Con il terzo capitolo della serie Nioh, Koei Tecmo ci riporta nel Giappone fantasy in stile souls che ha attratto tantissimi giocatori e giocatrici fra 2017 (anno di uscita del primo Nioh) e 2026. Evolvendo sui passi dei titoli passati, che mescolano la tipica esperienza da videogioco soulslike a meccaniche di combattimento marcatamente da videogioco d’azione, Nioh 3 arriva a presentare un grandissimo calderone di elementi del passato mescolati a novità interessanti.
Quando il calderone è troppo pieno, però, si rischia di far esondare la mole di contenuti proposti ben oltre i limiti di una sana esperienza videoludica. Recensire Nioh 3 significa proprio capire se gli sviluppatori hanno saputo trovare un equilibrio nella grande quantità di esperienze messe a disposizione, oppure se si sono fatti prendere troppo la mano dall’affascinante esperimento giapponese.
Torniamo in Giappone
La storia di Nioh 3 è tutt’altro che lineare: epoche diverse nella storia del Giappone si incastrano ripetutamente, permettendoci sicuramente di ottenere uno sguardo nella cultura di questo paese molto vasto. Le ambientazioni sono assolutamente evocative e aiutano a immergerci in complesse realtà storiche, ben curate da tanti punti di vista. Iniziamo nel periodo Edo, impersonando il giovane Tokugawa Kunimatsu, designato erede della carica di shogun a discapito del fratello minore Tokugawa Kunimatsu.
Come spesso accade, la successione non è questione semplice: l’invidia del fratello minore si trasforma presto in uno scontro fratricida, in cui l’inserimento dei classici yokai di turno, schierati dalla parte dell’ormai corrotto fratello, trasforma presto il tutto in una lenta discesa agli inferi di un mondo dalle tinte tradizionali quanto fantasy.
L’incipit narrativo funziona, ma presto viene pesantemente sconvolto. Il viaggio fra epoche diverse irrompe prepotentemente nella linearità narrativa (peraltro con un pretesto piuttosto debole), dandoci da una parte l’occasione di esplorare e familiarizzare con una varietà di mondi attraenti, ma dall’altra l’impressione costante di perdere il filo di un discorso che dovremo cercare di recuperare per circa 40 ore di gioco. In questo caso non si tratta di problemi di narrazione troppo silenziosa o di mancanza di attenzione nei dialoghi, ma semplicemente di sovraffollamento di esperienze, tema cardine di Nioh 3.
Quanta varietà!
Tornando al concetto di sovraffollamento ed esagerazione, non si può evitare di parlare del combattimento. Su questo fronte, Nioh 3 presenta tantissime novità rispetto al passato. Una su tutte è l’introduzione di una costante duplicità nel combattimento: premendo un solo tasto possiamo passare dallo stile di combattimento samurai a quello ninja, cambiando così completamente approccio alle battaglie. Ma in questo modo non si cambia solo stile, ma anche armatura, armi, oggetti secondari equipaggiati, sinergia con le armi, e tanto ancora.
Insomma, la dualità è ben accetta, ma va incontro a una grandissima complessità di elementi che, ancora una volta, porta l’apprezzata mole di contenuti a superare il limite. Il combattimento si basa sull’utilizzo del Ki, forza che viene usata diversamente dai due stili (samurai o ninja), e che quindi va padroneggiata in entrambe le spoglie. Si diversifica poi in ben tredici tipi diversi di armi, tutte dotate di un personale albero delle abilità che, ovviamente, sinergizzano variabilmente con il samurai o il ninja.
A questo si deve aggiungere il fatto che, alla sconfitta, tutti i nemici donano almeno un paio di oggetti (armi, armature, o oggetti di supporto), andando a volte a trovare casse nascoste con 6-7 armi o armature. Insomma, dopo poche ore di gioco ci si trova l’inventario pieno di dozzine di armi per ogni tipologia e centinaia di pezzi di armature. Se siete il tipo di giocatore o giocatrice a cui piace spendere ore e ore per selezionare accuratamente il proprio equipaggiamento, allora troverete pane per i vostri denti. Se, invece, non avete la pazienza di leggere tutti i bonus e i malus garantiti da ogni piccolo tassello del vostro equipaggiamento, allora presto vi stancherete di leggere gli oggetti trovati, e la sovrabbondanza finirà per diventare superficialità.

