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Dipendenza da videogiochi: la decisione definitiva dell'OMS arriverà questa settimana

Circa un anno fa si sollevò un’ondata di polemiche e critiche a proposito della decisione presa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardante la possibilità di inserire la dipendenza da videogiochi tra le malattie ufficialmente riconosciute. I membri si riuniranno questa settimana per la votazione ufficiale.

Era il giugno del 2018 quando l’OMS incluse il Disturbo da videogiochi, o Gaming Disorder, nella bozza dell’undicesima iterazione della Classificazione Internazionale delle Malattie, nota come ICD-11. A questa decisione fecero eco vari pareri contrastanti da parte dell’Entertainment Software Association (ESA), gruppo che fa da portavoce a studi come Epic Games, Activision Blizzard e Riot fra gli altri. Questi ultimi sottolineano la necessità di compiere ulteriori studi scientifici a riguardo. Anche l’International Game Developers Association (associazione professionale senza scopo di lucro preposta al sostegno degli sviluppatori) si dice contraria, parlando di una mossa pregiudizievole nei confronti del gioco come hobby.

Stando alla descrizione fornita nella bozza del documento, il disturbo da videogiochi sussiste quando una persona accusa i seguenti sintomi: controllo alterato del gioco, maggiore priorità data a discapito di altri interessi o attività quotidiane, problemi nei rapporti personali, professionali, sociali. Per riconoscere questo problema in un soggetto, le condizioni devono persistere per almeno 12 mesi circa.

Il provvedimento sarebbe stato preso “sulla base di revisioni delle prove disponibili e riflette il consenso di esperti dopo consultazioni tecniche”, stando alla dichiarazione ufficiale dell’OMS. Nel corso di questa settimana l’Organizzazione si riunirà a Ginevra per votare su una questione di grande delicatezza, dal momento che riguarda circa due miliardi di videogiocatori sparsi nel mondo.

Articolo di Maria Enrica

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