Inizialmente concepito come una serie TV animata, Dispatch non ha mai visto la luce in questa forma, poiché durante la pandemia del 2020 il progetto di AdHoc Studio è stato rimandato, fino a trovare infine il suo debutto come graphic novel interattiva, una trasformazione che ha rappresentato una vera sfida per i creatori.
Già nel 2018, AdHoc Studio è subentrato a Telltale Games, spesso criticata perché i suoi titoli, suddivisi in episodi, venivano percepiti più come serie TV interattive che come veri e propri videogiochi. Proprio per questo motivo, AdHoc Studio ha deciso di riprendere in mano il progetto, collaborando con Ubisoft e Night School Studio, con l’obiettivo di conquistare il pubblico con Dispatch.
Un’eredità meccanica
Robert Robertson III è il terzo Mecha Man, un supereroe tanto misterioso quanto imperfetto, nato grazie al genio del nonno, un uomo privo di superpoteri ma dotato di un’intelligenza fuori dal comune. È proprio lui a creare la Forza Astrale, una fonte di energia compatta in grado di alimentare la potente armatura utilizzata per combattere il crimine.
Nasce così la tradizione dei Mecha Man, di cui Robert, protagonista dell’avventura, è il terzo erede. A differenza del nonno e del padre, però, non possiede particolari competenze meccaniche. Il padre inoltre viene ucciso a sangue freddo da Shroud, un supercattivo che mira a dominare Los Angeles sfruttando la Forza Astrale e i potenziamenti che essa è in grado di offrire ai suoi sottoposti, evento che spinge Robert a intraprendere un percorso di vendetta.
Durante una lotta interattiva ricca di colpi di scena, Mecha Man viene distrutto da una bomba che causa anche la scomparsa della Forza Astrale. Sconfortato ma non domo, Robert decide comunque di fare del bene tentando di sventare una rapina, ma viene brutalmente picchiato dai ladri. A salvarlo interviene Blonde Blazer, una delle supereroine più famose, che lo aiuta a fermare e ammanettare i criminali.
La donna rivela a Robert di volerlo aiutare tramite l’agenzia per cui lavora. Il suo nuovo compito sarà quello di gestire lo Z Team, un gruppo di ex criminali in cerca di redenzione che aspira a diventare una vera squadra di supereroi, mentre Royd, un dipendente dell’agenzia, tenta di riparare la tuta e di ricreare una nuova Forza Astrale.
All’interno dell’azienda, Robert conosce Courtney, una ragazza impulsiva nota come Invisigal, e ritrova Chase, alias Track Star, il suo vecchio babysitter ormai invecchiato a causa del potere della super velocità. Inizia così la difficile gestione di un gruppo di ex cattivi che rende tutt’altro che semplici i suoi turni di lavoro, durante i quali può comunque mettere in mostra le sue abilità di hacking e di gestione della squadra, senza mai perdere di vista il suo obiettivo principale, ricostruire Mecha Man e trovare Shroud.
L’identità audiovisiva di Dispatch
Essendo un’avventura grafica, Dispatch riesce a offrire un’esperienza più che convincente anche grazie alla potenza della nuova Nintendo Switch 2. Il titolo riesce a trasmettere la sensazione di star vivendo l’avventura insieme a Robert e ai membri dello Z Team, immedesimandosi completamente nello stile grafico che richiama le animazioni moderne e che accompagna il giocatore per tutta la durata dell’esperienza.
A rafforzare ulteriormente il coinvolgimento ci pensa il comparto sonoro, con colonne sonore capaci di trasmettere in modo efficace le emozioni del protagonista. In alcuni momenti la musica arriva persino a farsi volutamente più spenta e sottotono, come durante uno dei turni di lavoro nella gestione della squadra, riflettendo perfettamente lo stato d’animo di Robert. Un dettaglio non scontato e particolarmente apprezzabile, che contribuisce a rendere l’esperienza ancora più immersiva.
Il peso delle scelte in un mondo di eroi e caos
Dispatch non racconta semplicemente una storia di supereroi, ma mette al centro persone comuni che, al di là dei loro poteri, si ritrovano a fare i conti con problemi personali e sociali. Personaggi che, pur non avendo scelto le proprie abilità, finiscono per essere relegati ai margini della società proprio a causa di esse, dando vita a dinamiche interessanti in cui chi nasce con un determinato potere viene spesso etichettato come super cattivo a prescindere.
Un esempio emblematico è Courtney, conosciuta come Invisigal, il cui potere di invisibilità le impedisce letteralmente di essere notata. Questa condizione la porta a convincersi di non poter mai diventare un’eroina, un pensiero condiviso anche da altri membri dello Z Team. Il rapporto che si sviluppa gradualmente tra Robert e il resto della squadra diventa quindi uno degli elementi più riusciti del gioco, permettendo al videogiocatore di affezionarsi anche a personaggi che, a un primo sguardo, potrebbero sembrare secondari o scontati, ma che nascondono una sofferenza profonda e motivazioni ben definite.
