Dragon Quest è una serie monumentale nel panorama dei giochi di ruolo giapponesi, una di quelle saghe che hanno segnato la storia dell’industria e del modo stesso di concepire i videogiochi di questo genere. Agli inizi degli anni 2000, il suo settimo capitolo approdava su PlayStation, la console ammiraglia di Sony, per poi rinascere molti anni dopo su Nintendo 3DS con un restauro rispettoso, seppur ancora spigoloso.
Il 5 febbraio 2026 Dragon Quest VII torna una terza volta, in una forma “reimmaginata”, su Nintendo Switch 2, Nintendo Switch, PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC : Dragon Quest VII Reimagined. Con questa nuova versione, Square Enix non si limita a lucidare e riproporre il classico, ma ne lima gli aspetti più spigolosi, ne ricompone la struttura e lo reinventa con l’aspetto di un libro di favole tridimensionale.
Per scoprire se questa “reimmaginazione” è all’altezza del suo ingombrante passato, non resta che afferrare il nostro equipaggiamento migliore e incamminarci in una nuova avventura a Estard: questa è la recensione di Dragon Quest VII Reimagined!
Mappe di terre perdute
Il nostro protagonista è il classico eroe senza nome, a cui siamo noi giocatori a dare identità, nato e cresciuto a Baia Sardina, un tranquillo villaggio di pescatori sull’isola di Estard. È il figlio del mastro pescatore del paese e, nella sua avventura, può contare sull’aiuto dei suoi amici più stretti: Kiefer, il principe di Estard, e Maribel, figlia del sindaco del piccolo borgo costiero.
Le loro vite scorrono serene, scandite da giornate sempre uguali e da leggende e storie del passato che accendono la curiosità e lo spirito d’avventura . A innescare davvero l’epopea è un misterioso frammento di mappa, riportato a casa dal padre del protagonista dopo una battuta di pesca. Quel pezzo di tavoletta sembra suggerire che, un tempo, oltre la sola Estard, esistessero altre terre e civiltà. Indagando, i ragazzi scoprono che il mondo era molto più vasto di quanto chiunque ricordi e che quei continenti non sono andati perduti, ma sigillati da una forza malvagia, in attesa di essere riportati alla luce.
Le premesse narrative di Dragon Quest VII Reimagined restano quindi fedeli a quelle del settimo capitolo originale: non c’è un ribaltamento della storia, ma una riorganizzazione attenta del modo in cui viene raccontata. La nuova versione snellisce e velocizza alcuni passaggi che oggi rischierebbero di risultare tediosi o ridondanti, soprattutto per chi non è abituato ai ritmi dilatati dei JRPG di fine anni ’90, mantenendo però intatto il cuore del viaggio tra isole perdute e linee temporali intrecciate.
Uno dei veri punti di forza dell’avventura resta il cast: il party si arricchisce progressivamente di nuovi compagni, ma sono anche i personaggi secondari a dare spessore al racconto. I loro dialoghi, pur semplici e diretti, meritano di essere letti ed esplorati, diventano una parte fondamentale dell’esperienza di gioco.
Un classico “reimmaginato”
Il cuore dell’esperienza di Dragon Quest VII Reimagined è il combattimento, che rimane fedele all’impostazione classica della serie: un sistema a turni puro, in cui possiamo attaccare, lanciare magie, usare abilità speciali, difenderci e ricorrere agli oggetti. Pur restando un impianto dichiaratamente tradizionale e, per certi versi, “vecchia scuola”, questa “reimmaginazione” introduce una serie di ritocchi sostanziali che rendono gli scontri più dinamici e accessibili anche a chi si avvicina per la prima volta alla serie o al genere. Chiariamo però subito un punto importante: il funzionamento dei combattimenti resta comunque molto tradizionale, con un ordine di turni invisibile e una marcata intuitività che un po’ stona se paragonato ad altri titoli del genere (come Clair Obscure: Expedition 33). Tuttavia, l’esperienza per lo più tradizionale permette al titolo di essere adatto sia a un pubblico nostalgico sia ai neofiti.
L’interfaccia di gioco è stata ripensata in chiave più essenziale: l’HUD è pulito, i menu sono chiari e immediati, e gli indicatori permettono di leggere con più facilità condizioni di stato, debolezze e resistenze dei nemici. Le battaglie risultano meno tediose anche grazie alle opzioni per accelerare la velocità dei combattimenti e per automatizzarli, sollevando il giocatore dalle fasi di puro accumulo di esperienza. Ne beneficiano sia l’esperienza globale di gioco, sia le singole sessioni dedicate alla crescita dei personaggi, anche perché la direzione artistica, con il suo gusto da fiaba tridimensionale, rende visivamente piacevole anche il combattimento più ripetitivo.
Oltre alla classica progressione di livelli e statistiche, è il sistema delle Vocazioni a tornare a rappresentare il vero motore della crescita del party, arricchito dall’inedita funzione Moonlight. Questa novità consente a ciascun membro del gruppo di equipaggiare due Vocazioni contemporaneamente, invece di una sola, ampliando in modo esponenziale le possibilità di costruzione dei personaggi. Per chi non conosce la serie, ogni Vocazione corrisponde a una classe da portare al massimo livello di competenza vocazionale (otto in questo caso), sbloccando via via nuove abilità.

La possibilità di combinarne due non solo crea sinergie interne al singolo personaggio, ma apre a incastri strategici interessanti tra tutti i membri della squadra. In questo contesto risulta particolarmente comoda anche la possibilità di sostituire un membro del party in qualsiasi momento durante lo scontro, senza dover attendere la fine della battaglia.
