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Voice of Cards The Forsaken Maiden, Recensione: l’asso nella manica di Yoko Taro

Recensione di Voice of Cards: The Forsaken Maiden, altro JRPG di Yoko Taro e Square Enix in un mondo di gioco fatto di carte.

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   · 5 min lettura Recensioni
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Dopo il gradito successo di un gioco di nicchia come Voice of Cards: The Isle of Dragon Roars, il celebre autore videoludico Yoko Taro, papà di capolavori come la serie di NieR, ritorna su Nintendo Switch grazie a Square Enix con una nuova storia inedita, improntata sul medesimo stile del precedente Voice of Cards ma con alcune caratteristiche di gameplay e toni del tutto nuovi.

Voice of Cards: The Forsaken Maiden non è un DLC o un’espansione di The Isle of Dragon Roars, ma è un gioco JRPG a sé stante, caratterizzato però sempre dalla stessa interfaccia e ambientazione stilizzate come carte adagiate su un tavolo, come se il tutto fosse un gioco di ruolo cartaceo con tanto di narratore a dare voce alla trama. Nella nostra recensione del capitolo precedente, avevamo promosso con ottimi voti l’idea e la narrazione, il cui connubio risultava in un esperimento intrigante e di piacevole compagnia. Sarà promossa anche questa nuova storia, nonostante i 4 mesi di distanza dalla pubblicazione della precedente?

Evento di gioco in Voice of Cards: The Forsaken Maiden

Solita narrazione, storia più matura

Se Voice of Cards: The Isle of Dragon Roars riprendeva gli stilemi narrativi dei JRPG per sovvertirli e prenderli in giro, The Forsaken Maiden invece cerca di prenderli di petto per approfondirli, sviscerarli e offrire punti di vista profondi sulla realtà contemporanea di una persona che ha subito un trauma emotivo e psicologico. Il tutto ovviamente filtrato da un mondo fantasy, fatto di creature fantastiche, mostri, magie, rituali, eroi e mari sconfinati.

Tutto comincia quando il protagonista che abbiamo chiamato Millennium, mentre ripara la sua nave in una grotta, trova Jeri, una ragazza che non sa parlare. Ben presto i due si accorgono che l’isola che abitano sta morendo, e ciò deriverebbe dalla scomparsa della sua Sacerdotessa, figura importante nelle isole di questo mondo poiché in grado di ristabilire l’ordine naturale con un antico rituale periodico. Si parte quindi alla ricerca di tale Sacerdotessa, ma ben presto le carte in gioco cambiano continuamente.

La ricerca della Sacerdotessa è in realtà un viaggio all’interno della psiche e dei ricordi di Jeri, talvolta vissuti anche in prima persona come flashback o come metafore visive. L’obiettivo stesso di gioco viene messo più volte in discussione, ora tacitamente, ora più platealmente, mentre il giocatore e Jeri osservano il superamento di diverse situazioni drammatiche, come un amore abusivo o le pressanti aspettative della società. Al contempo, l’amicizia con Jeri cresce e la ragazza stessa comincia a fare i conti con il suo passato e le sue difficoltà. Il tutto, infine, è sempre contornato da piccoli ma efficaci colpi di scena.

La tecnica narrativa già vista in The Isle of Dragon Roars, ossia quella di una voce narrante che si comporta da Dungeon Master di un gioco di ruolo, qui si ripete ma con modalità diverse: la voce, melliflua e di compagnia, qui è più cauta e concentrata a enfatizzare il racconto piuttosto che prendere in giro il giocatore o rompere la quarta parete. In The Forsaken Maiden ogni personaggio ha una sua caratterizzazione profonda, e dal menu della Collezione perfino oggetti e mostri hanno una descrizione evocativa.