Nonostante le tematiche affrontate possano far pensare a un racconto carico di emotività, Dispatch riesce a spezzare la tensione grazie a un umorismo poco convenzionale, non adatto a tutti, ma capace di alleggerire i momenti più intensi senza mai sminuire il background dei personaggi. Il gioco riesce così a strappare più di una risata anche quando affronta temi moderni e delicati, mantenendo sempre un buon equilibrio tra ironia e profondità narrativa. Per venire incontro a tutti i giocatori però, il titolo permette fin dall’inizio di disattivare questo tipo di umorismo, così da non rovinare l’esperienza a chi è più sensibile.
Dispatch non è una semplice graphic novel. Durante l’esperienza, infatti, il gioco introduce momenti più interattivi in cui il giocatore può intervenire direttamente, sfruttando le abilità di Mecha Man nelle fasi di combattimento. In queste sezioni è possibile scegliere se mantenere un approccio più cinematografico o uno più interattivo, ma è proprio l’alternanza tra narrazione e gameplay a rendere l’esperienza varia e mai noiosa, nonostante la struttura episodica richiami a tratti quella di una serie TV.
Uno degli aspetti più interessanti di Dispatch riguarda il sistema di scelte, che non concede al giocatore il lusso di riflettere troppo a lungo. Le decisioni possono arrivare in qualsiasi momento e devono essere prese d’istinto, rendendo l’esperienza più autentica e più vicina alla vita reale. Le scelte possono riguardare sia situazioni banali sia scenari più drammatici, in cui il tempo limitato per premere il tasto aumenta la suspense e rende difficile non agire d’istinto.
Questa impostazione può inizialmente risultare fastidiosa, ma col passare del tempo porta il giocatore a riflettere sul percorso intrapreso e su ciò che sarebbe potuto accadere compiendo scelte diverse, arrivando ad apprezzare a fondo l’istintività iniziale. Il gioco memorizza infatti ogni decisione e ne trascina le conseguenze fino al finale, modificando comportamento e atteggiamento dei personaggi in base alle azioni compiute. Un sistema che valorizza la spontaneità e rende ogni partita personale e significativa.
Il nostro compito in ogni turno di lavoro, come suggerisce il nome stesso del gioco, è quello di restare alla scrivania e rispondere alle chiamate d’emergenza, scegliendo di volta in volta l’eroe più adatto per risolvere la situazione. Memorizzare le abilità e le statistiche di ciascun personaggio, fondamentali per la buona riuscita delle missioni, non rende mai questa fase noiosa, nonostante possa sembrare una mansione di poco conto. Al contrario, si tratta di una meccanica ben riuscita, che mantiene alta l’attenzione del giocatore.
Proprio per questo, introdurre questa modalità come esperienza separata dalla storia principale avrebbe potuto invogliare i giocatori a tornare su Dispatch anche dopo aver completato la campagna, magari permettendo di utilizzare tutti quegli eroi che, per un motivo o per un altro, non risultano giocabili nel corso della partita. Al termine dell’ultimo episodio, l’impossibilità di continuare a dislocare gli eroi per Los Angeles non viene percepita come una vera mancanza, quanto piuttosto come una sensazione di nostalgia, il segno che quell’esperienza, ormai conclusa, ha saputo lasciare il segno.
In ultima analisi, la peculiare natura della Nintendo Switch 2 non viene sfruttata appieno: l’implementazione della funzione mouse, ad esempio, avrebbe potuto rendere la mansione di dislocazione degli eroi, le operazioni di hacking e le battaglie interattive ancora più immersive e intuitive, aumentando il coinvolgimento del giocatore nelle fasi più operative del gioco. Si tratta tuttavia di un’aggiunta non essenziale per l’economia del titolo, che avrebbe semplicemente reso l’esperienza ancora più gradevole, senza intaccarne in alcun modo la qualità complessiva.
Conclusioni
A questo punto è chiaro come Dispatch sia uno di quei titoli capaci di portare una ventata di innovazione nel genere in cui si inserisce, offrendo un’esperienza che richiama quella di una serie TV interattiva, in cui ogni scelta compiuta viene tracciata e porta a conseguenze con cui il giocatore è chiamato a confrontarsi.
Ma Dispatch non è solo questo. È la storia di Robert, che spinto da un motivo più che fondato, l’assassinio del padre, intraprende un percorso di vendetta faticoso, segnato dall’insicurezza e dalla convinzione di dover affrontare tutto da solo. Allo stesso tempo è anche la storia di Courtney, Chase e di tutti i membri dello Z Team, personaggi alla ricerca del proprio posto in un mondo che fino a quel momento li ha relegati ai margini, senza mai perdersi d’animo e riuscendo persino a strappare un sorriso con una battuta ribelle.
In conclusione, Dispatch, disponibile sul Nintendo eShop al prezzo di 29,99€, riesce a lasciare il segno grazie a una storia scomoda e personaggi credibili che vivono e ricordano le scelte del giocatore. I difetti, pochi o addirittura insignificanti, vengono ampiamente oscurati dal forte trasporto emotivo che il gioco è in grado di regalare.
Voto: 9
Personaggi vivi
Scelte che lasciano il segno
Mancanza della funzione mouse
A tratti troppo marcata l’impostazione da serie TV
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💬 Ultimi commenti su questa notizia
GameGate01
Anch'io. Penso lo recupererò su PC, preferisco giocarci le avventure grafiche
Sayer
Interessantissimo, l’ho messo nella lista!