso mondo è accompagnata da una colonna sonora incredibile. Lo stile sci-fi del gioco si rivede in scelte musicali dai beat a volte frenetici, particolarmente nelle battaglie con i boss, ma anche in brani carichi di sintetizzatori anni ’90 che sfiorano l’etereo. L’abilità degli arrangiatori è stata proprio quella di saper offrire della musica che definisce il gioco nei suoi due estremi narrativi: battaglie veloci e violente si alternano a movimenti lenti, panorami sconfinati e leggiadria nell’esplorazione. La tecnica frenetica incontra la leggiadria dei paesaggi maestosi anche nel sonoro.

Esplorazione e narrazione

L’estetica, però, non è tutto in un videogioco. Per capire a fondo MIO bisogna chiedersi se esplorazione della mappa e sistema di combattimento sono all’altezza del lavoro fatto per il comparto visivo e sonoro. Partiamo dal primo punto.

Lo spostamento in due dimensioni, tipico dei titoli metroidvania, è sicuramente atipico. La tridimensionalità delle ambientazioni è sempre evidente e chi ha disegnato la mappa ha sicuramente voluto puntare forte su questo aspetto. L’esplorazione ne giova sicuramente in immersività e, ancora una volta, impatto visivo. Inoltre, giochi di prospettiva aiutano a nascondere oggetti e ricompense in maniera intelligente all’interno di piccoli cunioli o tunnel. Tuttavia, in alcuni frangenti, l’esasperazione del lato estetico e della falsa tridimensionalità possono disorientare il giocatore, confondendo alcune piattaforme su cui saltare con parti di mappa irraggiungibili o viceversa. Insomma, non sempre è perfettamente chiaro dove dobbiamo saltare per continuare l’avventura.

MIO: Memories in Orbit

In generale, però, la mappa di gioco è assolutamente appagante da esplorare. Le interconnessioni e scorciatoie, che si snodano attorno alla “Spina”, sono sempre intelligenti, anche se più di qualche volta ci è sembrato di dover faticare troppo per raggiungere i luoghi in cui si è appena morti. La diversità dei biomi è assolutamente geniale visto che, di fatto, tutta l’avventura si svolge dentro un unico Vascello. Gli stratagemmi per rendere più interessante il lato platform, invece, sono eleganti e mai fastidiosi, con frangenti particolarmente impegnativi che sapranno soddisfare i più abili videogiocatori.

Storia sospesa a metà

Per garantire una fluida e interessata esplorazione della mappa, però, serve banalmente una storia. Vestiamo i panni di una Perla, ovvero uno dei numerosi e minuti automi disposti nel Vascello allo scopo di proteggerlo e tenerlo in funzione. Dopo esserci risvegliati, però, capiamo che poco resta da difendere: tutto è allo sbando e i primi dialoghi ci fanno capire come la nave sia in quello stato ormai da secoli. Il mistero ci accompagna quindi in tutta l’esplorazione, spronandoci a scavare negli anfratti più nascosti per farci raccontare una storia di disfatta.

MIO recensione

MIO non parla, ma il mondo di gioco si. Le ambientazioni stesse, primariamente, ci raccontano qualcosa del mondo dove ci troviamo, oltre ai loquaci personaggi di gioco. A questi si aggiungono degli oggetti che troviamo lungo il cammino, dotati di lunghe descrizioni assolutamente opzionali, che leggerà chi veramente vuole immergersi in questo guazzabuglio di automi allo sbando.

Ogni nostro nuovo potenziamento, poi, viene accompagnato da dei brevi tutorial geniali dal punto di vista estetico (non ve lo vogliamo spoilerare). Questi, sicuramente, contribuiscono a contestualizzare ancor più il mondo di gioco ma, soprattutto, raccontano perfettamente caratteristiche di chi stiamo comandando: una macchina alla quale vanno installate modifiche, nuclei meccanici e quant’altro.

Le premesse per raccontare la storia sono praticamente perfette, ma è il modo in cui la storia è scritta a deludere le aspettative. I dialoghi principali sono sicuramente curati, ma sono tutti i dialoghi secondari a lasciare un pochino di amaro in bocca: la superficialità è spesso dietro l’angolo. La splendida localizzazione in italiano non può fare troppo da questo punto di vista: la storia rimane sospesa a metà fra contestualizzazione visiva e sonora ottimale, premesse eccellenti e sceneggiatura mediocre.