Amore per i JRPG e per le carte

Il fascino principale di questa serie è individuabile sempre nel suo lato estetico: tutto in Voice of Cards è rappresentato da carte, che si tratti di un’interfaccia di combattimento, un’opzione di dialogo o una mappa su cui muoversi. Anche a livello di gameplay nulla sembra essere cambiato dal precedente Voice of Cards, se non per qualche aggiunta particolare. Come ogni classico JRPG, l’esplorazione della mappa principale, delle città e dei dungeon avviene in overworld, mentre i combattimenti a turni sono gestiti in schermate separate. Qui, le lotte sono regolate dalla spesa di mana, rappresentata come pedine traslucide che si aggiungono di turno in turno una alla volta.

Voice of Cards: The Forsaken Maiden, attacco combo

La prima novità di gameplay è la possibilità di attraversare il mare con una pedina diversa da quella solita, la nave del protagonista che ha le fattezze di una balena. Ciò che invece ha influito ben più in profondità nel sistema di gioco, è l’implementazione di alcune meccaniche di combattimento di cui, onestamente, si sentiva un po’ la mancanza in The Isle of Dragon Roars: stiamo parlando degli Eventi, carte che influenzano tutto il terreno di battaglia, dei Talenti, abilità passive cumulabili nel tempo man mano che i personaggi aumentano di livello, e delle Abilità in Sinergia. Sono tre aggiunte strategiche che spezzano un po’ la monotonia di gioco.

Un audiolibro JRPG

Proprio a proposito di monotonia, Voice of Cards ha purtroppo il grande limite di risultare ripetitivo a lungo andare. Malgrado la bellezza degli artwork, l’attrattiva della storia e della sua narrazione, e la follia del suo essere rappresentato tutto sotto forma di carte, l’essenzialità del suo gameplay non aiuta a digerire lunghe sessioni di gioco.

Abilità in combattimento in Voice of Cards: The Forsaken Maiden

The Forsaken Maiden, come il suo predecessore, è un videogioco da affrontare piano e a pezzettini, come se fosse un audiolibro interattivo dove tra un rigo e l’altro c’è bisogno di ammazzare qualche mostro, risolvere enigmi ed esplorare. Per questo motivo, la portabilità di Nintendo Switch è il più grande alleato che Square Enix potesse trovare. Non è un caso se gli sviluppatori hanno deciso di dedicare grande cura alla versione Nintendo di questa serie di giochi, implementando un sistema touch impeccabile e totalmente funzionale. Sembra siano stati anche risolti i problemi che consumavano la batteria di The Isle of Dragon Roars.

Un altro, grazie… ma a che prezzo?

Il vero grande difetto di Forsaken Maiden, e a questo punto di tutta la serie Voice of Cards, è individuabile nel suo prezzo: ogni capitolo viaggia sui 30€, un costo forse un po’ pretestuoso se consideriamo la brevità di ogni singolo gioco (circa 10 ore). D’accordo l’autorialità e la fattura ineccepibile dei giochi, ma fin tanto che si trattava di un unicum come The Isle of Dragon Roars ci poteva anche stare… a questo punto perché non aver reso The Forsaken Maiden una sua espansione o un suo DLC? Se la strategia è vendere storie singole, non era meglio volare un po’ più bassi col prezzo?

Fine di un capitoo di Voice of Cards: The Forsaken Maiden

Ci auguriamo che questa serie continui a sfornare altri capitoli intriganti, diversi e avvincenti, magari spingendo un po’ più sul piede dell’acceleratore. Sarebbe utile a quel punto avere vere e proprie raccolte e collection oltre ai DLC dei singoli giochi. In ogni caso, anche Voice of Cards: The Forsaken Maiden merita un voto alto per la sua eccezionalità narrativa, più complessa e matura del suo predecessore. Potete trovare il titolo sul Nintendo eShop a questo indirizzo.

Voto: 8

Pro
Storia più affascinante, sorprendente e matura
Narratore assuefacente
L’idea di rappresentare tutto con le carte continua a essere fuori di testa
Il gioco perfetto per brevi sessioni su Nintendo Switch
Contro
Poche novità di gameplay, poteva essere un DLC o un’espansione
Di conseguenza, prezzo leggermente eccessivo per i singoli Voice of Cards
Ripetitivo nonostante le novità

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