A rendere gli scontri ancora più dinamici è la Frenesia Combattiva, una sorta di mossa speciale che si carica subendo danni. Una volta attivata, sprigiona un potere legato alle Vocazioni equipaggiate. La Frenesia Combattiva offre diverse tipologie di bonus a seconda del personaggio e della classe: aumento dei danni, potenziamento dell’efficacia elementale, uso gratuito di magie senza consumo di PM, e così via. Si tratta di strumenti molto forti, ma il gioco non concede il vantaggio solo al giocatore: anche i boss possono accedere alla Frenesia Combattiva, dando vita a scontri più avvincenti, imprevedibili e impegnativi.

Proprio riguardo la difficoltà, il titolo mantiene un buon livello di sfida, soprattutto nelle battaglie principali, dove è fondamentale gestire con attenzione risorse, Vocazioni e uso delle mosse speciali. Chi preferisce un approccio più rilassato o, al contrario, più impegnativo, può contare su tre livelli predefiniti (Facile, Medio e Duro), a cui si affianca una “Configurazione libera” che permette di calibrare liberamente il livello di difficoltà di ogni aspetto del gioco.
In Dragon Quest VII Reimagined è possibile creare un livello di difficoltà personalizzato, grazie alla “Configurazione libera”
Fuori dai combattimenti, Dragon Quest VII Reimagined resta un gioco di esplorazione: il mondo ruota attorno all’isola di Estard e alle terre sigillate da riportare alla luce, ognuna con la propria atmosfera distinta, un conflitto locale da risolvere e una storia autoconclusiva che si intreccia sia con la trama principale sia con il tema più ampio della ricostruzione del mondo.
La componente esplorativa conserva la struttura originale: si passa dai villaggi, dove è possibile parlare con gli abitanti o visitare i negozi per rinnovare l’inventario e l’equipaggiamento, fino alla mappa del mondo, sempre colorata e curata con attenzione ai dettagli.
In pieno stile GdR, i dungeon occupano un ruolo centrale e ospitano gran parte dell’avventura. La loro esplorazione risulta intuitiva e snella, arricchita da enigmi ambientali che spezzano piacevolmente il ritmo dei combattimenti continui e premiano l’attenzione del giocatore, senza mai risultare frustranti o eccessivamente punitivi.
Il diorama di una fiaba
Tra gli elementi più riusciti di questa versione “reimmaginata” di Dragon Quest VII troviamo sicuramente la direzione artistica e la componente grafica, dove è ancora ben visibile la firma inconfondibile del compianto maestro Akira Toriyama.
Dragon Quest VII Reimagined abbandona del tutto l’estetica 2D pixel art delle versioni precedenti per abbracciare uno stile unico, che all’inizio di questa recensione ho definito un “libro di favole tridimensionale”: un piccolo diorama videoludico. Il livello di dettaglio degli ambienti, i colori accesi e vivaci sono un piacere per la vista sia in modalità portatile che su TV con Nintendo Switch 2 (versione oggetto di questa recensione).
I personaggi sono modellati con cura, grazie a precisi modelli in alta risoluzione posizionati su sfondi che evocano dipinti a mano. Il risultato è uno stile visivo estremamente convincente che rende l’esplorazione un piacere continuo e dà la sensazione di muoversi in un mondo in miniatura vivo e pulsante.
Tuttavia, nonostante il lavoro certosino sui modelli e sugli ambienti, le cinematiche restano un punto debole: sono povere e limitate ai soli momenti cruciali di trama, mentre altri passaggi si affidano ancora a testi bianchi su sfondi neri. Paragonato ad altre riproposizioni moderne, come per esempio Super Mario RPG, manca un rinnovamento completo delle sequenze filmate. Sarebbe stato possibile sfruttare i nuovi modelli per aggiungere qualche cinematica in più o almeno illustrazioni curate, dando maggiore respiro epico a certi snodi narrativi.
Sul fronte del comparto audio, il gioco conserva gran parte della colonna sonora originale, riarrangiata con orchestrazioni moderne che ne esaltano la maestosità senza snaturarla.
Conclusioni
In conclusione, Dragon Quest VII Reimagined compie il miracolo di rendere accessibile uno dei GdR giapponesi più monumentali della storia, senza snaturarne l’essenza. La combinazione di combattimenti rivisti ma fedeli alla tradizione, esplorazione snellita e un’estetica da fiaba che cattura perfettamente lo spirito del maestro Toriyama crea un’esperienza capace di parlare sia ai veterani della serie sia ai nuovi arrivati.
La funzione Moonlight per le Vocazioni e la Frenesia Combattiva modernizzano il gameplay senza stravolgerlo, mentre la direzione artistica trasforma un gioco da oltre 70 ore (per i completisti) in un piacere visivo continuo. Tuttavia, si sarebbe potuto fare di più sulle sequenze filmate, che restano povere e circoscritte, e il sistema di combattimento, pur smussato e rinnovato sotto certi aspetti, mantiene un’impostazione tradizionale che può risultare anacronistica rispetto ad altri GdR moderni.
Se vi abbiamo convinto, non resta che unirvi e partire per le terre di Estard, per fare luce sulle terre scomparse. Potete trovare Dragon Quest VII Reimagined versione Nintendo Switch e Nintendo Switch 2.
Voto: 8
Accessibilità moderna per un classico GdR giapponese
Personaggi semplici ma ben caratterizzati
Riarrangiamento orchestrale che esalta la colonna sonora originale
Sistema di combattimento rifinito e smussato, con giuste aggiunte di meccaniche…
Struttura di per sé ripetitiva
Cinematiche povere e limitate
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