La complessità del combattimento non è finita: nuclei d’anima trovati uccidendo i nemici più forti possono essere equipaggiati in posizione yin o yang, ottenendo brevi evocazioni o bonus; spiriti guardiani possono essere evocati temporaneamente per garantire abilità sovrumane; vari ninjutsu possono essere usati in coppia con l’arco per tenere a debita distanza qualsiasi nemico e, in fine, un sistema di abilità si aggiunge a stratificare ancor più il tutto.
Per chi ha voglia di mettersi alla prova, questo sistema di combattimento offre una profondità mai vista altrove. Per gli altri tipi di giocatori, invece, si finisce inevitabilmente per imparare il minimo indispensabile per poter avanzare anche oltre i nemici più temibili.
Scendiamo nel campo di battaglia
Tutta questa complessità si scontra quindi con la realtà: gli scontri sono sempre molto veloci, tanti nemici sono deboli e solo raramente si incontra un nemico che veramente ci richiede sforzo e lunghi combattimenti. La complessità non viene sfruttata a pieno quando si capisce che, in fin dei conti, basta ripetere le solite sequenze di pulsanti e il 90% dei nemici cade sconfitto in pochi secondi. Insomma, la componente d’azione vera e propria del gioco compare vigorosa appena affrontiamo anche il più piccolo dei nemici.
Quel 10% dei nemici più coriacei, invece, spesso rappresenta il vero e proprio culmine di difficoltà del gioco, che non abbiamo mai trovato troppo frustrante. La frustrazione, piuttosto, arriva dall’eventuale incapacità di interiorizzare le numerosissime meccaniche di combattimento, incapacità fisiologica per chiunque non si metta a spendere ore e ore di esperimenti nelle prime mappe di gioco.
Seguendo l’estetica giapponese delle varie epoche, tutti i nemici rispecchiano il miscuglio fra originalità e tradizione che Koei Tecmo ha saputo dipingere nella sua opera, offrendo alcune battaglie contro boss veramente memorabili. Altre, sicuramente, ci hanno deluso per la ripetitività (che rimane comunque lontana dal riciclaggio di Elden Ring) e per qualche difetto nella realizzazione del comparto di mosse nemiche. Nel complesso, tuttavia, gli scontri con i nemici principali del gioco sono più che soddisfacenti e rappresentano uno dei punti di forza maggiori del gioco.
Esploriamo le terre di Nioh 3
Un ulteriore punto di forza di Nioh 3 è sicuramente la mappa di gioco. Fra le novità di questo titolo c’è l’introduzione di una mappa definita a campo aperto. Si tratta di una sorta di mondo aperto compresso in piccole porzioni di mappa, intervallate sostanzialmente da eventi cruciali della trama. Ogni porzione del mondo di Nioh 3 è densa di elementi (a volte fin troppo) ed estremamente piacevole da esplorare.
Proprio sotto il punto di vista dell’esplorazione siamo rimasti piacevolmente colpiti: ogni porzione di mappa ha un livello di esplorazione che cresce man mano che ne scopriamo i segreti. Questo sistema di livelli permette di far comparire progressivamente in mappa gli elementi ancora non scoperti, offrendo quello che in gergo viene definita quality of life, ovvero intelligente resa di alcuni megganismi di gioco. L’intelligenza sta nel non richiedere al giocatore un’esplorazione troppo minuziosa e ripetitiva per scoprire tutti i segreti della mappa, garantendo quindi al gioco un’atmosfera d’azione mai interrotta da noiose esplorazioni ripetitive della stessa prozione di mappa.
