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The DioField Chronicle, Recensione: a difesa del Regno nel nuovo strategico Square Enix

Square Enix ci riporta nel mondo dei JRPG tattici a tema fantasy con DioField Chronicle per Nintendo Switch.

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   · 8 min lettura Recensioni
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The DioField Chronicle è stato uno degli annunci più inaspettati dell’anno. Vuoi per il genere che, esclusi mostri sacri come Fire Emblem, fatica ormai da anni a trovare spazio in un mercato videoludico sempre più votato all’action, vuoi anche per i chiari rimandi al leggendario e sempre più lontano Final Fantasy Tactics, il nuovo titolo di Square Enix, ha comunque saputo stuzzicare l’appetito degli appassionati di battaglie strategiche a tema fantasy. Tuttavia, come già avevamo positivamente potuto constatare nella nostra anteprima e nella nostra prova durante gli Square Enix Plays 2022 di Londra, superate le pur presenti somiglianze con i titoli citati, The Diofield Chronicle ha tanto da offrire ai fan dei JRPG tattici e non solo.

Le Volpi Blu di Alletain

In un mondo in cui due potenze militari, l’Impero di Trovelt-Schoevia e l’Alleanza di Rowetale, danno luogo a una lotta fratricida per il controllo totale, noi assumiamo il ruolo di Andrias, il giovane attendente del principe Levanthia del pacifico regno di DioField, sull’isola di Alletain. Tuttavia, un oscuro intrigo di palazzo porta alla morte dell’innocente principe e da quel momento Andrias, insieme al suo fidato amico Fredret, decide di dedicare la sua vita alla protezione del regno e alla vendetta nei confronti dei responsabili. Dopo alcuni anni, la guerra tra Impero e Alleanza, si sposta inevitabilmente verso Alletain, a causa della ricca presenza sull’isola della giada, un minerale preziosissimo e componente alchemico necessario per l’esecuzione di magie e stregonerie.

DioField Chronicle

Unitisi ai mercenari Blue Fox, Andrias, Fredret e numerosi altri eroi, diverranno l’ultimo baluardo a difesa del regno contro l’invasione delle potenze nemiche. È evidente sin da subito, come il mondo di gioco sia stato concepito con estrema cura e dovizia di particolari. La geografia è credibile e assolutamente minuziosa nei luoghi, oltre che nella storia delle molteplici regioni e città. Allo stesso modo, le varie fazioni, istituzioni e casati presenti saranno oggetto di accurate spiegazioni durante dialoghi e filmati d’intermezzo.

DioField Chronicle

I personaggi tuttavia impiegano diverso tempo prima di riuscire a esprimere qualche sorta di tridimensionalità, che vada oltre il ruolo ricoperto nella storia. In tal senso, le prime ore di The DioField Chronicle soffrono di un’eccessiva esposizione nei dialoghi, trascinandoci in tutta una serie di beghe e conflitti tra nobili e casati che rischiano di disperdere eccessivamente l’attenzione dei giocatori, immersi tra troppi nomi ed eventi. Le cose cambiano decisamente nel momento in cui il conflitto tra Alletain e gli invasori entra nel vivo, con una narrazione molto più focalizzata, che riesce anche a far emergere maggiormente il carattere e la profondità degli interpreti della storia.

DioField Chronicle

In tal senso è assolutamente apprezzabile come anche i protagonisti, oltre che i membri delle fazioni nemiche, vengano descritti non come eroi perfetti e senza macchia, ma in maniera decisamente più realistica come individui dalle molteplici e interessanti sfumature. La maturità con cui eventi e vicende si dipanano sullo schermo ricorda in più di un’occasione la scrittura di Final Fantasy Tactics e ciò, pur non raggiungendo le vette del capolavoro di Yasumi Matsuno, non potrà che rendere felici coloro i quali siano alla ricerca di una narrativa dal respiro più adulto e profondo.

Domare la corrente della battaglia

L’idea alla base di The DioField Chronicle rappresenta uno dei grandi taboo della storia videoludica, ossia adattare gli strategici in tempo reale per il mercato console: un genere che nel cuore dei puristi risulta imprescindibile da mouse e tastiera. A tal proposito, gli sviluppatori dietro al titolo Square Enix hanno coniato l’appellativo di RTTB (Real Time Tactical Battle), per definire il gameplay di The DioField Chronicle. Gli scontri avvengono, a differenza di un Fire Emblem o di un Final Fantasy Tactics, totalmente in tempo reale, sia relativamente alle nostre azioni, che a quelle degli avversari.

DioField Chronicle

Questo ha da sempre rappresentato un ostacolo quasi insormontabile nell’adattamento del genere all’utilizzo del controller, a causa dei troppi comandi da impartire a decine di unità contemporaneamente. Consci di tali limitazioni, gli sviluppatori hanno optato per tutta una serie di accorgimenti, tali da rendere l’esperienza assolutamente fruibile anche da chi non sia cresciuto a pane e Starcraft. Innanzitutto, appare evidente come l’entità degli scontri sia ridimensionata rispetto ai classici del genere, potendo in ogni momento controllare un massimo di quattro personaggi, oltre che nel numero degli avversari che non si presenteranno mai in schiere eccessivamente numerose.

