Benvenuti nella tanto attesa recensione della seconda saga del manga Pokémon La Grande Avventura, che abbiamo ricevuto in anteprima grazie a J-POP.

Per chi non sapesse di cosa si stia parlando, Pokémon La Grande Avventura è l’opera manga ufficiale dedicata ai mostriciattoli tascabili, arrivata attualmente alla saga di Sole e Luna in Giappone; si tratta di una serie del tutto particolare, che guarda ai Pokémon da un’angolazione differente e più matura, e che Satoshi Tajiri stesso ha definito come il “mondo più vicino” a quello che lui stesso aveva in mente per la sua creazione di fantasia. Se quindi da sempre vi siete chiesti se esistesse una dimensione narrativa ufficiale che tratti Pokémon in maniera più adulta dei videogiochi, o se già conoscete la serie grazie ai primi volumi di Rosso Blu e Giallo, e volete sapere se anche i successivi valgono l’acquisto, questa recensione fa probabilmente per voi.
Ci tengo a premettere che non ci saranno spoiler: i tanti misteri che questa nuova storia offre saranno ancora oscuri.

Il protagonista di questa nuova storia è Oro, l’avatar che abbiamo impersonato nei primi due giochi di seconda generazione. Se il Rosso che abbiamo conosciuto in Pokémon Adventures è un ragazzo abile in battaglia, con dei valori saldi, e si distingue per essere un calcolatore, Oro è invece completamente diverso: non solo si presenta vedendo i propri Pokémon non come compagni di battaglia ma come veri e propri soci, sottolineando la sua considerazione dei mostriciattoli tascabili come creature sue pari, ma è anche un Allenatore impulsivo, irascibile e che non si fa problemi a barare per raggiungere i suoi scopi. Tanto per farvi qualche esempio, assieme al suo fidato compagno Aipom, soprannominato Aibo, decide di imbrogliare i suoi sfidanti durante una sfida a biliardo, rivestendo la Poké Ball del suo Pokémon come una vera e propria pallina, e dirigendola verso le buche grazie ai movimenti del piccolo Pokémon Lungacoda. Spesso agisce senza prima calcolare i pericoli che lo circondano, e finisce anche per essere un cattivo esempio per i suoi compagni d’avventura: basti pensare che dopo tanto tempo passato al Casinò di Fiordoropoli, ha influenzato le prime azioni del suo neonato Togepi, che si rivelano essere tutte dedite al gioco d’azzardo. Chi è che adesso si merita il premio di peggior padre dell’anno?
A ogni modo, non va per questo etichettata come una cattiva persona: al contrario, Oro è mosso da un iniziale obiettivo importante, quello di fermare Argento, un ladruncolo che si è intrufolato all’interno del laboratorio del Professor Elm.
Argento è il vero e proprio co protagonista di questa storia: un ragazzo taciturno e inizialmente presentato come vero e proprio antagonista controverso, dato che sembra essere incline prevalentemente al compimento di azioni criminali. Se Oro è diverso da Rosso, anche Argento è diverso da Blu: non è uno spaccone, non è interessato a divenire il miglior Allenatore Pokémon di sempre, ma vuole semplicemente portare a termine una missione della quale poco è noto, e che sia il lettore che Oro impareranno a comprendere nel corso dei capitoli.

Tra le tante cose che intrigano nella lettura di questa storia, è proprio ciò che c’è dietro le azioni dei vari personaggi principali: in questo arco narrativo, piuttosto che assistere alla nascita di grandi maestri di Pokémon, si gode della lenta e approfondita esplorazione dei passati di personaggi che vengono a mano a mano presentati. Storie spesso e volentieri pesanti, macabre, che perseguitano questi Allenatori come delle vere e proprie maledizioni: e tanto più noi le andremo a scoprire fra le pagine di questo manga, tanto più questi personaggi saranno in grado di affrontarle, esorcizzarle, superarle e persino farne tesoro. E allora voglio subito chiarire un aspetto fondamentale di Oro e Argento: quest’arco narrativo di Pokémon, paradossalmente, non parla di Pokémon. Piuttosto, utilizza i Pokémon per raccontarci delle storie umane, e di come per raggiungere i propri scopi spesso si finisce per ignorare quanto si possa fare del male a chi ci circonda senza neanche rendercene conto.