MIO cutscene

Combattimento e personalizzazione

Affrontiamo ora l’ultimo punto cardine di MIO: Memories in Orbit, ovvero il combattimento. Le opzioni, almeno inzialmente, sono semplici e lineari: il doppio salto è sbloccato da subito, l’attacco si effettua con un unico tasto e la combinazione di tre attacchi consecutivi è ripetibile più volte durante lo stesso salto. Si può rimbalzare sui nemici e, col tempo, sbloccare abilità che permettono di schivarli intelligentemente. Non esistono veri e propri dash, infatti, ma MIO può sparire per un brevissimo momento in modo da evitare gli attacchi, oppure aggrapparsi a delle gemme verdi che balzeranno la Perla in aria.

La semplicità si complica sempre più che avanziamo nel gioco, come accade in qualsiasi metroidvania, ma i movimenti di MIO rimangono sempre eleganti e precisi. I nemici che incontreremo nel nostro cammino sono (quasi) sempre macchine come noi, ma la loro frequente forma animale (incontreremo colibrì e camaleonti di ferro) riporta la pesantezza dell’acciaio all’eleganza e naturalezza del mondo di gioco. Ciascun nemico lascia cadere delle gocce di madreperla, la moneta di scambio di gioco che ci permette di comprare potenziamenti e di curarci nei vari checkpoint della mappa. Si, avete capito bene, per curarsi bisogna pagare!

MIO: Memories in Orbit

Ma la difficoltà di MIO: Memories in Orbit non è mai frustrante. Le battaglie con i boss, a tal proposito, sono (quasi) sempre di difficoltà proporzionale al progresso di gioco e raramente ci è capitato di dover affrontare la stessa creatura più di 7-8 volte prima di sconfiggerla. L’aspetto veramente fastidioso del combattimento, piuttosto, arriva dal difettoso posizionamento delle hitbox. Tradotto: gli attacchi nemici non sono sempre precisi. Sembra di essere colpiti quando si è distanti dal boss di turno, mentre a volte è assurdo che una tentacolata del cattivone di fronte ci attraversi senza fare danno. Questa imprecisione genera spesso confusione anche in combattimenti importanti.

Sul lato della personalizzazione, MIO può farsi applicare modificatori vari per poter acquisire abilità e capacità diverse. La possibilità di vedere la barra della vita nemica è infatti un modificatore che costa 5 slot, così come la capacità di vedere le informazioni sulla vita del proprio personaggio di gioco. Insomma: ogni cosa ha un costo nel mondo di MIO!

MIO

Conclusione

MIO: Memories in Orbit è un’avventura estremamente iconica. Iconica per il valore delle sue icone però, ovvero un’estetica e un simbolismo nascosti fra le pennellate di mappa da museo d’arte contemporanea. Il livello si abbassa quando si passa al momento di sporcarsi le mani. Se l’esplorazione della mappa gode ancora degli incredibili vantaggi dati dall’estetica, perde subito di profondità quando si nota la superficiale sceneggiatura, soprattuto nei dialoghi dei personaggi secondari. Se consideriamo poi il combattimento, la formula semplice e lineare aveva grande potenziale, ma viene rovinata da imprecisioni tecniche nella realizzazione dei boss. Sono difetti minori, che non abbruttiscono l’esperienza. Anzi, le fanno acquisire i contorni di un diamante grezzo, che il team di sviluppo saprà sicuramente smussare col tempo. Giocatelo, ne vale la pena.

MIO: Memories in Orbit è disponibile su diverse piattaforme. Abbiamo giocato la versione per Nintendo Switch 2, che potete trovare nel Nintendo eShop al prezzo di 19,99€.

Voto: 8

Pro
Estetica mozzafiato
Colonne sonore azzeccatissime
Mappa bellissima e divertente da esplorare
Scelte sui potenziamenti interessanti e ingegnose
Difficoltà equilibrata e personalizzabile
Contro
Le hitbox dei boss sono fastidiosamente imprecise
Sceneggiatura e dialoghi superficaili e dimenticabili
Lato platform da migliorare

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Fonte MIO: Memories in Orbit
Francia Indie Platform

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