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The Outer Worlds, recensione: un’irriverente commedia ai confini della Galassia

È stata una giornata bislacca da ogni punto di vista interstellare: un certo Dr. Phineas Welles mi ha svegliato di soprassalto, bofonchiando qualcosa sul fatto che siano passati settant’anni dall’avvio del mio sonno criogenico; successivamente mi sono schiantato su Terra-2 alla ricerca di materiali e mezzi per ridestare gli altri componenti della Speranza, la nostra […]

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   · 8 min lettura Recensioni

È stata una giornata bislacca da ogni punto di vista interstellare: un certo Dr. Phineas Welles mi ha svegliato di soprassalto, bofonchiando qualcosa sul fatto che siano passati settant’anni dall’avvio del mio sonno criogenico; successivamente mi sono schiantato su Terra-2 alla ricerca di materiali e mezzi per ridestare gli altri componenti della Speranza, la nostra nave spaziale (un nome, una garanzia). Cosa potrebbe esserci di peggio? Per esempio predoni, creature extraterrestri, criminali e intrighi corporativi; e pensare che questo è solo l’inizio di The Outer Worlds.

Dopo aver debuttato su PlayStation 4, Xbox One e PC, l’opera sviluppata originariamente da Obsidian Entertainment e prodotta da Private Division in collaborazione con Take-Two Interactive (che ci hanno fornito un codice di gioco) scende a colonizzare anche Nintendo Switch grazie al lavoro di Virtuous. La storia ci insegna come lo studio californiano sia maestro nella scrittura dei giochi di ruolo e la loro ultima fatica non fa eccezione. Pur mostrando il fianco a dei limiti tecnici che nel porting per la console ibrida si ingigantiscono, affiancati da un sistema di combattimento un po’ goffo, The Outer Worlds ha la capacità di tenere il giocatore incollato allo schermo. Merito di un umorismo acuto e di un’ironia pungente sottesi a ogni dialogo, i quali sostengono tematiche leggere unite ad altre più profonde senza mai snaturarsi o sembrare superficiali. Il GDR sci-fi in prima persona firmato dal team di Singapore è insomma un’irriverente avventura ricca di storie da scoprire in totale autonomia, là, dove nessun uomo è mai giunto prima, tra i suoi Mondi Esterni.

Guida galattica per Alcione e dintorni

In un futuro alternativo da quello reale che inforca un sentiero temporale parallelo dal 1901, le megacorporazioni si sono spartite prima la Terra e poi tutto lo spazio, neanche fossero i partecipanti a un’asta da quattro soldi. Quando il geoide blu divenne troppo stretto per i loro affari, i dirigenti decisero di partire oltre la velocità della luce verso altri territori inesplorati da sottomettere.

Tra i coloni in cerca di una nuova casa figura anche il nostro (o la nostra) sfortunato alter ego, protagonista di un programma d’ibernazione all’interno della nave Speranza finito male. Quest’ultima rischiava infatti di andare alla deriva ed è solo grazie allo stravagante scienziato ricercato dal Consiglio Phineas se i soggetti riescono ad avere salve le penne. L’eccentrico Welles ha dei precedenti legali ma non si presenta a noi come un uomo pericoloso, anzi, piuttosto come un bislacco Robin Hood pronto a sovvertire il sistema sociale. Da qui saremo chiamati a svolgere le sue veci compiendo una serie di missioni, in una scalata che dal semplice recupero di oggetti si trasforma nella lotta per la salvezza della colonia.

The outer worlds

Il Sistema galattico di Alcione non è certo tra le mete turistiche più ambite dell’universo, complici i capitalisti interessati ai soli bit ai piani alti, insieme a ladruncoli, predoni e animali feroci ai piani bassi. Dopo aver plasmato il nostro eroe con un editor discretamente carico di opzioni, siamo pronti per gettarci nella mischia e fronteggiarli, equipaggiati con armi da fuoco, mazze, coltelli e dalla nostra parlantina. Le dispute più pericolose possono spesso risolversi pacificamente grazie a una dialettica ingegnosa fatta di tentativi di persuasione, urla di incitamento, taglienti frecciate o di slanci intimidatori. Libertà in The Outer Worlds non significa solo muoversi a proprio piacimento, ma anche e soprattutto scegliere chi essere e chi diventare, se un eroe coraggioso, un maleducato senza scrupoli o uno sciocco con la testa tra le nuvole.