Il teatro di questa nuova trama è ovviamente Johto: una regione rappresentata nei minimi dettagli, dalla grande metropoli di Fiordoropoli, al misterioso Bosco di Lecci, tutti luoghi che sono stati riproposti con una buona dose di citazionismo ai giochi originali. Basti pensare, tanto per dirne una, che alla Lega Pokémon sarà persino presente il losco figuro in grado di teletrasportare gli Allenatori lontano dall’edificio grazie al proprio Abra.
Pokémon Adventures, però, è un’unica grande storia: questo significa che accanto a Johto vi sarà anche Kanto, vecchi personaggi che faranno nuovamente la loro comparsa, e che grazie agli eventi di Rosso, Blu e Giallo avranno nuovi scopi in mente e nuove motivazioni per prendere parte a questo secondo arco narrativo. E per quanto non sia necessario aver letto i primi volumi per godere di questa seconda storia, ne consiglio fortemente il recupero: alcuni aspetti psicologici dei personaggi, alcune relazioni fra i vari Allenatori presenti e soprattutto il motivo di alcune situazioni che vengono presentate fin da subito, come la disabilità di Rosso che è impossibilitato a muovere bene gambe e braccia, sono maggiormente comprensibili se si ha una salda conoscenza dell’arco narrativo della prima generazione.
La domanda che potreste porvi è la seguente: quanto questa Johto è uguale alla Johto vista in Oro e Argento, in termini di trama? La risposta è veramente poco, e la cosa non può che essere un bene: non solo perché la trama dei videogiochi di seconda generazione è pressoché inesistente, ma anche e soprattutto poiché in questo modo l’opera è apprezzabile da tutti, sia da chi ha giocato questi titoli, magari nella loro recente pubblicazione in Virtual Console per 3DS, sia per chi non li ha mai presi in mano. Trattasi infatti di una Johto in versione “what if”, che per la maggior parte dei casi sembra essere collocata nel tempo a prima degli avvenimenti di Oro e Argento: la Lega Pokémon non è stata ancora completata, alcuni posti di Capipalestra sono ancora vacanti, e per via degli scandali sollevati in Rosso, Blu e Giallo l’Associazione Pokémon, che si occupa di gestire le loro cariche, è ancora in dubbio sui criteri da utilizzare per assegnare a questo o all’altro individuo il compito di certificare gli Allenatori più in gamba. Valerio ad esempio, nel momento in cui viene incontrato da Oro, è ancora un Poliziotto: il suo sogno è quello di ottenere la carica di Capopalestra di Violapoli, ereditandola da suo padre che attualmente è in giro per il mondo. Raffaello, invece, è un archeologo: egli è alla ricerca di indizi sui famosi Pokémon Simbolo, altresì conosciuti come Unown, e i suoi studi si concentrano sulle Rovine Alfa, che al momento in cui si svolge la storia non sono neanche aperte al pubblico.
È davvero coinvolgente vedere questi personaggi, conosciuti nei giochi come semplici Capipalestra piantati nei loro edifici manco fossero dei comodini dell’Ikea, essere qui pienamente integrati nella società: questi Allenatori, pur ricoprendo poi una posizione istituzionale nel mondo Pokémon, rimangono delle persone umane come tutte le altre, e questo dà loro la possibilità non solo di avere un ruolo nella trama, ma anche uno spessore che per motivi pratici i giochi sono stati costretti a negargli.