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Se da una parte questo limita l’epicità e la scala delle battaglie, dall’altra risulta però un compromesso necessario e volto a rendere più decifrabile quanto avviene su schermo. Non mancheranno tuttavia le opzioni legate agli scontri, sia in termini di varietà di classi giocabili che di abilità utilizzabili, come i potentissimi Magilumic Orb che ci permetteranno di evocare maestose creature come il drago Bahamut o il lupo glaciale Fenrir. A ciò si unisce la possibilità di mettere in ogni momento in pausa, o anche velocizzare, l’azione di gioco per dare ordini ai nostri eroi, o semplicemente per decidere i loro prossimi spostamenti.

DioField Chronicle

Spostamenti che divengono fondamentali per sfruttare i micidiali attacchi alle spalle, che risulteranno in ingenti e fondamentali danni critici. Utilissimo inoltre il sistema dei waypoint, attraverso il quale potremo decidere il movimento esatto delle nostre truppe, tracciando fino a tre punti specifici da percorrere, in modo da pianificare accerchiamenti e imboscate. The DioField Chronicle, premia perciò i giocatori più attenti e che sapranno leggere le battaglie, domandone la frenesia in favore di rapide e soddisfacenti decisioni strategiche.

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Per certi versi il titolo Square Enix ricorda, nel suo sistema di combattimento, le versioni per console di CRPG come Pillars of Eternity e Divinity: Original Sin, il che non può che essere un bene, vista la maestria con cui tali titoli sono stati traslati fuori dal mercato PC e adattati a differenti sistemi di controllo. Una nota marginalmente negativa, sta tuttavia nella varietà di obiettivi e missioni. Pur offrendo alcune variazioni sul tema, ci ritroveremo quasi sempre a dover semplicemente annientare le forze nemiche, riservando livelli più ricercati solo per alcuni punti nodali della trama.

La monotonia viene in parte mitigata grazie alla durata delle singole battaglie, caratterizzate dalla quasi totale mancanza di momenti morti e completabili sempre in meno di una decina di minuti, oltre che dalla presenza di obiettivi secondari che remunereranno ampiamente gli strateghi più abili. Fuori dalle missioni, potremo liberamente esplorare il nostro accampamento, spostando il nostro personaggio con un’inquadratura in terza persona. Qui, in una sezione che ricorderà decisamente le fasi gestionali all’interno dell’accademia di Fire Emblem Three Houses, avremo la possibilità di parlare con i nostri compagni, accedere e ampliare strutture e negozi, oltre che potenziare le nostre truppe tramite l’acquisizione di abilità ed equipaggiamenti.

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Importantissimo sarà investire coscientemente le nostre risorse, sia monetarie che relative alla crescita dei personaggi. Infatti, soprattutto nelle prime fasi di gioco, DioField risulterà alquanto avido in tal senso, costringendoci a effettuare scelte molto mirate. Fortunatamente, sarà possibile in ogni momento effettuare il “re-spec” dei nostri personaggi, ridistribuendo le loro statistiche e abilità in cambio di una cospicua somma di denaro.

L’arte di un mondo in guerra

A livello artistico, The DioField Chronicle viaggia su due binari. I personaggi e gli scenari, nascono da illustrazioni di una bellezza rara nel panorama moderno. Gli artisti Taiki e Isamu Kamikokuryo (character designer di numerosi titoli Square Enix, come Final Fantasy XII e XIII e Lord of Vermillion), hanno realizzato dei personaggi particolareggiati e originali, che non sfigurerebbero assolutamente in titoli più blasonati come NieR, o il già citato Final Fantasy.

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Tuttavia, i modelli 3D non rispecchiano tale ricercatezza e, pur essendo assolutamente competenti a livello realizzativo, risultano purtroppo generici rispetto alle stupende illustrazioni che, soprattutto durante i dialoghi, sembrano quasi appartenere a due titoli diversi. Discorso differente per gli splendidi ambienti che, particolarmente durante le battaglie, ricordano quasi dei diorami, come se stessimo assistendo a una versione iper realistica di un qualche magico gioco da tavolo a tema bellico.

Anche a livello tecnico il gioco si comporta decisamente bene, mantenendo una buona risoluzione e framerate stabile a 30 FPS, sia in modalità TV che in portatile. Dovuta menzione a parte per le meravigliose composizioni di Ramin Djawadi e Brandon Campbell, già autori delle musiche di Game of Thrones e House of the Dragon, che sapranno accompagnarvi nel mondo di DioField in maniera sublime, elevando il titolo ben oltre quanto ci si potesse aspettare da una nuova IP.

Le cronache di un nuovo inizio

In un panorama che tende sempre più verso l’omologazione, è da encomiare il tentativo di Square Enix di mantenere vivi generi che proprio la software house giapponese ha contribuito a rendere indimenticabili, soprattutto negli anni ‘90. The DioField Chronicle non rappresenta il secondo avvento dei JRPG tattici, né tantomeno si erge allo stesso livello di Fire Emblem e Final Fantasy Tactics, tuttavia rappresenta un brillante punto di partenza per una nuova saga che, ricercando ulteriormente una propria identità, potrebbe diventare un nome da citare con analogo peso e importanza. Il gioco è già disponibile su Nintendo Switch, al costo di 59,99 €.

Voto: 8.5

Pro
Scontri dinamici che premiano gli strateghi più attenti
Grande cura nel mondo di gioco negli ambienti
Musiche epiche e altisonanti
Personaggi sfaccettati e moralmente ambigui
Contro
Modelli dei personaggi non all’altezza degli artwork
Poca varietà nelle missioni
La storia decolla dopo diverse ore di gioco

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