Altro elemento vincente della mappa è la presenza di accampamenti nemici e dei Crogioli. Gli accampamenti sono luoghi ristretti controllati da manipoli di nemici. Appena ci avviciniamo a uno di questi luoghi il sottofondo sonoro cambia e ci permette di calarci immediatamente in sezioni di gioco particolarmente apprezzabili, soprattutto se giocate in modalità stealth. Accovacciarsi, infatti, permette di raggiungere i nemici di soppiatto per sferrare attacchi mortali, gradualmente riducendo il numero di nemici nella base e avvicinandosi alle sempre gradite ricompense. Piccola nota negativa solamente per lo stealth, che troppo spesso risulta sommario e addirittura ridicolo: evidentemente molti nemici di Nioh 3 devono andare a farsi una visita oculistica!
Per quanto riguarda i Crogioli, invece, Nioh 3 offre un’ulteriore variante di gameplay molto interessante: i Crogioli minori sono piccole arene dalle regole di combattimento modificate: parte della vita persa fra le ondate di nemici, per esempio, non si potrà recuperare con le proverbiali cure. Queste regole peculiari si applicano anche nei Crogioli maggiori, dove l’arena diventa una mappa molto più grande, esplorabile in pieno stile soulslike (insomma: scorciatoie, checkpoint e proverbiale boss finale del dungeon).
Come per le altre componenti del gioco, però, anche la mappa non è perfetta. Spesso ci siamo trovati a percorrere zone quasi vuote e prive di contenuti, per poi ritrovarci a dover combattere mini-boss troppo vicini fra loro. Un cattivo enemy-placement, ovvero la scelta della posizione dei nemici in mappa, si accompagna poi a dei geodata a volte fastidiosi, facendoci chiedere come sia possibile che un ninja in grado di effettuare doppi salti volanti non possa superare dei piccoli rialzi rocciosi.
Riserviamo una piccola nota di chiusura per l’accompagnamento sonoro. Se le colonne sonore non sono sicuramente memorabili, sono piuttosto i suoni ambientali a lasciare il segno: memorabile è per esempio il sottofondo ansiogeno delle sessioni stealth per conquistare le basi nemiche, ma intelligenti sono anche i suoni emessi dai piccoli spiritelli nascosti che raccogliamo durante l’avventura, utili dal punto di vista del gameplay per indicarci che un segreto si trova nell’area. Più che capolavori musicali si parla in questo caso di scelte intelligenti.
Conclusione
Nioh 3 è un calderone che esonda frequentemente. Il gioco sicuramente gode di picchi molto piacevoli di gameplay, come alcune battaglie con i boss e gran parte dell’esplorazione della mappa. A questo però si aggiungono delle meccaniche di combattimento troppo complicate. Parliamoci chiaro: la mole di contenuti su questo fronte è sicuramente apprezzabile e permette a ogni giocatore o giocatrice di vivere la propria esperienza personale. Molto spesso, però, si ha l’impressione che la stratificazione del combattimento sia troppa. Insomma, di certo gli sviluppatori non hanno seguito la filosofia “less is more“.
Altri difetti minori, come l’esperienza stealth non troppo curata o alcune fastidiose scelte nel comparto di mosse dei nemici, non rovinano un titolo che complessivamente raggiunge l’apice dell’esperienza Nioh. Dispiace solamente per la mancata cura dell’aspetto narrativo che, se approfondito maggiormente, avrebbe portato questo titolo nell’olimpo del suo genere.
Potete trovare Nioh 3 su diverse piattaforme, ma la versione Steam si trova attualmente in offerta su Instant Gaming con uno sconto vertiginoso. Approfittatene per armarvi di Kusarigama e scacciare gli yokai dal Giappone!
Voto: 8.5
Grandissima quantità di contenuti e ore di gioco
Fedeltà estetica attraverso le ere del Giappone
Battaglie con i boss nel complesso soddisfacenti
Narrazione che non colpisce mai nel segno
Distribuzione dei nemici a volte poco sensata
Sezioni stealth poco soddisfacenti
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GameGate01
Grandissimo terzo capitolo, Nioh è tra le migliori serie souls-like