Ancora una volta la trama di questo arco narrativo, della quale parleremo tra poco, è raccontata tra un combattimento e l’altro: combattimenti che quindi rimangono il focus di ogni momento, continuando a dare addirittura il titolo ai vari capitoli del manga, e che vengono nuovamente ripresentati in chiave Shonen, ora più strategic che mai. Per chi non fosse avvezzo alla terminologia, la classificazione Strategic Shonen descrive quei manga il cui focus è il combattimento, che viene trattato non come scontro di pura forza tra due personaggi, ma come combattimento quasi mentale, dove vince la strategia più congeniale. In questo scontro ad esempio, Oro riesce a vincere contro i più esperti Saggi della Torre Bellsprout nascondendo Cyndaquil sotto le tavole di legno della struttura, per arrostirli tutti dal basso; in quest’altro capitolo lo Skiploom di Erika viene battuto da una particolare tecnica di ghiaccio, che viene successivamente allo scontro analizzata nel dettaglio da Angelo dato che nessuno ha compreso cosa sia successo. E in Oro e Argento si raggiungono picchi di fantasia ben superiori a Rosso, Blu e Giallo: Sabrina, durante uno scontro particolare, riesce a creare una vera e propria stanza dai muri invisibili grazie a Mr. Mime, e in questo modo intrappolarci all’interno il suo avversario a meno che questo non capisca dove si trovi l’uscita. Non voglio spoilerare nulla, ma vi basti sapere che in questa storia si va oltre il semplice utilizzo dei Pokémon per attacchi standard: con una buona dose di violenza poco edulcorata, tra personaggi doloranti e Pokémon che perdono letteralmente sangue, alcuni personaggi riescono addirittura ad acquisire dei poteri grazie agli elementi utilizzati dai propri Pokémon, assomigliando meno a degli Allenatori e più a dei possessori di Stand della serie de Le Bizzarre Avventure di Jojo. E la cosa non può che avermi entusiasmato oltremodo.
Tutta questa componente Shonen viene mescolata alle meccaniche di base di Pokémon, che vengono trattate finalmente in maniera seria e precisa. Le Tipologie dei Pokémon, a differenza della serie animata nella quale Ash Ketchum riesce a perdere contro un Charizard X con un Greninja perché “DURAGONCRO” “BARSTOCOSO”, sono considerate adesso un elemento fondamentale degli scontri: certo, con l’astuzia è possibile cercare di portare a proprio favore una battaglia nella quale si ha un Pokémon debole a quello dell’avversario, ma appunto, la situazione di partenza è una situazione di palese svantaggio, e questo gratifica il lettore che è più avvezzo alle meccaniche di gioco ufficiali. Alcune mosse sono state rese in maniera magistrale: “Ripeti” di Mr. Mime blocca effettivamente la mossa dell’Heracross avversario su un’inutile Resistenza, o “Specchiovelo”, che riflette effettivamente le Mosse Speciali nemiche. Non mancano però le reinterpretazioni di fantasia: da quelle apprezzabili come Muro di Fumo, che permette nel manga di nascondersi dentro una coltre di fumo e sfuggire così al nemico, a quelle un po’ troppo tirate per i capelli, come “Rintoccasana” che è in grado di curare i danni delle sole mosse Speciali, benché appunto non vi sia nessun collegamento tra questo effetto e quello disponibile nei giochi.

Andiamo però al sodo: di cosa parla la storia?