Il senso della scoperta è incentivato dal desiderio di conoscere il mondo che ci circonda, non tanto i brulli paesaggi quanto le storie dietro a ogni persona. Il valore distintivo del gioco su altri capostipiti del genere risiede nella sua scrittura sagace sulla scia di alcuni classici della letteratura e della televisione, una cura per i dialoghi e per le parole sparse tra note e terminali che alterna momenti divertenti ad altri di grande riflessione per la quasi totalità della campagna.

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile…

Il comparto prettamente ludico si mostra funzionale eppure pragmaticamente ingessato soprattutto nelle battute iniziali. Personalizzando il nostro avatar, abbiamo a disposizione 10 punti da spendere per migliorare i suoi talenti, rendendolo più abile nella comunicazione, nell’hacking, nello stealth, negli scontri corpo a corpo o in quelli a distanza. L’anima da GDR si esplicita attraverso un sistema a livelli, superato uno dei quali si aumentano le statistiche sopra citate, fino ad avere l’opportunità di specializzarsi ulteriormente migliorando le singole sotto-categorie. A questo si aggiungono dei punti vantaggio per ulteriori agevolazioni, che possono essere raddoppiati se si scende letteralmente a patti con le proprie fobie da certi tipi di danno. Ecco perché ai più navigati con gli action GDR consigliamo di lanciarsi direttamente sulla difficoltà “difficile”, per garantire un senso di sfida che in quella standard si perde appena dopo l’ottenimento di alcuni potenziamenti.

the outer worlds

La relativa grande libertà di approcci offerta dagli autori garantisce il pieno controllo sullo sviluppo della narrazione: sviando dal rettilineo principale ci si imbatte in racconti goliardici di tifosi sportivi incalliti, di traffici illeciti, di religiosi estremisti oltre a storie romantiche delicate e toccanti a cui potremmo partecipare come spalla, alternando il racconto lineare ai tanti, facoltativi, piccoli pezzi di un puzzle gargantuesco. Il peso di ogni scelta si avverte in ogni momento e tiene alta la concentrazione per le circa 15 ore necessarie ad arrivare alla parola fine, escludendo il tempo da dedicare alle suddette secondarie. In effetti sono proprio queste ultime ad alzare il valore generale della produzione, raccontando scenari intriganti e le mille sfaccettature di un cosmo abitato da tanti individui che, come sulla Terra, non si compongono di assoluti buoni e cattivi, ma viaggiano in una scala di grigi spesso altalenante. Ad arricchire questa componente sono i nostri compagni di viaggio, che a partire da momenti precisi della trama ci seguiranno e daranno man forte tanto negli scontri fisici (con la croce direzionale è possibile impartire loro degli ordini), quanto in quelli retorici. Alcuni di questi vengono liberamente scelti dal nostro protagonista, altri si uniranno in linea con la trama principale, svelando progressivamente delle personalità uniche e complesse.

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Quando la diplomazia non basta a calmare la tensione è tempo di equipaggiarsi e passare all’azione. Forti di un’armatura, di armi e pure dei consumabili salva vita raggiungili dalla sola pressione del tasto “L”, potremo attaccare il nemico apertamente o cercando una qualsiasi copertura, palesando però una realizzazione semplicistica delle meccaniche difensive e stealth. La stessa gestione dei colpi, che siano quelli a distanza o ravvicinati, restituisce sensazioni spesso poco appaganti e mostra il fianco a una certa approssimazione nei gesti compiuti quanto nella resa degli urti. Non aiutano infine delle hitbox apparentemente datate, che danno vita a delle scene quasi grottesche.

