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Maneater, Recensione: uno squalo in cattive acque

Maneater è un action RPG in cui vestiremo i panni di uno squalo che dovrà fare i conti con il temibile cacciatore Pete lo Squamato.

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   · 4 min lettura Recensioni
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Nel 1975, Steven Spielberg presentava al mondo il suo terzo lungometraggio, Lo Squalo, che nel giro di pochissimo tempo sarebbe diventato un cult. Da quel giorno, la “febbre degli squali” non è mai morta e anche nel mercato videoludico si è fatta sentire, portando alla pubblicazione di diversi titoli con protagoniste le temibili creature marine. Ultimo di questi è Maneater, sviluppato e pubblicato da Tripwire Interactive, un action RPG che ci metterà nei panni di uno squalo leuca che dovrà soltanto distruggere e divorare tutto ciò che trova. L’abbiamo provato su Nintendo Switch e siamo pronti a darvi un giudizio sull’esperienza offerta da questo “simulatore di squalo”.

Acque agitate

La trama viene costruita intorno alla figura di Pete lo Squamato, spietato cacciatore di squali, e ci viene raccontata come se fosse un documentario in tv. Dopo aver catturato e ucciso uno squalo femmina, Pete si accorge che era incinta, e così la sventra per prendere il cucciolo. Il piccolo sfugge però alla sua presa e gli stacca di netto una mano, per poi tornare in acqua. Ha così inizio la rivalità tra i due, che riserverà momenti decisamente trash. Dopotutto era questo lo scopo della produzione: una storia divertente e leggera, con la giusta dose di violenza.

La prima ora di gioco serve a entrare in confidenza con i comandi e il mondo che ci circonda. Ci troveremo in una palude e ci potremo muovere nelle sue acque torbide, che limitano di molto la visibilità. I luoghi dove nuotare risultano molto stretti e angusti, tanto da farci pregare che sia così solo la parte iniziale. Purtroppo, in tutto il gioco solo due aree possono essere definite davvero ampie da garantire movimenti liberi, mentre le altre sono piene di sezioni strette. I comandi di movimento sono semplici ma abbastanza imprecisi, e più di una volta ci si troverà a cercare di raddrizzare lo squalo nel verso giusto.

Maneater

Diventerò un megalodonte!

Lo squalo che impersoneremo nel gioco è inizialmente un cucciolo, ma per sconfiggere Pete lo Squartatore deve crescere e diventare grande. Come? Semplice, mangiando quanti più esseri viventi possibile. Umani, piccoli pesci, tartarughe… le prede sono molte, e una volta mangiate ci daranno punti esperienza per salire di livello. Più esperienza accumuleremo, più lo squalo si evolverà e diventerà grande: al livello massimo, ovvero il 30, ci troveremo a terrorizzare i mari con un gigantesco megalodonte.

Le prede, oltre all’esperienza, ci daranno anche minerali e olio, che potranno essere spesi nelle grotte. Queste sono delle zone della mappa che funzionano da checkpoint, dove si può rinascere in caso di morte e potenziare le abilità dello squalo, come la velocità di nuoto, la resistenza dello squalo fuori dall’acqua e il sonar per trovare i collezionabili.

Nonostante le prime ore siano all’insegna del divertimento scaturito dal distruggere qualsiasi cosa si muova, Maneater finisce per diventare terribilmente ripetitivo, tanto nelle meccaniche quanto nelle missioni. Le fasi di combattimento, su cui il gioco punta molto, sono forse la cosa più tediosa in assoluto già dalla prima sessione di gioco. Inoltre, arrivati a un certo punto con i potenziamenti, risulterà davvero semplice combattere con qualsiasi avversario, premendo semplicemente a ripetizione il tasto del morso. Nemmeno aumentare il livello di difficoltà ovvierà a questa facilità estrema. Infine, non sono presenti boss degni di nota, un altro punto a sfavore che sarebbe potuto essere gestito meglio.

Un predatore in acque torbide

La grafica di Maneater su Nintendo Switch non è niente di impressionante. La sensazione mentre si nuota è sempre quella di avere la vista offuscata: se può sembrare una cosa normale in acque torbide, sappiate che il problema si ripresenta anche quando si esce dal mare. Facendo un confronto anche su altre console, l’illuminazione migliorata dovuta a hardware più performanti risolve solo parzialmente il problema, ma almeno la visuale è più ampia. Su Nintendo Switch, infatti, la visuale risulta davvero limitata, obbligando il giocatore a nuotare spesso alla cieca seguendo gli indicatori. Sono frequenti anche blocchi e cali di frame nei momenti di combattimento più frenetici.

Le animazioni di movimento dello squalo invece sono davvero curate, così come il suo modello 3D, ricco di particolari fin dalle prime fasi del gioco. Quando vengono effettuate manovre di movimento più complesse (scatti con successivi morsi, schivate consecutive), la telecamera ha un po’ di ritardo nel seguire l’animazione, cosa che alla lunga può dare fastidio. Inoltre, è abbastanza scomodo saltare fuori dall’acqua, in quanto non è possibile se si nuota a pelo d’acqua, cioè con la pinna che fuoriesce. La colonna sonora fa una buona figura, con delle tracce che accompagnano perfettamente lo squalo mentre nuota e sbrana tutto ciò che si muove.

Maneater

Conclusioni

La proposta di Maneater sembrava entusiasmante, ma purtroppo il gioco soffre di una ripetitività esagerata. Le missioni sono tutte uguali, così come i combattimenti e le varie cose da fare. In un gioco ambientato in acqua, ci sarebbe piaciuto vedere più libertà di esplorazione in mari sconfinati, e invece ci siamo trovati di fronte molte aree strette e anguste che limitano l’esperienza. La trama non ha picchi epici ma sa regalare qualche buon momento trash, sicuramente apprezzabile.

Se la vostra voglia di divorare qualsiasi cosa vi capiti a tiro è irrefrenabile, Maneater è disponibile sul Nintendo eShop al prezzo di 39,99€.

Voto: 6

Pro
Trama semplice e divertente
Modello dello squalo ben curato
Contro
Terribilmente ripetitivo
Aree piene di spazi stretti
Facilità estrema
cali di frame frequenti

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