Se Rosso Blu e Giallo sono la storia di Allenatori in crescita, Oro e Argento invece è un giallo. Non nel senso che è Giallo, ma nel senso che è un giallo. Genere giallo.
L’antagonista di questa trama è infatti il misterioso “Maschera di Ghiaccio”: qualcosa a metà fra l’umano e il paranormale, un essere che è in grado di controllare mentalmente le persone attraverso il suo Gastly, formare del ghiaccio a suo piacimento, e molti altri poteri che verranno mostrati durante il corso degli avvenimenti. Poco è noto di quale sia lo scopo di questo riuscitissimo cattivo: quel che sappiamo fin da subito è che è un sadico, che non si fa problemi ad uccidere, e che nel suo passato vi sono esperimenti deplorevoli su bambini prodigi, allevati come vere e proprie cavie da laboratorio con lo scopo di servire il proprio padrone. Mentre i protagonisti cercheranno di capire quale sia il piano di questo personaggio, ci saranno altrettanti misteri da risolvere: chi si celi per esempio dietro una repentina Reunion del Team Rocket, quale sia il motivo per il quale i felini o cani leggendari che dir si voglia si siano risvegliati da Amarantopoli, e dal punto di vista del lettore persino di chi sia la voce che impartisce ordini ad Argento.
Le Palestre Pokémon vengono completamente ignorate, pertanto non aspettatevi la solita epopea che comincia a Borgo Foglianova e termina all’Altopiano Blu: i protagonisti della storia saranno troppo impegnati a dover risolvere una serie di misteri, misteri che ci tengo a precisare, non sono mai dalla risoluzione scontata. Alcuni eventi vengono successivamente legati ad azioni di personaggi specifici attraverso flashback, altri verranno alla luce grazie ad alcuni dialoghi: in particolare è assolutamente apprezzabile come sia stata gestita l’identità di Maschera di Ghiaccio, che rimane nel dubbio fino a che gli autori, poco prima della “rivelazione ufficiale”, palesano al lettore di chi si tratti. Dico questo perché nella lettura dell’opera ho continuamente cercato di capire chi potesse essere questa persona, e ho cominciato a fare mille congetture, tutte rivelatesi errate: finché il manga non accompagna il lettore verso la scoperta del più grande punto interrogativo dell’opera, è pressoché impossibile indovinare quale sia l’identità del malfattore.
Per altro, ad un certo punto della storia, alcuni personaggi protagonisti sembreranno quasi onnipotenti: ed è proprio in quel momento, quando il lettore pensa “cavolo, ho già capito come andrà a finire”, che non succede. Facendo una citazione per chi legge già opere giapponesi, ci sono alcuni “traumi” simili a quelli che la ciurma di Rufy subisce all’Arcipelago Sabaody: in un momento di apparente controllo della situazione, si finisce per tornare quasi indietro, a ripercorrere i propri primi passi in cerca di un maggiore potere.
Dulcis in fundo, dal punto di vista della trama, nessun movente degli antagonisti risulta stupido: ognuno di loro risulta essere ben preciso, giustificato, e comprensibile dal loro punto di vista. La cosa è di notevole importanza, dato che è proprio da Pokémon partono piani malvagi quali “inondiamo il mondo Pokémon d’acqua fino all’orlo per poi renderci conto che è una cappellata”.

Come anticipato precedentemente, dal quinto volume in poi c’è un cambio di disegnatore, con Mato che viene sostituita da Yamamoto. La differenza è ben evidente: Mato ha sempre disegnato personaggi in versione chibi, spesso con ombre completamente assenti, per dare risalto ai ben più dettagliati Pokémon che sono del resto il fulcro della trama. Con Yamamoto, se rimane il focus sui Pokémon con sfondi spesso assenti o scarni, i personaggi vengono diametralmente cambiati: si passa a delle proporzioni più reali, a partire dalla neo introdotta Cristallo che utilizza calci per lanciare le sue Poké Ball, e come potete notare da questo confronto anche Oro passa da un disegno estremamente caricaturato ad uno più dettagliato, donando forse un po’ più di serietà all’intero background dell’opera. E c’è da dire che Yamamoto, rispetto a Mato, si concentra su altri dettagli molto molto molto rilevanti.
È nel quinto volume che si ha forse uno dei pro e dei contro del manga: il ritmo si interrompe, il quarto volume si chiude con una brusca fine in media res del viaggio di Oro e Argento, e la narrazione passa in mano prima a Cristallo, poi ad altri personaggi che dopo varie peripezie riusciranno a raggiungere location cruciali per poi finalmente riunirsi o conoscere per la prima volta i due protagonisti della storia. Come vi dicevo, un contro: forse il ritmo di narrazione si interrompe fin troppo, dopo aver conosciuto elementi chiave della trama si riparte quasi da zero con una Cristallo che non sa nulla di Johto o di cosa stia succedendo, ed è solo dopo diversi capitoli che si riesce a riprendere il filo della storia. Se non altro, però, tutto ha un senso con il senno di poi: alcuni eventi chiave che verranno vissuti dal punto di vista di Cristallo saranno fondamentali in seguito, soprattutto nel momento in cui riprenderà anche l’arco narrativo di Oro e Argento. Dal quinto volume insomma si va avanti e indietro nel tempo, si vivono frammenti di storie diverse dal punto di vista di vari personaggi, che poi convergono tutti nel grande climax dell’ultimo volume.