Fattore Switch, o meglio goffaggini spaziali

The Outer Worlds rappresenta senza dubbio un nuovo, importante tassello nella libreria third party di Nintendo Switch. Avere un universo virtuale a portata di mano e di tasca, insieme alla sua comoda esperienza utente, rimane un punto a favore del pacchetto generale. Si uniscono una mappatura dei comandi congeniale al gioco in portabilità, assimilabile a quella della concorrenza, e alcune chicche come la possibilità di aumentare le dimensioni dei caratteri testuali e il supporto al sistema di movimento dei Joy-Con. Il motion control si rivela utile per osservare gli ambienti a 360 gradi o ancora per mirare interagendo fisicamente con il mezzo tecnologico, seppure richieda del tempo per conciliarsi con la prospettiva in prima persona.

Il team di Virtuous ha già lavorato a dei porting destinati all’ammiraglia della grande N, basti pensare a Bioshock The Collection, ma in questo caso i compromessi messi in atto appaiono davvero numerosi. Impossibile non notare già al primo impatto una densità poligonale ridotta al minimo rispetto alle altre versioni, generando modelli abbastanza spigolosi e a tratti irrealistici. Uno dei difetti tanto più evidente quanto sconcertante però risiede in un costante motion blur, una sfocatura che interessa tanto l’orizzonte visivo quanto i dettagli ravvicinati, accompagnata da caricamenti infiniti delle texture, che in più di una circostanza ci hanno costretti ad attendere parecchi secondi prima di osservare oggetti come cartelloni pubblicitari o frasi sulle pareti posti dinanzi a noi.

the outer worlds

Pure sul lato del framerate non si fanno mancare degli inciampi: dai 30fps il gioco soffre di drastici cali, tanto in alcuni momenti di camminata veloce, quanto in altri dove gli avversari su schermo e le azioni da elaborare paiono troppe per il software. In definitiva manca la stabilità richiesta da un action con componenti da sparatutto, concedendo persino alcuni blocchi delle schermate, caratterizzati da icone di buffering per caricare totalmente una data zona. Dal particolare al generale, a completare il quadro troviamo una risoluzione variabile di 1080p in modalità docked che retrocede a 720p nell’esperienza portatile quasi esclusivamente in aree circoscritte.

I compromessi del sci-fi in pillole

The Outer Worlds è in definitiva un progetto poliedrico e sfaccettato. La direzione artistica si rivela un’originale commistione di tante idee e intuizioni che scaturiscono in un’opera sci-fi dal sapore western, intrisa di un’estetica che pare strizzare l’occhio al dieselpunk. All’interno di questa cornice trova posto un quadro a tinte varie, con una scrittura che lo illumina e di contro una tecnica che ne mina le solidità dall’interno.

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Nonostante i limiti, giustificati da un budget risicato, si tratta di un viaggio caldamente consigliato, anche in virtù dei premi vinti e delle candidature ottenute, che vi trascinerà per i confini della Galassia, alla scoperta di un pazzo universo di personaggi ben caratterizzati, arricchiti da un doppiaggio in lingua inglese (sono presenti i sottotitoli in italiano) davvero ottimo. Una realtà sopra le righe che si prende perennemente gioco di sé e che proprio per questo merita attenzione.

Abbiamo potuto giocare il titolo grazie a una copia inviataci da Private Division e Take-Two Interactive. The Outer Worlds è disponibile su Nintendo Switch tramite il Nintendo eShop dal 5 giugno 2020 al prezzo di 59,99 euro.

Voto: 7.5

Pro
Scrittura dei dialoghi e in generale di tutti i testi brillante
Buona longevità tra missioni primarie e secondarie
Stile artistico, piglio ironico e umoristico che esaltano la produzione
Contro
Sistema di combattimento e di shooting ancorati al passato
Framerate molto ballerino per un titolo d’azione
Limiti tecnici gravosi e troppo evidenti
Il motion control non è l’aggiunta che fa spiccare la versione per Nintendo Switch

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