Avete capito bene: se nella serie precedente al climax finale era dedicato solamente qualche capitolo dell’ultimo volume, qui invece abbiamo tutto un intero volume, di oltre cinquecento pagine, completamente dedicato agli scontri finali, al momento culmine nel quale verranno alla luce tutti i misteri di cui il lettore continua a chiedersi durante tutta la fruizione dell’opera.
E c’è da dire che il decollo del manga lo dobbiamo anche e soprattutto all’adattamento italiano: J-POP e Edizioni BD scelgono di non utilizzare come base la versione localizzata internazionale, stracolma di censure, bensì quella originale giapponese. Ciò che si legge, insomma, è tutto ciò che è uscito dalla mente di Kusaka, senza filtri: lo schiaffo che la madre di Cristallo dà a sua figlia viene lasciato intatto, e non trasformato in un semplice sguardo cattivo, la palpazione briccona da parte di Oro del di dietro di Verde non viene fatta passare come un incidente. Tutto ci viene riportato esattamente come è stato scritto originariamente, e ringrazio per questa coraggiosa scelta.

In questa storia di passati burrascosi e piani sadici, non mancano alcuni marchi di fabbrica della serie: dalle gag quasi sempre riuscite, come Oak che si pente di aver affidato a Cristallo il Pokédex perché sta divenendo impossibile studiare tutti i Pokémon che gli vengono inviati, alla possibilità di scoprire qualcosa in più sulla fisionomia dei Pokémon, come i Qwilfish che si possono gonfiare fino a divenire giganti o i Sudowoodo che si trasformano effettivamente in alberi di pietra giganti, dando finalmente un senso al fatto che nei giochi non si possa passare oltre loro, Dio sia lodato.
E pure gli apprezzati riferimenti al videogioco, già presenti in Rosso, Blu e Giallo, fanno il loro ritorno: dalla possibilità di localizzare i Pokémon selvatici grazie alla scheda “Nido” del Pokédex, al Mantine Surf dei recenti Ultrasole e Ultraluna. Figli di.

Lasciamoci insomma ad un commento finale: Pokémon “La Grande Avventura”, nei volumi 4,5 e 6, evolve in maniera convincente rispetto ai predecessori sia la base strategic shonen che i suoi metodi di raccontare una storia Pokémon, mostrando una maturazione che lo sceneggiatore Hidenori Kusaka deve aver raggiunto tra la sua prima e la seconda opera dedicata ai mostriciattoli tascabili. Al prezzo di un cambio di ritmo forse troppo brusco nella prima parte del quinto volume, e della presenza di alcuni combattimenti o sub trame che potevano essere tranquillamente omesse, si può godere di una storia ben pianificata, con un antagonista che al momento sembra essere uno dei migliori dell’intera serie Pokémon, sia per carattere, che per poteri che per movente.
Consiglio dunque l’acquisto del cofanetto onnicomprensivo, che sarà disponibile a Lucca Comics in anteprima dal 1° al 5 novembre, sia a tutti coloro che sono già dentro il mondo del manga Pokémon, sia ai fan dei mostriciattoli tascabili che desiderano vivere un’esperienza un po’ più matura, sia addirittura a coloro che non seguono Pokémon ma che desiderano leggere un manga fatto di combattimenti strategici. E a proposito di quelli, termino con una piccola postilla: per quanto sia già stato scritto e io non lo abbia ancora letto, spero davvero che gli autori abbiano deciso di continuare la serie premendo l’acceleratore sui combattimenti, magari rendendone alcuni più duraturi e tagliando quelli superflui.

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